Per la Lombardia la riapertura dei confini interni è incerta

il caso

Roma deciderà chi potrà dare di nuovo via libera agli spostamenti dal 3 giugno dopo aver valutato gli effetti della riapertura – Sul tavolo tre possibili scenari – Cosa accadrà con i confini con il Ticino? – Gobbi: «Situazione non chiara. Procediamo con passo fermo e sicuro»

Per la Lombardia la riapertura dei confini interni è incerta
© CdT/Gabriele Putzu

Per la Lombardia la riapertura dei confini interni è incerta

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L’intenzione, unilaterale, dell’Italia è quella di riaprire le frontiere già a partire dal 3 giugno. Come reso noto nel decreto approvato dal Consiglio dei ministri nella notte tra il 15 e il 16 maggio scorsi, oltre agli spostamenti da e per l’estero sarà anche possibile riprendere anche gli spostamenti tra le Regioni. La situazione resta però incerta, soprattutto per quanto riguarda la riapertura dei confini con la Svizzera. L’evolversi della situazione sanitaria ha però indotto il Governo italiano a elaborare tre possibili scenari per quanto riguarda la ripresa degli spostamenti tra le Regioni.

Probabile uno slittamento di 7 giorni

Stando a quanto reso noto ieri da Repubblica, a fine mese si potrà valutare l’impatto dell’allentamento del 4 maggio e solo allora Roma deciderà se da inizio giugno sarà possibile spostarsi tra le Regioni o solo tra alcune di esse. Nello scenario migliore verrà dato il via libera agli spostamenti, mentre nell’ipotesi peggiore si richiude. Il secondo scenario è quello al momento considerato più probabile e prevede una distinzione tra regioni a basso rischio e quelle a medio-alto: chi non vanta numeri sicuri (come potrebbe essere il caso della Lombardia), accetta confini chiusi almeno per un’altra settimana, quindi fino al 10 giugno. Chi invece può contare su numeri migliori, consente i movimenti verso alcune regioni confinanti, a patto che esprimano contagi altrettanto bassi. Come sottolineato dal quotidiano, «è difficile che alcuni territori del Nord - a partire dalla Lombardia - ottengano subito il via libera» in quanto «il dato assoluto dei positivi, almeno per il momento, è troppo alto». L’ultima parola spetta in ogni caso al ministero della Salute e degli scienziati.

I confini con l’estero

Tornando alla questione delle riaperture con l’estero, se la Lombardia fosse costretta a posticipare la riapertura dei confini interni di una settimana oppure addirittura a richiuderli, cosa accadrebbe con gli spostamenti da e per il Ticino? Il quesito ci riporta all’incertezza citata in apertura. In questo senso, è emblematico un post pubblicato oggi su Facebook dal presidente del Governo Norman Gobbi: «La situazione non è per nulla chiara, d’altronde ciò avviene a seguito di una decisione unilaterale del Governo italiano. Come si evince (dall’articolo) di Repubblica, nulla è certo per la data del 3 giugno, quindi anche qui: il passo fermo e sicuro del montanaro è la ricetta per affrontare una situazione straordinaria».

Dubbi da Berna e da Bellinzona

La decisione di Roma di riaprire le frontiere con i Paesi dello spazio Schengen era stata accolta con stupore dalla Svizzera. La consigliera federale Karin Keller-Sutter aveva parlato di «decisione unilaterale», mentre il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi si era detto «sorpreso» e «preoccupato visti i dati poco confortanti che arrivano dalla Lombardia» per quanto riguarda l’aumento dei contagi.

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