Quell’invidia ticinese per George Clooney e i 2 milioni di turisti a Natale

Como

I frontalieri, AlpTransit, le produzioni hollywoodiane e l’invasione di visitatori durante le festività - Con il sindaco Mario Landriscina parliamo dei rapporti tra il Ticino e la città sul Lario - IL VIDEO

Quell’invidia ticinese per George Clooney e i 2 milioni di turisti a Natale
©CdT/Gabriele Putzu

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Quell’invidia ticinese per George Clooney e i 2 milioni di turisti a Natale

Quell’invidia ticinese per George Clooney e i 2 milioni di turisti a Natale

Como. Noi ticinesi ci andiamo spesso, anche se non sempre lo ammettiamo. Ed è una città che un po’ invidiamo se pensiamo che – per quanto simile a Lugano (in altri luoghi del mondo i due centri verrebbero considerati twin cities, città gemelle) – è riuscita a costruirsi un blasone che il Ticino non ha. Tanto da attirare troupe di Hollywood per film stratosferici come Ocean’s Twelve, Star Wars, James Bond (sì, è vero, anche da noi è stato girato un episodio, ma la diga della Verzasca si riferiva nella pellicola all’Unione Sovietica) o il recentissimo Murder Mistery. Ma quanto i ticinesi – al di là dei caffè in piazza del Duomo o della spesa a Tavernola – conoscono Como? È anche per questo che abbiamo incontrato il sindaco, Mario Landriscina, per una lunga chiacchierata sui rapporti transfrontalieri.

Questione di geografia
Partiamo dalla geografia. Si potrebbe essere portati a credere, traditi da un certo ticinocentrismo, che anche per Como esista solo l’asse Nord-Sud (Zurigo-Lugano-Chiasso-Como-Milano). In realtà, ci fa notare Landriscina, Como è anche al centro di una linea che attraversa la Lombardia da Ovest a Est: Varese, Como, Lecco, Bergamo e Brescia. E che arriva nel Veneto, zona tra le più ricche del Continente. Però certo, anche per Como il collegamento tra la Germania e il Mediterraneo è vitale, come vitale è la ferrovia e l’asse autostradale. «E con il Ticino – ci spiega il sindaco – ci batteremo per far in modo di non venir tagliati fuori, evitando che i transiti guardino le nostre regioni solo dal finestrino». Far leva insomma (con Roma e Berna) sulla posizione geografica strategica per tentare di far sì che di quei transiti resti qualcosa di positivo sul territorio e non solo le controindicazioni. E di questo, recentemente, il sindaco di Como ha parlato con i colleghi di Chiasso.

Provincia di Milano? Non si dice
E il rapporto con Milano? Noi ticinesi consideriamo la capitale lombarda vicina, certo, ma anche un po’ fuori scala. E magari pensiamo a Como, o Varese, come a una sorta di «zona cuscinetto» tra noi e la grande metropoli. In molti invece cominciano a considerare la città lariana come una sorta di «periferia bene» di Milano. «È un termine – ci ferma subito il sindaco – che non ci piace. Con Milano diciamo che il rapporto è ancora tutto da scoprire. Le dimensioni delle due città non sono sovrapponibili ed è difficile trovare dei temi per cui il rischio non sia quello di diventare per davvero un quartiere distaccato. Milano vive una stagione stupenda e si sta trasformando grazie a finanziamenti internazionali. È una cosa che non dobbiamo trascurare. Il lago di Como è molto ambito e dunque ci sono grandi opportunità, ma non voglio neanche trasformare il territorio in una gigantesca officina edile».

«Dobbiamo fare sistema»
C’è Milano ma, appunto, c’è anche il Ticino. Chiasso è a un passo, Mendrisio a 10 chilometri, Lugano a 35. «La verità – spiega Landriscina – è che il nostro è un territorio estremamente omogeneo. C’è una frontiera, sì, ma le affinità culturali, storiche e linguistiche sono moltissime. Dovremmo guardare di più a quel che ci unisce e meno a quel che ci divide. Assieme possiamo fare sistema». Collaborare dunque, per esempio in ambito turistico. E Como (2 milioni di turisti sotto Natale) potrebbe dare moltissimo. «Si potrebbe offrire ai turisti di Como una possibilità di visitare il Ticino. Pensiamo alle potenzialità dei vostri musei. E, viceversa, far scoprire a un turista che è in Ticino le peculiarità di Como». Per il sindaco occorre «valorizzare tutto quello che è passaggio di competenze e valori da una parte all’altra del confine».

La stazione unica
Ma per fare sistema occorrono anche le connessioni. «È per questo che, con Chiasso, stiamo portando avanti il progetto della stazione unica». Tra Mendrisiotto e Como si inizia però anche a studiare altri tipi di connettività e a parlare di mobilità sostenibile.

«Non cambio idea»
Inevitabile una domanda sui frontalieri. «Sono evidentemente di parte ma, senza nulla togliere alle opinioni dei ticinesi, sui frontalieri non cambio idea: sono una risorsa per entrambi i territori e sono sicuro che gli italiani che quotidianamente attraversano il confine si fanno onore». Per il sindaco anche questo discorso rientra nel fatto di vivere in un territorio omogeneo. Lo stesso vale per i ticinesi che vanno a far la spesa in Italia. «È l’analogia contraria di quando si formavano le colonne di chi andava in Svizzera in banca, a far benzina o a comprare i dadi».

Attirare l’élite o le masse?
Ma qual è il segreto del successo turistico di Como? «È un insieme di fattori. C’è il contesto paesaggistico e ci sono presupposti storico-culturali. Como ha vissuto nella sua storia epoche importanti. E ha visto anche personalità scientifiche di primo piano, da Alessandro Volta a Plinio. Poi sì, negli ultimi decenni hanno aiutato le visite particolarmente illustri e personaggi (come George Clooney, n.d.r.) che hanno scelto di trovare casa da noi. Ma non dobbiamo dimenticare anche l’importanza di eventi culturali e sportivi: il Giro d’Italia, quello di Lombardia, la motonautica e il tennis. E il potenziale della squadra di calcio, recentemente rinnovata a livello societario. Tutto questo ha dato vita a un mix esplosivo e a un grande successo turistico. E oggi da noi si discute se debba essere una città da turismo di massa o d’élite».

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