Una folla immensa per i funerali di don Roberto

IL CASO

Oggi in Valtellina l’ultimo saluto al parroco ucciso a Como - Il vescovo Cantoni: «Era un prete eccezionale. È morto da martire»

Una folla immensa per i funerali di don Roberto
© EPA/MATTEO BAZZI

Una folla immensa per i funerali di don Roberto

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Gli applausi di una folla immensa di fedeli hanno accolto oggi l’uscita del feretro dalla parrocchiale di Sant’Ambrogio a Regoledo, frazione di Cosio Valtellino (Sondrio), di cui don Roberto Malgesini era originario, al termine del funerale celebrato dal vescovo di Como, Oscar Cantoni, e da una dozzina di altri sacerdoti, fra cui il parroco don Vito Morcelli. È stata una cerimonia molto partecipata quella dell’addio al «prete degli ultimi», assassinato martedì mattina a Como da un tunisino che aveva sempre aiutato.

«Siamo una famiglia di Dio duramente provata, ma anche, in queste ore di sofferenza, teneramente amata. Siamo qui a pregare con don Roberto, a pregare per lui, a pregare nel suo ricordo per noi stessi. L’esempio di un fratello sacerdote ci aiuti a ricordare che salverà in eterno la sua vita chi la perde per Cristo. Ha lavorato generosamente per la diffusione del Vangelo», ha detto in apertura di omelia monsignor Cantoni con davanti a sé i genitori del don, Bruno e Ida, i fratelli Caterina, Mario ed Enrico.

«Mi mancherà molto. Era un prete eccezionale. È morto da martire», ha detto l’alto prelato al termine della funzione. «Noi crediamo che anche l’anima del nostro don Roberto, uomo giusto e mite, sia nelle mani di Dio. E se anche la sua fine è ritenuta una sciagura, egli vive nella pace quale martire della misericordia - ha sottolineato Cantoni, ricordando che «proprio qui, a Regoledo, nella sua famiglia e nella sua comunità cristiana, don Roberto ha compiuto i primi passi per imparare la faticosa arte del dono di sé». Più tardi, «si è sentito chiamato a sviluppare un dono che gli sarebbe chiarito progressivamente e che ha coltivato come una vocazione nella vocazione, quella di condividere a tempo pieno nella città di Como la vita dei più poveri, dei senza dimora, dei carcerati, degli esclusi, dei ragazzi della tratta. Ha scelto allora, con il consenso e in comunione con il vescovo, di prendersi cura degli ultimi, singolarmente presi, di accettare anche le loro fragilità, offrendo in cambio accoglienza piena e amorevolezza».

Imponente ma silenziosa la presenza di appartenenti alle forze dell’ordine, poliziotti e carabinieri in borghese. Alla fine della toccante cerimonia funebre, in lacrime anche il sindaco di Cosio Valtellino, Alan Vaninetti, molto amico del «prete degli ultimi» avendo condiviso con lui alcuni anni di seminario a Como, prima di ritirarsi e interrompere quel cammino. «A noi tutti - ha detto - il compito di proseguire con l’affabilità e la tenerezza di don Roberto nei confronti dei bisognosi, dei poveri riconosciuti e accolti come la vera carne di Cristo».

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