Varese

Truffa a due anziani per 17 milioni di euro

Sono tredici le persone indagate per aver tentato di portare via un totale di 17 milioni a due anziani benestanti di Varese

Truffa a due anziani per 17 milioni di euro
Foto Shutterstock

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VARESE - Tredici persone, tra cui un promotore finanziario, un funzionario di banca, un notaio e una badante, sono state iscritte nel registro degli indagati dalla Procura di Varese con l’accusa di truffa e circonvenzione di incapace.

Due distinte le truffe ai danni di due anziani, ai quali hanno tentato di portare via il patrimonio (a uno di 16 milioni e all’altro di 1 milione), per un totale di 17 milioni di euro. È il bilancio di un’indagine del comando provinciale della Guardia di Finanza di Varese su due distinte maxi truffe a due anziani residenti nella provincia di Varese. Per alcuni degli indagati è già stata formulata la richiesta di rinvio a giudizio.

Le indagini traggono origine da due distinti servizi nei confronti di altrettanti anziani benestanti residenti nel centro di Varese e privi di quelle affettività che talvolta possono assistere coloro che non dispongono della piena e consapevole capacità di autodeterminazione del proprio patrimonio. A renderlo noto è la stessa Guardia di finanza varesina.

Nel primo caso, le indagini sono scaturite da una segnalazione sporta dal direttore di un Istituto bancario varesino, il quale, dopo aver rilevato delle atipiche movimentazioni di denaro di una correntista, evidenziava le condotte di un funzionario e di un promotore finanziario della banca, che avevano adottato un comportamento non conforme al codice etico aziendale ed in palese conflitto di interessi con le mansioni svolte.

Le attività istruttorie, connesse al procedimento penale instauratosi, consentivano di ampliare il novero dei presunti autori dei reati circonvenzionali, inducendo la Magistratura inquirente ad iscrivere nel Registro degli indagati oltre ai due infedeli dipendenti dell’Istituto bancario, anche altri 8 soggetti, tra cui un rinomato professionista, avendo fatto intestare dalla circonvenuta alla figlia minorenne, una polizza assicurativa ramo vita del valore di circa 100.000 euro.

Al termine delle indagini emergeva un quadro sconcertante, volto alla spartizione tra gli indagati di una parte del patrimonio della parte offesa, costituito da 6 terreni, 18 unità immobiliari, depositi bancari per oltre 2,3 milioni di euro e depositi titoli per oltre 4 milioni di euro, sia grazie alla variazione degli intestatari di n.8 polizze assicurative ramo vita del valore di oltre 5,5 milioni di euro, sia a fronte della variazione delle volontà testamentarie, garantendosi la possibilità su molti immobili di pregio di diventare a tutti gli effetti gli eredi legittimi.

Tutto ciò era possibile grazie ad una attenta opera di persuasione volta a consolidare apparenti rapporti di amicizia e a rivolgere continue lusinghe all’anziana signora priva di un contesto familiare di riferimento e senza alcun parente sino al 4. grado in linea collaterale, tanto da indurla, di fronte al giudice tutelare, nell’imminenza della decisione se attribuire alla parte un amministratore di sostegno (il cui compito è quello di assistere e tutelare gli interessi di chi non è in grado) a dimostrarsi pienamente consapevole delle proprie volontà.

L’anziana signora non veniva vista come una persona bisognosa di assistenza ed aiuto, ma come un «investimento» arrivando perfino a dissuaderla, per non sperperare il suo patrimonio, dal donare ingenti somme per lo sviluppo di opere caritatevoli di istituzione religiosa.

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