«I supereroi esistono solo nei film»

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Prosegue la serie di ritratti di donne che ce l’hanno fatta: oggi sotto i riflettori del fattore D, la rubrica curata da Prisca Dindo, c’è Michela Pfyffer - IL VIDEO

«I supereroi esistono solo nei film»
Foto Zocchetti

«I supereroi esistono solo nei film»

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Da piccola avrebbe voluto seguire le orme di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il destino scelse diversamente. Oggi Michela Pfyffer è direttrice della clinica Sant’Anna. Una donna che abbandonò per amore la carriera d’avvocato a Milano e che in Ticino ha trovato una nuova opportunità.

Dove nasce Michela Pfyffer?
Nasco in un piccolo paesino in provincia di Milano, nel luogo di origine della mia famiglia. Mio papà era un manutentore tecnico, mia mamma operaia. Due persone intelligenti, che hanno avuto un ruolo centrale nella mia vita. In particolare mio padre, che mi ha sempre spronato negli studi e, a seguire, ad accogliere con tenacia tutte le sfide che mi si sono presentate. In Ticino arrivai per amore, per raggiungere quello che sarebbe diventato il mio futuro marito e il padre dei miei due splendidi bambini.

«I supereroi esistono solo nei film»

Cosa sognava da piccola?
Da piccola avevo due sogni: da una parte quello di diventare medico, dall’altra magistrato. Erano i tempi di Paolo Borsellino, di Giovanni Falcone. Ero affascinata dal loro coraggio e dal loro profondo senso di giustizia. Ho quindi scelto di studiare diritto. All’inizio degli studi sognavo di trasferirmi nel sud per seguire le loro orme e battermi al loro fianco contro la mafia.

Cosa dicevano i suoi genitori?
Tuttavia, pur credendo molto in me, sono sempre stati molto esigenti e molto critici. Ricordo che se non tornavo a casa con il migliore risultato scolastico mi domandavano subito, a modi rimprovero, il perché. Dovevo sempre raggiungere il massimo. Se da un lato questo loro atteggiamento mi ha portato ad essere molto severa e critica con me stessa, a non essere mai arrivata e mai pienamente soddisfatta, dall’altro è stata la fonte della mia determinazione e del mio senso di responsabilità. Ho appreso ad accettare e riconoscere i miei errori, ad imparare da loro, a mettermi e rimettermi in gioco.

Quello di sentirsi perennemente sotto esame potrebbe essere un atteggiamento tipicamente femminile, non crede?
È vero che la nostra società tende ancora oggi ad essere più esigente - e a volte più critica - nei confronti delle donne. Ma credo che la capacità di reagire a questo tipo di pressioni sia piuttosto una questione di personalità che una questione di genere. Del resto il giudice più severo con il quale devo fare i conti tutti i giorni è me stessa.

Professionalmente parlando, donne e uomini sullo stesso piano, dunque?
Probabilmente no. Nel mio caso, quando mi sposai, lasciai alle spalle una carriera di avvocato.

I miei genitori mi hanno sempre dato fiducia e lasciato la libertà di scegliere e ciò per me è stato fondamentale.
Mi trasferii in Ticino, dove non conoscevo nessuno, salvo ovviamente mio marito e dove la mia identità e la mia persona erano considerate solo in funzione dell’uomo che avevo sposato.

Michela? Ah “La moglie di”.

La mia fu una scelta d’amore, fatta con il cuore. Ecco: qui si può parlare di differenza di genere. Ad un certo momento noi donne, per la maggior parte, sentiamo il bisogno di diventare madri. Siamo pronte a sacrificare tutto pur di concretizzarlo. Gli uomini, per la maggior parte, vivono questo momento della vita in un altro modo. Probabilmente anche per questioni di usanze legate alla nostra cultura.

Questo fa sì che una carriera femminile venga molto più spesso interrotta, ritardata, ridimensionata o in certi casi stoppata... rispetto ad una carriera maschile. La mia è ripartita da zero, dopo la mia prima maternità, grazie alla mia curiosità.

«I supereroi esistono solo nei film»

Ora però siede ai vertici della clinica Sant’Anna. Una casualità?
Non proprio. Quando arrivai in Ticino economicamente parlando avrei anche potuto smettere di lavorare e fare la moglie e la mamma.

Tuttavia il fatto di non avere più un’identità professionale diventò un limite enorme per la mia crescita personale. Perciò decisi di tornare al lavoro. Lo feci con grande umiltà, rispondendo ad un annuncio dell’Ars Medica, che cercava una ricezionista per il reparto fisioterapia. Quando videro il mio curriculum vitae, mi proposero il ruolo di assistente di direzione. 6 anni dopo, con diverse tappe intermedie, diventai direttrice.

“Ognuno di noi è artista della propria vita: che lo sappia o no, che lo voglia o no, che gli piaccia o no”. La frase è di Zigmunt Bauman, sociologo. È d’accordo?
Diciamo che come un’artista cerco di vivere la mia vita ponendomi degli obiettivi ambiziosi e accettando sfide meritevoli. Vivo cercando di dare un senso a quello che faccio e a quello che mi accade, non solo per me ma anche per le persone che mi circondano. Mi dico sempre “Non chiederti come sarebbe stato se...”

Ha incontrato più ostacoli o opportunità?
Più che ostacoli, ho incontrato situazioni difficili e non nascondo, soprattutto a me stessa, che qualche volta ho temuto di non farcela e che molto spesso mi sono messa in discussione. La mia forza di volontà ha fatto sì che alla fine io non mi sia mai data per vinta. Credo dunque, che con la giusta attitudine, tutto serva e possa diventare un’opportunità.

Anzi, azzarderei a dire che sono stati proprio quegli scontri, anche i più duri, a farmi crescere e a rafforzare il mio carattere.

Credo dunque, che con la giusta attitudine, tutto serva e possa diventare un’opportunità.

Cosa suggerirebbe ad una ragazza professionalmente in difficoltà?
Di non darsi per vinta e di continuare a credere in sé stessa, ma con la giusta obiettività. Farei appello alla sua responsabilità individuale e le ricorderei l’importanza di mettersi sempre in discussione e di non nascondersi dietro falsi alibi.

Le direi che in una vita professionale tutti noi, ragazzi o ragazze, uomini o donne, prima o poi incontriamo delle difficoltà. Il super-eroe esiste solo nei film. Poi le suggerirei di valutare quanto le sue difficoltà siano legate ai propri limiti e quanto alle dinamiche del sistema.

Le direi anche di avere un atteggiamento costruttivo, e mai polemico; di avere il coraggio di portare avanti le proprie idee con coerenza e onestà.

... dietro ogni difficoltà, c’è sempre un’opportunità ...

Cosa direbbe la bambina che è in lei dell’adulto che è diventata?
Direbbe che di strada ne ho fatta tanta ma che tanta ancora ne ho da fare ... mi porgerebbe la sua mano per continuare con entusiasmo.

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