Consiglio «provvisorio»: ecco i nomi

magistratura

L’Ufficio presidenziale ha designato i sostituti che comporranno l’organo di vigilanza provvisorio incaricato di trattare la segnalazione a carico della pp Marisa Alfier - Scelti Silvia Torricelli, Fulvio Pezzati e Riccardo Crivelli

Consiglio «provvisorio»: ecco i nomi
© CdT/Gabriele Putzu

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Silvia Torricelli, Fulvio Pezzati e Riccardo Crivelli. Sono questi i nomi proposti dall’Ufficio presidenziale del Gran consiglio per formare il Consiglio della magistratura provvisorio che dovrà trattare la segnalazione del 22 marzo scorso a carico della procuratrice pubblica Marisa Alfier. La sostituzione dell’organo di vigilanza, lo ricordiamo, si era resa necessaria dopo che lo scorso 30 novembre il Tribunale di appello aveva accolto l’istanza di ricusa presentata dal magistrato nei confronti del Consiglio della magistratura e, più precisamente, dei suoi membri che nell’autunno del 2020 avevano preavvisato negativamente la sua rielezione. La decisione dell’Ufficio presidenziale è giunta in tempi rapidi: le segnalazioni sull’operato di un magistrato hanno un termine di prescrizione di un anno. In ogni caso, quella venutasi a creare è una situazione del tutto eccezionale: mai, prima ad ora, il Tribunale di appello aveva infatti accolto un’analoga richiesta e di conseguenza mai prima d’ora un’Autorità è stata chiamata a designare un Consiglio della Magistratura provvisorio. Il Gran Consiglio è ora chiamato ad approvare la proposta formulata dal suo Ufficio presidenziale. Al Parlamento, lo ricordiamo, spetta la nomina di quattro membri “laici” mentre il plenum della Magistratura designa i rimanenti tre. In questo caso, il Parlamento dovrà ratificare “solo” tre nomi in quanto il quarto membro non aveva preso parte alla stesura dei preavvisi sulla rielezione dei magistrati in carica. Pertanto, Torricelli prenderà provvisoriamente il posto di Battista Ghiggia, Pezzati di Luca Beretta Piccoli e Crivelli di Ivan Paù-Lessi.

La sentenza

Nelle 17 pagine della sentenza del Tribunale d’appello, i giudici hanno sonoramente bacchettato il Consiglio della magistratura, evidenziando alcune violazioni procedurali, «le quali fanno sorgere un’apparenza di parzialità». La Corte ha rimproverato all’organo di vigilanza anche «una mancanza di autocritica e un’eccessiva propensione alla propria autotutela, senza considerare la delicata posizione in cui si trovava l’istante, che rischiava di non essere rieletta, anche a causa dell’errata trascrizione delle cifre relative alla sua attività». Alfier, si legge, «ha allegato sufficienti elementi dai quali poter ragionevolmente dedurre l’apparenza oggettiva di una prevenzione nei suoi confronti da parte del Consiglio della magistratura, tale da indurre a dubitare della necessaria equidistanza e imparzialità». Insomma, più che il preavviso, a far trasparire un possibile pregiudizio sono proprio questi errori formali. Lacune che erano già state evidenziate dalla prima perizia commissionata il 19 ottobre 2020 dalla Commissione giustizia e diritti all’ex presidente del Tribunale federale Claude Rouiller. Nelle 25 pagine del documento, citato anche dalla Corte, il già giudice federale aveva duramente bacchettato il Consiglio della magistratura ritenendo, in particolare, che il rigetto della domanda dei magistrati di accesso agli atti era macchiato di incostituzionalità e che agli stessi andava concesso il diritto di replica. Proprio sulla base di questa perizia, lo ricordiamo, la Giustizia e diritti aveva raccomandato al plenum di riconfermare per altri 10 anni anche i cinque pp preavvisati negativamente.

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