Opinioni elettorali

Partiti sì, partiti no

Matteo Muttoni, candidato del PLR al Gran Consiglio

Partiti sì, partiti no

Partiti sì, partiti no

Quando il clima elettorale inizia a surriscaldarsi molteplici sono i segnali di disaffezione e di critica ai diversi partiti impegnati nella campagna elettorale; ciò sottintende all’astensionismo o all’utilizzo della lista senza intestazione. Non recarsi alle urne è un pericoloso disinteresse verso la collettività, ma pure una ingiustificabile presunzione che si contrappone allo spirito svizzero, quello del «unus pro omnibus, omnes pro uno». La scelta di una lista senza intestazione richiama certamente alla libertà personale ma, a lungo andare, rischia di porsi sulla sottile linea di demarcazione tra la democrazia e l’anarchia. Piaccia o non piaccia, il ruolo istituzionale dei partiti politici è molto importante; costituiscono le fondamenta sulle quali si basa la gestione di uno Stato. Ignorare questo assunto significa illudersi che singole persone, anche se meritevoli e preparate, possano, da sole, incidere su scelte importanti per il nostro presente e per il nostro futuro. Negli ultimi lustri in Ticino la demagogia spiccia e i dileggi domenicali hanno creato una falsa immagine di quello che sono in realtà i partiti politici; associazioni di cittadini che con lavoro e impegno concorrono dapprima all’esistenza del proprio partito, ma poi, di riflesso, alla stesura degli indirizzi necessari alla gestione dello Stato. Penso che tutti noi siamo orgogliosi e riconoscenti di essere cittadini svizzeri. La nostra democrazia non è dovuta a un caso e nemmeno ci è piovuta dal cielo. È semplicemente il frutto del lavoro e dell’impegno di generazioni di persone che hanno individuato il bene comune e hanno lottato per costruirlo, per ottenerlo. La Berna federale, la Svizzera dunque, si regge sul lavoro di quattro partiti, tutti rappresentati in Consiglio Federale. Le decisioni più importanti vengono prese a Berna, è lì che i Cantoni si confrontano e trovano le strategie per il nostro benessere e per la nostra competitività. Sta poi ai governi cantonali di traslare questi indirizzi alle loro politiche e alle loro gestioni. Il tutto nel migliore spirito della tanto decantata sussidiarietà elvetica. Cito ad esempio il tema dei rapporti transfrontalieri, che comprende numerosi aspetti, quali i lavoratori frontalieri, la fiscalità, la mobilità, la gestione del flusso dei migranti. Questi temi non possono essere risolti dai Cantoni, ma solo dal governo federale. È quindi fondamentale un collegamento diretto tra le sedi dei partiti operanti nei cantoni e le sedi centrali dei partiti a Berna. Il Ticino non può essere l’eccezione. In tal senso preoccupa non poco l’asserzione di un membro del nostro Esecutivo cantonale che recentemente, in un’assemblea del suo movimento, vantava con incomprensibile orgoglio la propria indipendenza (?), e del suo movimento, dai diktat (da lui presunti tali) dei partiti nazionali. Non oso nemmeno immaginare un Ticino slegato dalla Berna federale.

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