La famiglia è un concetto ben preciso

Opinioni elettorali

Alessandra Zumthor, candidata del PPD al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio

La famiglia è un concetto ben preciso

La famiglia è un concetto ben preciso

In un suo pezzo pubblicato sul CdT del 18 marzo e intitolato «Cosa significa oggi famiglia?», la gentile signora Mattea David, candidata al Gran Consiglio per il Partito socialista, mi accusa di usare «un concetto retrogrado e basato su uno stereotipo difficile da accettare nel 2019, soprattutto a pochi mesi dal gay pride ospitato dalla città di Lugano». Quale sarebbe questo concetto «retrogrado»? Il fatto di chiamare «famiglia» quella composta da un uomo e da una donna. Non mi sembra di aver detto turpitudini, tanto meno di aver fatto «sentire ancora una volta le persone LGTB inferiori e macchiate da una colpa che ancora si sta cercando di capire». Signora Mattea, calma e gesso, e proviamo a ragionare. Ho forse detto qualcosa di diverso da quello che sta scritto in leggi votate dal popolo non molti anni fa, ossia che le convivenze tra persone dello stesso sesso sono chiamate «unioni domestiche registrate» e non «famiglie»? No, e infatti a me sta bene così (anche se avrei preferito la forma dei PACS francesi, che non richiedono ai contraenti di fare coming out ovvero di dichiarare pubblicamente il proprio orientamento sessuale, qualunque esso sia). Rispetto le persone dello stesso sesso che decidono di andare a convivere e ritengo che la definizione di «unioni domestiche» sia perfetta per questo tipo di convivenza. Ma la famiglia è un’altra cosa. So che nel frattempo al Parlamento federale è arrivata una proposta di modificare la denominazione «unioni» in «matrimoni» e, ciò che mi inquieta di più, di autorizzare le adozioni a coppie dello stesso sesso. Mi inquieta, perché dopo i solenni impegni presi 15 anni fa di non introdurre nessuna forma d’adozione per le coppie dello stesso sesso, con la «tattica del salame» (una fetta dopo l’altra, piano piano) si è poi introdotta l’adozione del figlio di un partner e adesso si punta all’adozione come tale. Prossimo passo, c’è da scommettere, saranno gli uteri in affitto (quantomeno per le coppie maschili) e la compravendita di bambini dalle donne dei Paesi più poveri. Spero che la prospettiva inquieti anche lei, gentile Mattea. Ma per venire alla questione che più mi preme, e cioè la condizione dei figli delle coppie dello stesso sesso, sarei ipocrita se non manifestassi la mia perplessità. Non facciamoci schermo con i problemi che nascono dall’attuale sfascio delle famiglie: non toccano l’essenza della questione. Molti studi sull’omogenitorialità esprimono forti perplessità e mettono l’accento sull’essenzialità della presenza materna e paterna accanto al figlio che cresce, da bambino ad adolescente, ad adulto. Quantunque su alcune ricerche incomba l’ombra di un certo fanatismo ideologico, sono soprattutto quei «retrogradi» degli psicanalisti che continuano a rilevare che la funzione di padre e di madre è essenziale e costitutiva del percorso di crescita. Infine, un accenno alle famiglie monoparentali: non ho niente da eccepire, ovviamente. Sono spesso famiglie partite con le migliori intenzioni e che poi, per una ragione o per l’altra, hanno visto il loro percorso interrompersi. Proprio per questo dobbiamo impegnarci ad aiutarle, specie il coniuge rimasto solo ad occuparsi dei figli piccoli.

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