Opinioni elettorali

La formazione e il patrimonio delle aziende

Paolo Ortelli, candidato del PLR al Gran Consiglio

La formazione e il patrimonio delle aziende

La formazione e il patrimonio delle aziende

Quante volte in questi anni sono stato contattato nel mio ruolo di direttore del centro di formazione professionale SSIC da famiglie, e madri in particolare, con una domanda ricorrente: «La prego mi aiuti a trovare un posto di apprendistato per mio figlio». Domanda che ogni volta apre un mondo che mette in moto tutta una serie di emozioni, e diciamolo pure, di ansie e disagio umano, di chi deve gestire come famiglia un figlio in quel difficile passaggio tra la scuola dell’obbligo e un inserimento in un percorso formativo professionale, ma anche di chi come me, sempre più spesso non è in grado di trovare una soluzione. Ormai sono abituato, espongo la situazione, consiglio come muoversi, mi faccio raccontare il percorso del ragazzo, segnalo i diversi servizi, e poi infine prometto di attivarmi nel limite del possibile con aziende che appartengono alla mia rete professionale. Bene, dovere fatto, forse. Tutto questo però, non mi evita, ogni volta, dal tornare a riflettere su cosa stia dietro a queste difficoltà. La prima cosa che colpisce spesso sono i percorsi fragili che questi ragazzi, con le loro madri ci raccontano. Una licenza scolastica, quando c’è, non proprio eccellente, una rete sociale familiare probabilmente debole e non in grado di farsi forza nella ricerca di un impiego, ma soprattutto una grande difficoltà da parte dei ragazzi nel riuscire a mettere a fuoco quali siano le loro predisposizioni ad un’attività lavorativa, e in definitiva i loro piccoli grandi sogni. In fondo, indirettamente purtroppo si sta parlando di scarsa efficacia del modello di orientamento, di scarsa efficacia della scuola dell’obbligo a preparare i ragazzi anche al mondo del lavoro, e dettaglio non da poco, stiamo parlando anche di scarso sostegno alle aziende e alle realtà imprenditoriali riconoscendone il crescente disagio nel metter a disposizione dei posti di tirocinio per i nostri giovani. Sì perché, in un sistema di formazione professionale «invidiato dal mondo» come il nostro, le aziende restano e sono il fulcro di questo sistema, senza le quali non sarebbe possibile offrire a nostri giovani l’entrata nel mondo del lavoro attraverso un percorso di lavoro. La mia esperienza vicina alle aziende mi dice come talune, proprio perché sempre più confrontate con crescenti e ripetute esperienze di difficoltà nella gestione dei giovani accolti in azienda cominciano ad accusare il colpo. Un colpo che sta minando sempre più quella straordinaria e quasi spontanea volontà delle aziende a fare la loro parte, dando la possibilità ai nostri giovani di formarsi. Insomma, quella mamma o quel papà che chiamano, così come i segnali che giungono dalle aziende formatrici che rischiamo di perdere, ci dicono forte e chiaro, di come il tempo per intervenire stia per scadere, e come l’intervento deve per forza di cose passare con decisioni che impongano alla scuola dell’obbligo di spostare radicalmente l’attenzione sul tema dell’entrata dei giovani nel mercato del lavoro perché, diciamolo una volta per tutte, il tema è altrettanto importante di quello dell’accesso agli studi superiori. Dobbiamo ambire a giovani che formandosi capiscano e siano in grado di padroneggiare comprendendoli, oltre alle competenze disciplinari di base, i valori di una prestazione lavorativa. Giovani che tornino tutti a essere solidi e capaci di affacciarsi con strumenti appropriati al mondo del lavoro. Questa è la sfida, questa è la vera inclusione e questa, in fondo, è l’unica speranza per un futuro possibile dei nostri giovani preservando quel patrimonio fondamentale che sono le aziende destinate ad accoglierli.

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