Fattore D

«Diamo più fiducia ai giovani!»

Prosegue la serie di ritratti di donne che ce l’hanno fatta: oggi sotto i riflettori del fattore D, la rubrica curata da Prisca Dindo, c’è Nadia Bregoli

«Diamo più fiducia ai giovani!»
Foto Putzu

«Diamo più fiducia ai giovani!»

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«Diamo più fiducia ai giovani!»

«Diamo più fiducia ai giovani!»

57 anni, due figli, laureata in scienze politiche indirizzo giuridico internazionale, un master in direzione delle aziende commerciali con specializzazione in marketing internazionale. Dopo diverse esperienze professionali trasversali che l’hanno proiettata nel mondo delle trading companies, in quello della grande distribuzione - passando pure dallo staff della direttrice del DFE Marina Masoni – oggi Nadia Bregoli è direttrice dei servizi centrali e delegata per la formazione continua della Supsi.

Da dove parte la sua storia?
Sono figlia unica, cresciuta con un genitore single, mia mamma, e l’apporto importante della nonna materna. Sono sempre stata in mezzo agli adulti, ascoltando i loro discorsi soprattutto sulla politica internazionale e sui suoi protagonisti, abituata fin a bambina a leggere molto, anche i giornali. Ancora oggi sono una lettrice onnivora. E poi le passioni per il disegno e per la storia dell’arte trasmessemi dai miei zii, o ancora quelle dell’arte dell’accoglienza, del ricevere e del bello, che mia mamma non si stancava mai di farmi apprendere e frutto delle sue esperienze professionali in hotel di lusso. Ho avuto anche la fortuna di passare tanto tempo in campagna durante le estati e di godere della libertà che questo ambiente può offrire ai bambini: niente di più bello e stimolante per accendere la fantasia.

Da piccola cosa voleva fare da grande?
Lo sbarco sulla luna che all’età di sette anni vidi alla televisione di notte con mia mamma e mia nonna mi ha appassionato. Ho capito che da grande avrei voluto fare, non sapevo ancora come concretamente, l’esploratrice e la raccoglitrice di cose, di informazioni, che avrei cercato ovunque e sempre per far generare idee e avventure da realizzare. Quando poi a scuola ho letto l’Orlando Furioso dell’Ariosto, con Astolfo che andava sulla luna per cercare le cose che non si trovavano più sulla terra, ne sono rimasta affascinata e quella convinzione si è rafforzata. Quello che poi ho scelto di studiare e le esperienze che ho voluto percorrere nascono tutte dagli stimoli vissuti da bambina, o più tardi attraverso gli stimoli di alcuni professori memorabili di arte, storia e filosofia.

«Diamo più fiducia ai giovani!»
Un detto che tutti in famiglia mi ripetevano quasi quotidianamente era «impara l’arte e mettila da parte» o ancora «osserva gli altri fare e ruba il mestiere»

Cosa le dicevano i suoi genitori?
Che nella vita avrei sempre dovuto studiare e fare tante esperienze per potermi affermare. Un detto che tutti in famiglia mi ripetevano quasi quotidianamente era «impara l’arte e mettila da parte» o ancora «osserva gli altri fare e ruba il mestiere».

Quanto è stato importante adattarsi?
La mia infanzia, così pure gli anni seguenti, sono stati segnati dai cambiamenti continui di casa, località e ambienti, ciò che mi hanno probabilmente portato a sviluppare la capacità di adattamento. Adattarsi significa apprendere e crescere.

«Ognuno di noi è artista della propria vita: che lo sappia o no, che lo voglia o no, che gli piaccia o no». La frase è di Zigmunt Bauman, sociologo. È d’accordo?
Certo, perché vivere è la prima fra le arti e da questo punto di vista siamo tutti artisti. Il bello della vita è che, se lo vogliamo, possiamo dare forma alle cose, disegnarle, plasmarle, provare e riprovare proprio come fa un artigiano nella sua bottega.

Conta più la fortuna o la dedizione?
Direi la passione, che genera dedizione, e la curiosità che attraggono quella che tutti chiamiamo fortuna. Se non siamo ossessionati dalla pianificazione e dal timore dell’imprevisto, le cose pian piano accadono; non si tratta di buona sorte ma di quello che possiamo fare se abbiamo il coraggio di osare, di esplorare, di decidere.

Lei ha incontrato più ostacoli o opportunità?
Gli ostacoli non sono una trappola che ci imprigiona, ma qualcosa da superare; uno stimolo che ci aiuta a crescere, energia pura. È normale incontrarli, fa parte della vita, non bisogna lasciarsi scoraggiare, anzi occorre imparare a vederli come risorsa per apprendere perché le difficoltà ci plasmano e ci rafforzano, ci stimolano a guardare laddove lo sguardo non è mai andato.

Trovo che anche oggi in generale non diamo abbastanza fiducia ai giovani, non li stimoliamo a osare, ad assumersi responsabilità

Quale è stato il primo ostacolo che ha incontrato sul suo percorso professionale?
Essere giovane. La diffidenza del tuo essere giovane, quando muovi i primi passi nel mondo del lavoro, può essere un ostacolo importante. Trovo che anche oggi in generale non diamo abbastanza fiducia ai giovani, non li stimoliamo a osare, ad assumersi responsabilità. È un peccato, perché il loro sguardo fresco, non ancora troppo influenzato da preconcetti e convenzioni, ci può portare molto. Devo però dire che nel mio percorso professionale ho quasi sempre incontrato capi molto aperti, donne e uomini, che mi hanno dato molta fiducia.

In un contesto professionale, quando una donna parla si fa molta fatica ad attrarre l’attenzione degli uomini
«Diamo più fiducia ai giovani!»

Ci sono stati pregiudizi nel suo mestiere che ha dovuto combattere in quanto donna?
Più che pregiudizi si tratta di atteggiamenti che credo gli uomini abbiano geneticamente e contro i quali c’è poco da fare. In un contesto professionale, quando una donna parla si fa molta fatica ad attrarre l’attenzione degli uomini. E se quest’ultimi recepiscono qualcosa che ritengono interessante, fanno fatica a riconoscerlo e spesso se ne appropriano e riformulano l’idea come se fosse nuova e generata da loro. Ma con un po’ d’ironia e tanta resilienza, a cui le donne sono abituate perché l’hanno nel corredo genetico, ci si convive.

Cosa direbbe a una ragazza in difficoltà?
Non cercare di avere sempre tutto sotto controllo, non si può e non ha neppure senso perché si finisce per non guardare oltre. Bisogna invece esplorare sempre ogni possibilità. Conoscere i punti di debolezza è giusto ma poi bisogna far leva su quelli di forza o aggirare i primi per trasformarli in opportunità.

La nostra vita è una formazione continua che facciamo attraverso ogni esperienza vissuta, lo studio, il lavoro, le relazioni, i viaggi, anche quelli a due passi da casa

Come ci si rialza dopo un fallimento?
Il modo per alzarsi dopo un fallimento sta nell’essere sempre pronti a una nuova partenza, in ogni fase della vita. Un atteggiamento che significa cambiare ogni giorno, mettersi in discussione, aprirsi agli altri e all’ambiente, verificare le idee proprie e altrui. La nostra vita è una formazione continua che facciamo attraverso ogni esperienza vissuta, lo studio, il lavoro, le relazioni, i viaggi, anche quelli a due passi da casa.

Cosa direbbe il bambino che è in lei dell’adulto che è diventata?
Credo che rimaniamo un po’ tutti bambini anche da adulti. Nell’arte della vita è fondamentale mantenere questa duplicità tra l’essere adulti e bambini insieme, facendo giocare a seconda delle circostanze le forze di ciascuna delle due condizioni. Rimanere anche bambini ci fa mantenere il piacere della scoperta e la capacità di stupirsi.

Se la sua vita fosse un hashtag quale sarebbe?
#dreammaker

Un libro da suggerire....
«
Il venditore di metafore» di Salvatore Niffoi

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