«Turismo del tampone? Meglio il pesce di lago»

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Uno sguardo sulle farmacie d'oltrefrontiera: un centinaio ogni giorno le persone in fila per chiedere i test, ancora pochi gli svizzeri

 «Turismo del tampone? Meglio il pesce di lago»
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«Turismo del tampone? Meglio il pesce di lago»

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Sono una decina le farmacie italiane nella zona di confine tra l'Alto Varesotto e il Canton Ticino nelle quali è possibile ottenere un tampone, rapido o PCR che sia. «Finora - spiega la titolare di un negozio di farmaci che offre anche questo servizio tra Lavena Ponte Tresa e Porto Ceresio - ogni giorno le persone che avevano prenotato il test erano una sessantina; da quest’oggi, invece, sono almeno un centinaio. Le code agli sportelli sono aumentate, per noi e per tutti i colleghi farmacisti il lavoro è cresciuto in modo marcato».

Paradossalmente, è quanto riscontrato anche in altre farmacie della zona (vale anche per altre Regioni d’Italia), «il lavoro ordinario è diventato più difficile e impegnativo». La tendenza è generale. Le persone senza vaccino sono forse di più di quanto non sia stato reso noto nelle dichiarazioni ufficiali. Ma sono soltanto impressioni. La campagna vaccinale del Ministero della sanità italiano va avanti.

C'è comunque troppa gente in fila nelle farmacie a prenotare, ricevere e pagare i test per sottovalutarne il numero. Da oggi, con l'introduzione dell'obbligo del Green pass in tutta Italia deciso dal Governo di Mario Draghi, si è riscontrato un ulteriore aumento delle richieste. «Le prenotazioni per le prossime settimane, che sono tassative (altrimenti non ce la caviamo più) sono un centinaio». In questo contesto in fase di evoluzione, i farmacisti italiani di frontiera, per la verità già da qualche tempo, riscontrano ogni giorno anche la presenza di un certo numero di svizzeri.

Ad attirarli oltre frontiera, con ogni probabilità, è il costo del tampone calmierato a 15 euro (prima del 20 settembre oscillava attorno ai 35 euro o poco più). «Ci sono farmacie che chiedono un prezzo più alto a chi non è in possesso della tessera sanitaria italiana, noi non lo facciamo. Per noi, italiani o svizzeri non cambia, ma ogni farmacia decide in autonomia» prosegue la nostra interlocutrice.

Quanti ticinesi, indicativamente, chiedono di poter ottenere un tampone in Italia? «Da noi sono ancora pochi, di media quattro o cinque ogni giorno». Insomma, tra Ticino e province italiane di confine, all’apparenza, non si può ancora parlare di un vero e proprio «turismo del tampone». «Cosa accadrà domani è difficile dirlo, ma è certo che sarebbe meglio avere qui gli svizzeri per mangiare il pesce di lago» conclude con una battuta la farmacista.

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