«Un buon accordo per Svizzera e Italia, ma il Ticino ci rimette»

l’intervista

Ci sono voluti cinque anni, ma alla fine Svizzera e Italia hanno firmato il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri - L’intesa è stata salutata positivamente, ma è davvero un accordo vantaggioso? Ne abbiamo parlato con il professor Marco Bernasconi

«Un buon accordo per Svizzera e Italia, ma il Ticino ci rimette»
© CdT/ Chiara Zocchetti

«Un buon accordo per Svizzera e Italia, ma il Ticino ci rimette»

© CdT/ Chiara Zocchetti

Professor Marco Bernasconi, dopo anni di stallo si è giunti a una svolta. La domanda principale che tiene banco è: si tratta di un buon accordo per tutti?

«È sicuramente un buon accordo per l’Italia e lo è anche per la Svizzera, che si libera di un problema legato ai rapporti diplomatici con Roma. Per il Ticino, invece, non lo è. Nei confronti dell’accordo del 1974 e di quello parafato nel 2015 il cantone ci rimette in termini finanziari e rimanda alle calende greche il tema del dumping salariale».

Il dumping sarebbe stato risolto con una tassazione unica per tutti i frontalieri, ma perché il nostro cantone ci rimette finanziariamente?

«Per prima cosa la quota dei ristorni per i vecchi frontalieri a carico del Ticino aumenta dal 38,8% al 40%., quindi verranno versati più soldi all’Italia. Inoltre,...

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