«Noi, lasciati soli e nella paura: fateci rivedere i nostri cari»

Pandemia

Il gruppo Facebook «Coppie Italia Svizzera e non solo» lancia una petizione per il ricongiungimento con gli affetti oltre confine: «Si possono trovare misure sicure, non potete ignorarci: molti hanno problemi psicologici in questa situazione»

 «Noi, lasciati soli e nella paura: fateci rivedere i nostri cari»
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«Noi, lasciati soli e nella paura: fateci rivedere i nostri cari»

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Un confine. Una linea di demarcazione che abbiamo passato tante volte, ma che, durante la pandemia, per qualcuno, è diventata più spessa di un muro blindato. Per molti la frontiera tra Svizzera e Italia significa distanza dai propri cari, e ora si chiede a gran voce di poter star di nuovo insieme. Sono numerose le persone in Ticino, ma anche nel resto della Confederazione, che hanno lasciato in Italia il classico «pezzo di cuore». E ovviamente è vero anche il contrario: dal Belpaese si vorrebbe passare la ramina per stare vicino ai propri affetti. Questo non è più possibile da quando diverse Regioni di confine sono diventate rosse (Lombardia e Piemonte sono arancioni da ieri, ma la sostanza non cambia: niente spostamenti fuori dal territorio).

Con le feste di Natale alle porte, la solitudine può diventare ancora più pesante e così è spuntata una petizione dal titolo «Affetti stabili ancora separati», lanciata dalle creatrici del gruppo Facebook «Coppie Italia Svizzera e non solo». Gruppo che conta quasi 1300 iscritti. «Come a marzo vogliamo porvi davanti una questione che è, per troppo tempo, rimasta ignorata: quella dei ricongiungimenti di coppie non sposate e sposate, di cittadini italiani e non italiani, di famiglie. Tutti separati ancora una volta da dei confini invisibili ma che sono diventati più tangibili che mai. Non per nostra scelta ci è stato tolto l’affetto delle nostre famiglie, l’amore dalle nostre case. Famiglia è anche un nucleo di due persone non legate dal vincolo del matrimonio», si legge in una nota diffusa dal gruppo, che continua: «Queste persone stanno vivendo la pandemia e il lockdown esattamente come a marzo, con l’aggiunta di ulteriori e gravi problematiche psicologiche, in molti casi sommate a quelle pregresse. Questo perché è stata nuovamente isolata la popolazione separando le coppie stabili, i congiunti di ogni Comune e Regione, anche fuori Stato. Questo ha fatto si che tutti si trovassero a dover affrontare una situazione di paura accompagnata alla più assoluta solitudine». Nella nota viene poi spiegato che: «Come per le vacanze estive, anche adesso veniamo paragonati a turisti, in balia degli accordi per gli impianti sciistici come per gli acquisti di Natale, noi non siamo turisti. E se vi chiedessimo di rientrare a casa ogni giorno da soli, di spostare le vostre mogli o i vostri mariti, le vostre compagne o i vostri compagni di una vita, le vostre famiglie e i vostri figli, in un altro Stato e di sentirli telefonicamente, dove le lacrime e la paura scorrono sui telefoni consumati. Come vi sentireste ad avere gli stessi diritti di chi va a fare la settimana bianca? Molti sono stati gli articoli di medici psicologi che hanno visto un aumento di depressione, rabbia, tendenze suicide e sofferenza in questa parte di popolazione. Altri Stati si sono mossi per prevenire tutto questo e supportare la propria popolazione (Olanda, Belgio, Regno Unito) creando autocertificazioni e protocolli molto semplici per permettere questi minimi contatti, nel pieno rispetto della tracciabilità e delle regole di igiene accresciuta».

Nel comunicato si chiede di poter intervenire con misure che permettano il ricongiungimento con i propri cari: «Perché uno Stato come l’Italia non è in grado di fare altrettanto? Cosa impedisce, a chi dovrebbe rappresentare il popolo italiano, di pensare al benessere psicologico della popolazione? Chiediamo una regolamentazione, sicura, protetta, tracciabile e rigida nel suo essere, ma che garantisca i ricongiungimenti. Molte persone non sanno se il proprio lavoro sarà ancora li a fine lockdown, tante l’hanno perso, altre ancora hanno visto morire alcuni dei propri parenti, in aggiunta allo stato attuale in cui vivono, si vedono costrette ad affrontare tutto isolate dai propri congiunti. Chiediamo che venga fatto qualcosa in merito». Non manca inoltre una dura critica sulla gestione della pandemia: «Ormai è fin troppo chiaro che le uniche deroghe e gli unici sforzi vengono fatti in nome dell’economia, ma adesso non ci sono più scuse, è inaccettabile e al limite dei diritti umani ignorare quello che sta accadendo».

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