Elezioni cantonali

Quartieri dormitorio e urbanistica sociale

Giacomo Ariel Schmitt, candidato del Partito comunista al Gran Consiglio

Quartieri dormitorio e urbanistica sociale

Quartieri dormitorio e urbanistica sociale

Analizzando da un punto di vista urbanistico il Ticino è possibile notare delle zone o intere aree di comuni, adibite a scopo puramente abitativo. Lo si può vedere sia nelle zone residenziali a basso costo, sia in quelle più care. Il carattere di «quartiere dormitorio» è necessariamente più presente nelle zone meno costose, dato che chi si può permettere di vivere in aree più costose dispone tendenzialmente anche di maggior tempo libero e quindi di più tempo da trascorrere in casa, oltre alle ore di sonno. Questi quartieri dedicati alle classi popolari sono caratterizzati da un'alta densità di costruzione e popolazione, la quale consente a ricchi proprietari fondiari uno sfruttamento ottimale dei propri terreni. La qualità architettonica dei progetti è quindi generalmente discutibile, considerando ricerca estetica inesistente e distanze tra edifici talvolta minime, con una risultante scarsa illuminazione degli spazi interni ed esterni tra i palazzi. L'elemento che però più colpisce è la totale assenza in questi complessi di spazi adibiti alla socializzazione tra gli inquilini. Gli spazi comuni sono inesistenti e gli spazi di circolazione troppo stretti per consentire una sosta. Come già teorizzato dagli architetti Smithson: «Il corridoio deve consentire a due genitori coi passeggini di poter sostare a chiaccherare senza intralciare il traffico pedonale». Non bastano però corridoi larghi a far ciò: sarebbe opportuno inserire spazi comuni, con una funzione precisa che attiri le persone, senza la quale rimarrebbero spazi vuoti. Gli unici presenti sono parchi gioco, quindi dedicati a un'unica fascia d'età. Esempi di spazi di questo tipo in realtà non mancano: potremmo subito citare l'edificio Narkomfin di Mosca (Ginzburg, Milinis, 1928-32), in cui si erano previsti già allora, e non a caso in epoca socialista, biblioteca, solarium, palestra, cucina e sala da pranzo comuni. Nell'attualità è ancora possibile riscontrare elementi di questo genere in alcuni quartieri a basso costo, citiamo per esempio l'edificio «Kalkbreite» a Zurigo (Müller Sigrist Architekten, 2012-2014) dove, oltre a locali, negozi, ristoranti e un cinema, è presente una cucina comune (a uso esclusivo degli inquilini) ogni 8-10 monolocali, aggregabili quindi nel modo detto «cluster». Oppure ancora, il quartiere »Hunziker Areal», sempre a Zurigo (realizzato da vari architetti e terminato nel 2015) dove troviamo ancora delle cucine comuni. È possibile anche in Ticino sacrificare una minima parte del profitto derivato dagli affitti allo scopo di favorire una socializzazione tra le persone? Non dovrebbero esserci troppe difficoltà. È un discorso che come comunisti vogliamo affrontare: siamo infatti l’unico partito che nel suo programma elettorale parla esplicitamente di realizzare un’urbanistica sociale, in cui si insiste molto anzitutto sulla lotta allo sfitto derivato anche da fenomeni speculativi

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