Opinioni elettorali

Stop all’immigrazione di massa

Alberto Togni, candidato del Partito comunista al Gran Consiglio

Stop all’immigrazione di massa

Stop all’immigrazione di massa

Il titolo è certamente provocatorio, ma proprio affinché resti tale vale la pena chinarsi sulle statistiche che mostrano una tendenza all’aumento dell’emigrazione ticinese. La rivista «Dati» dell’Ustat ha pubblicato un interessantissimo articolo che prende in esame il periodo 2012-2016, caratterizzato dall’intensificarsi del fenomeno. Fra la moltitudine di cifre presenti, spicca in particolare l’elevata quota di partenze per gli appartenenti alla fascia di età fra i 20 e i 39 anni (circa il 50%). Benché il fenomeno sia ancora poco studiato e i dati a disposizione insufficienti a determinarlo, le motivazioni azzardate dagli autori del documento a più riprese non sono delle più rassicuranti; si ribadisce a più riprese l’ipotesi che a spingere i giovani a emigrare sia la difficoltà nell’individuare sbocchi professionali in Ticino una volta terminata la formazione (professionale specializzata o di grado universitario). L’economista Angelo Rossi, commentando il medesimo documento, affermava: «Aveva ragione Elio Venturelli quando, un paio d’anni fa, avvertiva che la caduta del tasso di disoccupazione giovanile in Ticino era da attribuire, in buona parte, all’aumento delle partenze di giovani lavoratori verso mercati del lavoro fuori dal cantone». Elio Venturelli stesso, già direttore dell’Ufficio cantonale di statistica, al tempo scriveva: «È molto probabile che ad andarsene siano stati i giovani con le migliori qualifiche professionali, la cui formazione è stata pagata dal nostro Cantone, ciò che rappresenta una perdita considerevole per le finanze cantonali». Se la tendenza alla fuga di cervelli è quindi un fattore confermato, le cause alla base sembrano essere purtroppo da ricondurre alle attuali condizioni quadro del mercato del lavoro ticinese liberalizzato dagli accordi bilaterali, che ha visto un intensificarsi del precariato, della sottoccupazione e della corsa al ribasso dei salari, parimenti l’insediarsi di aziende a basso valore aggiunto, attirate unicamente da regali fiscali e dalla facilità nel reperire manodopera a basso costo oltre frontiera. Come Partito comunista ribadiamo da anni, anche fuori dai periodi elettorali, la necessità di orientare l’economia verso una produzione ad alto valore aggiunto. Un obiettivo raggiungibile unicamente tramite un deciso intervento statale, volto a realizzare le condizioni quadro affinché il Ticino possa inserirsi in un circolo di crescita virtuoso e a creare posti di lavoro qualificati e stabili, remunerati da un salario minimo dignitoso e che vedano un’estensione dei diritti dei lavoratori in generale. Affinché ciò sia possibile, a lato dell’intervento sopracitato, è altresì necessario investire massicciamente nella ricerca pubblica e nella formazione, garantendo per esempio una borsa di studio che vada a coprire effettivamente i costi di formazione e abolendo il numero chiuso per l’accesso all’anno passerella. La Svizzera, e il Ticino con lei, non dispone di altra materia che i nostri cervelli, non lasciamoceli scappare!

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