Fattore D

«Donne, non abbiate paura»

Prosegue la serie di ritratti di donne che ce l’hanno fatta: dopo quello di Cassia Casagrande e Cinzia Küng, oggi vi sveliamo il percorso di Xenia Tchoumi, la ticinese da 7 milioni di follower

 «Donne, non abbiate paura»
(foto Instagram @xenia)

«Donne, non abbiate paura»

(foto Instagram @xenia)

Non è mai stata un semplice volto della moda. Ma una ragazza che ha saputo trasformare sin dagli esordi il suo nome e cognome in un brand. Ecco la storia di Xenia Tchoumi, l’influencer ticinese con origini russe da 7 milioni di followers. Una donna che si batte ogni giorno contro la misoginia ancora molto diffusa.

Da dove parte la sua storia?

«Parte da una bambina con grandi sogni e con una visione del mondo molto aperta. Sono ticinese ma le mie origini, come fa capire bene il mio cognome, sono russe. I miei genitori sono immigrati in Svizzera quando ancora l’immigrazione dell’est era un evento molto raro. Eravamo quasi una famiglia aliena, ed abbiamo dovuto integrarci molto velocemente nella società della Svizzera italiana. Forse è proprio questo mix di culture che mi fa sentire da sempre una cittadina del mondo».

Cosa le dicevano i suoi genitori?

«I miei genitori hanno sempre creduto in me. Mi hanno sempre sostenuto e aiutato. Sarò per sempre grata di tutto ciò (e di molto altro)».

Quanto è stato importante adattarsi?

«A cosa? (sorride, ndr), scherzo ovviamente. Anche perché sono convinta che nella vita bisogna sempre adattarsi, mai adagiarsi troppo. I sogni si realizzano soltanto lavorando sodo e combattendo fino in fondo, senza mai perdere di vista l’obiettivo che intendiamo raggiungere».

«Donne, non abbiate paura»

«La cosa più importante di tutta la vita è la scelta del lavoro. Ed è affidata al caso». La frase è di Blaise Pascal. È d’accordo?

«Può darsi, alla fine non puoi scegliere dove nasci o dove passi i primi anni della tua vita. Sono però convinta che per individuare la propria strada professionale occorre fare diversi tentativi. Difficile avere le idee in chiaro a 18 anni. Ad esempio io, prima di scoprire che quello della tecnologia e di internet fosse il mio mondo, ho terminato gli studi in Economia e Commercio. Per un certo periodo, mi sono pure cimentata con la Finanza. Alla fine ho trovato la mia strada: oggi sono quello che chiamano “imprenditrice digitale” e “fashion influencer” e sulle varie reti ho all’incirca 7 milioni di followers. Mi piace molto parlare ai convegni di temi che mi stanno a cuore e recentemente ho tenuto alcuni TEDx talks, sul femminismo nella società odierna e sulla motivazione nella vita. Inoltre, grazie alla credibilità dei miei profili social (Instagram @xenia, FB, Snapchat etc..), lavoro con diverse aziende di moda e beauty che mi propongono partnership promozionali».

Conta più la fortuna o la dedizione?

«Entrambe. Però la dedizione crea la fortuna, non viceversa».

Lei ha incontrato più ostacoli o opportunità?

«Per arrivare dove sono arrivata ho dovuto lavorare sodo. Ho iniziato a stare davanti ad una macchina fotografica (per mia scelta, trascinando i miei ad un’agenzia di moda) a 12 anni, e poi in un modo o nell’altro quello dell’immagine è diventata la mia professione. Non sono mai stata una modella nel senso diretto della parola - ma mi sono sempre creata un percorso mio, alternativo a quello tradizionale. Più tardi, grazie alla tecnologia, mi si sono aperte le porte dell’imprenditoria online. La gente vede soltanto il risultato, mai il percorso (piuttosto impegnativo) per raggiungerlo».

«Donne, non abbiate paura»

Quale è stato il primo ostacolo che ha incontrato sul suo percorso professionale?

«Il primo è legato alla mia visione del mondo: fin da subito avrei voluto lavorare a livello globale, ma è solo con l’avvento dei social che la mia carriera si è davvero internazionalizzata.

Il secondo - e più importante - ostacolo è il self management e il rispetto nei miei confronti come donna “in business”, non solo una ragazza estremamente fotogenica. Io non sono mai stata modella nel senso stretto della parola. Ho sempre lavorato con il mio nome e con i miei termini. Sicuramente l’essere divenuta una “influencer” ha aiutato moltissimo la mia indipendenza nel settore, pur permettendomi di lavorare con grossi marchi e persone che mi ispirano molto ogni giorno».

Ci sono stati pregiudizi nel suo mestiere che ha dovuto combattere in quanto donna?

«“Quella ragazza non si è fatta da sola!”, “Chissà chi la starà aiutando!”; “avrà avuto i piedi al caldo”, ecc.... Sono soltanto alcuni dei pettegolezzi girati sul mio conto. Inutile dire che sono chiacchiere profondamente ingiuste. Non solo perché svalutano tutto il mio impegno per arrivare dove sono, ma anche perché è un inganno nei confronti di altre donne che intendono far carriera.

Credo molto nell’”empowerment” femminile. Voglio che la donna sia rispettata nella sua totalità - e se decide di essere femminile e sensuale nella maniera in cui si veste o si presenta, ciò non faccia di lei un trofeo o un oggetto. Sono convinta che purtroppo viviamo ancora in una società patriarcale, nonostante i tanti traguardi raggiunti dalle donne. Occorre un cambiamento della mentalità globale».

«Donne, non abbiate paura»

È possibile coniugare la famiglia con la vita professionale?

«Certo che sì! Io non sto cercando di creare una famiglia al momento - ma sicuramente mi piace avere un partner con cui condividere la vita (ed alcuni dei miei molteplici viaggi) - però preferisco separare la mia vita privata da quella professionale. Non vorrei mai trasformare la mia intimità in un reality-show, mi sentirei invasa».

Cosa direbbe a una ragazza in difficoltà?

Di non aver paura. Di chiedere aiuto alle persone che sente più vicine. Anche solo online, se non c’è nessuno accanto a lei nella vita reale. Mostrare una fragilità non è un segno di debolezza, anzi.

Poi occorre sicuramente sapere che ogni ostacolo ci fa crescere. Se si superano le difficoltà, si rinasce più forti di prima. Naturalmente occorrono pazienza, amore e tanto lavoro su se stessi.

Alla fine i vincitori sono quelli che hanno fallito tante volte e non hanno avuto paura di riprovarci.

Come ci si rialza dopo un fallimento?

«Con metodicità. Di solito un fallimento è un momento molto emotivo, quindi è bene elaborare un piano (scritto) e razionale. Per rimettersi in piedi la cosa più importante è ritrovare l’amore per il nostro corpo e per la nostra mente. Nel concreto: dormire e mangiare bene, parlare con qualcuno che ci vuole bene e ci aiuta a ricostruire l’autostima, intraprendere un’attività nuova (anche contro voglia), fare attività fisica e meditare. Normalmente dopo un periodo metodico di questo genere, facendo un passo dopo l’altro, l’energia e la voglia di ricominciare ritornano spontaneamente»

«Donne, non abbiate paura»

Cosa direbbe il bambino che è in lei dell’adulto che è diventata?

«Ma io sono sempre ed ancora una bimba! L’adulta in me però è bella pratica.. questo dobbiamo ammetterlo. (sorride, ndr)»

Se la sua vita fosse un hashtag, in quale si identificherebbe?

«#senzaconfini»

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