Crediti COVID: quanto l’occasione ha reso l’uomo ladro?

Criminalità economica

In Ticino sono stati aperti 50 procedimenti penali e incassati irregolarmente circa 10 milioni di franchi: è circa l’8% dei raggiri registrati in Svizzera - Il procuratore Balerna: «Con il tempo ne emergeranno altri» - Ora occhi puntati sulle società che abusano dell’orario ridotto, le segnalazioni sono già una trentina

Crediti COVID: quanto l’occasione ha reso l’uomo ladro?

Crediti COVID: quanto l’occasione ha reso l’uomo ladro?

Era un rischio calcolato. Il 20 marzo 2020 il Consiglio federale annunciò – stupendo mezza Europa, che si chiedeva come fosse stato possibile mettere in piedi un’organizzazione di quel tipo in pochi giorni – la messa a disposizione di 20 miliardi di franchi (poi diventati 40) per le aziende in difficoltà. Quaranta miliardi di franchi sotto forma di crediti bancari a interesse zero, erogati spesso in meno di 48 ore e garantiti da una fidejussione della Confederazione. Alle aziende bastava inviare una richiesta al proprio istituto di credito indicando l’importo desiderato e, fino a mezzo milione di franchi, si poteva ottenere cash su un conto corrente il 10% della cifra d’affari dell’anno precedente. Praticamente senza controlli (garantiva, appunto, la Confederazione) e basandosi su delle autocertificazioni. Un rischio calcolato, si diceva. La Confederazione sapeva benissimo che l’occasione avrebbe reso l’uomo ladro e che ci sarebbero stati truffe e abusi. Che a molte aziende, magari semplici società bucalettere, sarebbe bastato ritoccare i bilanci e pompare il fatturato dell’anno precedente per ricevere soldi di cui non avevano diritto. Ma in quel momento – decisa la chiusura di tutte le attività non necessarie - era fondamentale immettere liquidità nel mercato, rassicurare l’economia e tentare di prevenire almeno in parte quella aveva tutta l’aria di trasformarsi nella più gigantesca crisi economica dal 1929.

Ma ne è valsa la pena? Oggi, a poco più di un anno da quella decisione, è possibile fare un bilancio? È possibile sapere quanti sono stati i casi di abusi? Sapere quante persone si sono arricchite illegalmente sfruttando gli aiuti destinati a combattere la pandemia? È per rispondere a queste domande che Polizia cantonale e Ministero pubblico hanno organizzato un incontro con la stampa per fornire numeri e cifre. In Ticino – hanno confermato il sostituto procuratore generale Andrea Maria Balerna e il capo della Polizia giudiziaria, il maggiore Thomas Ferrari - sono stati aperti più di 50 procedimenti penali e indagate una novantina di persone. Più di 90 i crediti erogati a società che non ne avevano diritto, per un totale di circa 10 milioni di franchi. Tanto? Poco? Difficile rispondere. Le truffe riguardano circa lo 0,8% del totale dei prestiti erogati in Ticino, che complessivamente sono stati 1,3 miliardi di franchi (circa l’8% del totale di quelli distribuiti in Svizzera: 16,9 miliardi). Le truffe registrate in Ticino rappresentano circa l’8% di quella per ora individuate in tutto il Paese (133 milioni di franchi). «Il Ticino – sottolinea Balerna – da questo punto di vista non si discosta dal resto della Svizzera».

Ma le truffe scovate (diverse di queste sono già tra l’altro andate in Tribunale e si sono chiuse con una condanna) non rappresentano probabilmente il totale delle stesse. È solo la punta dell’iceberg? «Credo - ha risposto Balerna - che con il tempo ne emergeranno altre, soprattutto quando le società inizieranno a non rimborsare il debito. Inoltre la Confederazione e le banche hanno messo in piedi un sistema di controlli post-erogazione e questi porteranno a galla i casi. Ma non credo sia corretto parlare di punta dell’iceberg».

I crediti COVID comunque non sono l’unico aiuto fornito dallo Stato che, in questi mesi, ha subito truffe. Diversi casi sono emersi – e continuano a emergere visto che la misura è ancora in vigore – in relazione al lavoro ridotto. Una trentina le segnalazioni al Ministero pubblico riguardanti società che avrebbero incassato contributi ma che avrebbero in realtà continuato a far lavorare i propri dipendenti ben oltre le ore dichiarate.

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