Conti cantonali, priorità ai tagli sulla spesa

politica

Il Gran Consiglio ha approvato l’iniziativa parlamentare di Sergio Morisoli (UDC) con cui si chiede di raggiungere il pareggio del conto economico entro il 2025 contenendo le uscite - Accolto pure un emendamento del PLR che smussa in parte la proposta originale

Conti cantonali, priorità ai tagli sulla spesa
© CdT/Gabriele Putzu

Conti cantonali, priorità ai tagli sulla spesa

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Il Parlamento ha lanciato un primo messaggio politico al Governo su come intervenire per risanare le finanze pubbliche, segnate di rosso per i prossimi anni. Il contesto è chiaro: i deficit previsti richiederanno un intervento dei partiti. Finora, però, su come agire non era stato deciso nulla.

Il primo input è giunto da un’iniziativa parlamentare di Sergio Morisoli (UDC) che chiedeva di raggiungere il pareggio del conto economico entro il 2025 esclusivamente con misure di contenimento della spesa e senza aggravi per i Comuni. Un’iniziativa approvata dal Gran Consiglio, ma con un’importante smussatura: è infatti stato accolto pure un emendamento del PLR che, come spiegato dalla capogruppo Alessandra Gianella, ha reso il testo «meno rigido». A conti fatti la discussione politica si è sviluppata su due avverbi: ‘‘esclusivamente’’ e ‘‘prioritariamente’’. Per l’UDC occorreva intervenire ‘‘esclusivamente’’ sulle uscite; per il PLR solo in via ‘‘prioritaria’’, ossia lasciando la porta aperta a eventuali altri assi di intervento. In soldoni, il Gran Consiglio ha chiesto al Governo di raggiungere il pareggio del conto economico entro la fine del 2025, senza aumentare le imposte e intervenendo ‘‘prioritariamente’’ con misure di contenimento della spesa (ovvero sul personale, sui beni e servizi o sulle spese di trasferimento). Tutto ciò, senza riversare oneri finanziari sui Comuni e senza incidere sui sussidi alle persone meno abbienti.

La discussione
Il dibattito in aula si è innanzitutto concentrato sul testo originale dell’iniziativa e ha visto il Parlamento dividersi tra favorevoli da una parte e scettici e contrari dall’altra.

«Lo scopo dell’iniziativa è da una parte spendere meno e meglio e dall’altra lasciare più soldi nelle tasche dei cittadini e delle imprese», ha esordito Morisoli. A suo dire, un intervento deciso è d’obbligo in quanto «le abbozzate manovre di correzione dei conti degli ultimi dieci anni hanno portato solo a saltuari pareggi tramite l’aumento delle entrate».

Tra i favorevoli alla proposta democentrista anche la Lega: «Il Governo non vuole proporre risparmi, la metà di questo Parlamento non li voterebbe, e più della metà non voterà mai aumenti delle imposte», ha spiegato il capogruppo Boris Bignasca. Sulla stessa linea pure il PLR. Gianella ha rimarcato che oggi «è fondamentale dare un indirizzo politico» al Governo. Altrimenti, ha aggiunto, «andando avanti di questo passo avremo un deficit strutturale che peserà sulle generazioni future». Anche il capogruppo PPD Maurizio Agustoni non ha nascosto qualche perplessità: «L’iniziativa non prevede alcuna conseguenza in caso di mancato rispetto di quanto richiesto. Se non facciamo nulla, non succederà nulla, come accaduto negli ultimi 10 anni. Ma se il Parlamento dovrà concretizzare la proposta UDC, dovrà avere la capacità di mettere le dita nelle pieghe e nella piaga della spesa pubblica. E non sono tanto sicuro della fermezza della mano che dovrà tagliare». Le critiche più forti sono comunque arrivate da parte del PS, che ha chiuso la porta, senza se e senza ma, ai tagli alla spesa. Un concetto ribadito dal co-presidente Fabrizio Sirica, che ha bollato l’iniziativa come «poco svizzera». Sulla stessa lunghezza d’onda anche gli ecologisti, con la co-coordinatrice dei Verdi Samantha Bourgoin a biasimare la volontà «di lavorare esclusivamente sui tagli».

Dal canto suo, il Governo durante il dibattito non si è sbilanciato. Il presidente Manuele Bertoli ha infatti osservato che «i tempi rapidi con cui si è arrivati alla firma dei rapporti in commissione non hanno permesso all’Esecutivo, in una sola settimana, di presentare le proprie osservazioni su un tema così importante». Il direttore del DFE Christian Vitta ha invece ricordato che, in ogni caso, «visti i limiti imposti dal meccanismo del freno al disavanzo, occorrerà intervenire entro il 2024-2025». Per Vitta, il percorso verso il riequilibro dei conti dovrà essere «progressivo» e, appunto, scandito nel corso degli anni dai limiti imposti dal freno al disavanzo».

L’esito
A ogni modo, l’iniziativa è poi stata approvata senza particolari problemi e la discussione si è subito spostata sugli emendamenti proposti da PLR e PPD. Da una parte i liberali radicali hanno proposto, come detto, di sostituire il termine ‘‘esclusivamente’’ con ‘‘prioritariamente’’ per rendere il testo «meno rigido». Dall’altra, il PPD, come spiegato da Agustoni, ha voluto ribaltare il concetto dell’iniziativa: «Non diciamo al Governo cosa deve fare, ma cosa non deve fare». Concretamente, i popolari democratici hanno proposto di raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2025 senza aumenti di imposte, ma allo stesso tempo senza «misure che conducano a una riduzione delle prestazioni sociali a favore delle fasce più fragili della popolazione residente».

Alla fine, tra i due emendamenti l’ha spuntata quello del PLR con 43 voti contro i 18 raccolti dal PPD. E in ultima battuta, il testo dell’iniziativa emendato è stato accolto dal Parlamento con 45 sì (di PLR, UDC e Lega) e 39 no (di PPD, PS, Verdi e opposizioni). Ma come reagirà ora il PS, che nelle scorse settimane non aveva escluso la possibilità di ricorrere al lancio di un referendum? Come confermato al CdT dal capogruppo Ivo Durisch, il partito «non ricorrerà alla raccolta firme contro un’iniziativa vuota di contenuti», ma si prepara alla battaglia politica in Parlamento, «quando arriveranno le prime proposte di tagli alla spesa».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

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