Elezioni elettorali

Tener stretta l’autonomia dei Comuni

Alessandra Zumthor, candidata del PPD al Consiglio di Stato

Tener stretta l’autonomia dei Comuni
(foto Zocchetti)

Tener stretta l’autonomia dei Comuni

(foto Zocchetti)

Ma che meriti abbiamo noi svizzeri per poter godere, e da gran tempo, di uno dei più azzeccati sistemi costituzionali che esistano al mondo? Me lo chiedevo di recente guardando su YouTube il video di un professore della Sorbona di Parigi, François Garçon* che con toni perentori tentava di far capire ai francesi che se vogliono uscire dalla trappola del loro sistema istituzionale super centralizzato, causa di innumerevoli guai, tra i quali la recente baraonda dei gilets jaunes, hanno una sola cosa da fare: studiare bene e cercare di copiare il sistema federalista svizzero. Due i suoi assi nella manica: democrazia semidiretta e grande forza dei Comuni. Anche giovedì scorso a Castione, mentre seguivo l’interessante 1. Simposio sulle relazioni CantoniComuni dal titolo «Quali compiti per quali Comuni?» mi sono posta di nuovo l’interrogativo. Durante quelle tre ore, più ancora dei temi trattati dai relatori, convocati dal Dipartimento delle istituzioni davanti a una sala gremitissima di funzionari, politici e candidati, mi colpivano l’impegno, la competenza, la passione, la fierezza di sindaci e segretari comunali che dibattevano tra loro. Ne scaturiva un’immagine della politica di rara positività, quasi incredibile in un’epoca di sfaldamento generale della convivenza civile in tutta Europa. Molti i giovani 20-30.enni presenti (e attenti) alla sala Eventica di Castione, a conferma che parlare di senso del bene comune in questo nostro Paese non è fare bla bla da comizi elettorali. È chiaro che anche la miglior Costituzione del mondo non potrà mai impedire che gli uomini e le donne pieghino la politica a scopi di vanità e carriera fine a se stessa, se non addirittura a veicolo di corruzione. Ma quello di cui mi sto rendendo conto durante questa campagna elettorale è che un federalismo così ben congegnato com’è il nostro, dove il Comune è davvero la cellula originaria della politica, vitale perché dotata di una leva fiscale seria e di un’autonomia ragionevolmente ampia, ha anche un potere educativo reale, può essere una scuola che fa gustare e appassionare al bene comune più di tanti dibattiti ideologici o predicozzi retorici. Occorre tenersela stretta questa autonomia comunale che, se ben vissuta, può ridurre al minimo la distanza tra cittadino e istituzioni politiche. Sto veicolando sottotraccia un messaggio anti-fusionista? Macché: le aggregazioni sono a volte una soluzione utile, se non necessaria, ma prima di metterle in atto e pianificarle a tappeto dobbiamo fare di tutto perché la nostra democrazia continui a sgorgare dai Comuni, anche se piccoli, purché in essi vi sia ancora linfa vitale, voglia di fare (non parlo di seggiole partitiche da preservare a tutti i costi). Al simposio ha fatto spesso capolino un altro strumento di politica comunale che può aiutare a mantenere l’autonomia dei Comuni. Si tratta degli accordi intercomunali su materie specifiche, come la scuola o la raccolta dei rifiuti. Uno strumento agile che sembra ormai aver messo in ombra gli arrugginiti consorzi che sminuiscono il protagonismo dei Comuni e il confronto tra di essi.

*di cui si veda «La Svizzera. Il Paese più felice del mondo», con prefazione di Mauro Baranzini, edizioni Dadò, 2016.

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