Controvento per contrastare il «meno Stato»

passato e futuro

L’Associazione per la difesa del servizio pubblico ha tracciato un bilancio della sua attività e lanciato uno sguardo alle sfide future – VIDEO

Controvento per contrastare il «meno Stato»
© CdT

Controvento per contrastare il «meno Stato»

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Gli anni ‘70-’80, i governi di Ronald Reagan e Margaret Thatcher, ma non solo: anche negli ultimi vent’anni «si è assistito a una crescita della frenesia menostatalista», ovvero delle proposte per la liberalizzazione e per privare lo Stato di certe sue competenze. Parola dell’Associazione per la difesa del servizio pubblico, che ieri ha celebrato i suoi 20 anni di attività, raccolti nell’opuscolo «2000-2020: vent’anni controvento».

A prendere la parola per primo è stato il presidente Diego Scacchi, che ha ripercorso il ventennio dell’Associazione, nata «per rispondere all’espansione della filosofia del meno Stato anche alle nostre latitudini». I risultati, ha spiegato, sono stati alterni: da un lato si contano delle vittorie, ad esempio in sede di votazione popolar, dove sono stati respinti diversi attacchi al servizio pubblico, dall’altro «la mentalità privatista esiste ancora». Tra i sintomi negativi, Scacchi ha citato il via libera all’inserimento del principio di sussidiarietà nella Costituzione cantonale», una votazione che prova «l’esistenza di una mentalità contraria alle competenze dello Stato».

Le sfide future

Detto del ventennio appena trascorso, il segretario dell’Associazione Graziano Pestoni ha illustrato le prospettive per il futuro. A livello istituzionale, «nulla è cambiato, con anche l’accordo quadro con l’Unione europea che va verso questa direzione», mentre a livello internazionale è in atto un cambiamento «forse epocale» in quanto il servizio pubblico «è stato ripristinato in molte regioni e in molti comuni». Pestoni ha citato l’esempio di alcune linee ferroviarie in Gran Bretagna e della posta in Argentina. A livello ticinese, il segretario dell’Associazione ha invece citato il casi di Banca Stato: «Alla SUPSI fanno dei corsi per capire se privatizzarla, mentre lo stesso discorso non viene fatto per Novartis».

La parola è posi passata all’economista Sergio Rossi, il quale ha ribadito che in Svizzera «il servizio pubblico non è concorrente ma necessario all’economia privata». Proprio giovedì il gruppo UDC ha invece proposto le sue ricette per risanare le finanze pubbliche, riassumibili nel concetto «meno soldi allo Stato e spesi meglio». Un concetto che passa anche da sgravi fiscali.

«Lo Stato ha bisogno di tasse e imposte per offrire beni e servizi – ha puntualizzato Rossi – Oggi c’è una logica di sgravi fiscali per togliergli i fondi. Piuttosto sgraverei gli utili delle imprese che creano valore aggiunto sul territorio».

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