«Perché posso andare al ristorante e non a fare la spesa in Italia?»

Confine

Da oggi gli svizzeri possono recarsi oltre confine per visitare i famigliari o per turismo, ma non possono spostarsi per fare acquisti - Lo sfogo di un lettore: «Supermercati più sicuri dei bar, è un controsenso»

 «Perché posso andare al ristorante e non a fare la spesa in Italia?»
©CdT/Gabriele Putzu

«Perché posso andare al ristorante e non a fare la spesa in Italia?»

©CdT/Gabriele Putzu

«Sinceramente non capisco perché si possa andare al ristorante e non a fare la spesa in Italia. Mi sembra una privazione della libertà non necessaria». Inizia così lo sfogo di un nostro lettore, residente nel Luganese e tornato giorni fa nel Belpaese a trovare la famiglia, osservando le due settimane di quarantena obbligatoria imposte dai decreti governativi. «Dopo le due settimane chiuso in casa, ho aiutato i miei genitori anziani con alcune commissioni. Sono andato a fare la spesa e pure a mangiare fuori, e ho constatato misure di protezione molto scrupolose», continua il nostro interlocutore, aggiungendo: «Anzi, nei supermercati ti senti anche più sicuro: lì la mascherina non la togli mai, cosa che invece devi fare per forza, ad esempio al bar, per bere un caffè». L’allentamento delle misure con la vicina Penisola, in vigore da oggi, permette infatti agli svizzeri, o chi ha un permesso di dimora nella Confederazione, di recarsi oltre confine per incontrare i famigliari, usufruire di servizi (quindi anche mangiare negli esercizi pubblici), raggiungere residenze secondarie o per turismo. «Penso che fare una vacanza in Italia possa esporre a rischi di contagio molto di più di una semplice toccata e fuga in un supermercato: è un controsenso», fa notare il nostro lettore. «In questi giorni nei supermercati del Varesotto, dove ormai si contano pochissimi contagi in rapporto al numero di abitanti (ieri i casi positivi in provincia di Varese sono stati 10, su una popolazione di circa 900 mila abitanti, ndr), vengono adottate misure di sicurezza che non ho osservato neppure nei giorni più delicati in Ticino: ti misurano la temperatura all’ingresso, la mascherina è obbligatoria e, una volta entrato, ti forniscono pure i guanti monouso. Sempre nel rispetto del distanziamento sociale», sottolinea il lettore, concludendo: «Senza contare che migliaia di lavoratori frontalieri sono liberi di raggiungere il Ticino anche con i mezzi pubblici. Viene proprio da pensare che le restrizioni sulla spesa non abbiano nulla a che fare con la salute delle persone».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Confine
  • 1
  • 1