L’ambizione non basta, serve pure tanta umiltà

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Prosegue la serie di ritratti di donne che ce l’hanno fatta: oggi sotto i riflettori del fattore D, la rubrica curata da Prisca Dindo, c’è Roberta Angotti Pellegatta

L’ambizione non basta, serve pure tanta umiltà
Foto Reguzzi

L’ambizione non basta, serve pure tanta umiltà

Foto Reguzzi

Le avevano detto che forse per quel posto ci sarebbe voluto un profilo diverso. Lei si presentò comunque e vinse la sfida. Oggi Roberta Angotti Pellegatta è la giovane direttrice dell’Ente Regionale per lo Sviluppo del Luganese.

Dove nasce Roberta Angotti Pellegatta?

Vengo da una famiglia semplice: mio padre era capo muratore, mia mamma un’impiegata di commercio. Quando nacqui io, che ero l’ultima di tre figlie, mia mamma si diede alle pulizie serali. Di giorno badava a me e la sera andava a lavorare. La mia è stata un’infanzia felice e spensierata. ...poi la fatidica domanda, quella che mette in crisi molti ragazzi: «cosa farò dopo la scuola media?» A quell’età è difficile sapere cosa si vuole fare della propria vita. Io però una certezza l’avevo: ambivo all’indipendenza economica. Malgrado i miei genitori non mi avessero mai fatto mancare nulla, sentivo la necessità di guadagnarmi uno stipendio. Perciò mi lanciai in un apprendistato come impiegata di commercio. «Se un giorno dovessi cambiare idea e decidere di continuare gli studi, un modo lo troverò», mi dissi. Infatti.... Dopo aver terminato l’apprendistato in banca e aver lavorato un anno come impiegata, mi iscrissi alla SUPSI, la scuola universitaria professionale della Svizzera Italiana: economia aziendale; scelta che rifarei.

I suoi genitori cosa le dicevano?

Ho la fortuna di avere una mamma e un papà fantastici. I miei genitori mi hanno sempre appoggiato, anche quando annunciai loro che avrei lasciato la banca. «Non si lascia un posto sicuro», dicevano alcuni. Loro invece mi sostennero da subito. Nei ritagli di tempo facevo la cameriera o la baby sitter e poi avevo sempre i miei genitori, con i quali vivevo, a sostenermi.

Quanto è stato importante per lei adattarsi?

In generale lo spirito e la capacità di adattamento sono importanti. Ritengo però fondamentale non «snaturarsi». Mi piace pensare al mio percorso professionale come a un viaggio: non sai mai chi incontrerai nel tuo cammino, quali esperienze vivrai. A volte programmi tutto nei minimi dettagli, altre ti lasci sorprendere, in ogni caso è sempre una fantastica avventura.

L’ambizione non basta, serve pure tanta umiltà

«La cosa più importante di tutta la vita è la scelta del lavoro. Ed è affidata al caso». La frase è di Blaise Pascal: è d’accordo?

Per una mamma è difficile dire che la cosa più importante è la scelta del lavoro, direi che la cosa più importante è la famiglia. Io ho una figlia di un anno e mezzo e da quando è nata lei la mia visione del mondo è cambiata. Ciò nonostante sentirsi professionalmente soddisfatti è essenziale:

Se non fossi soddisfatta professionalmente mi sentirei profondamente a disagio e credo che fare un lavoro che amo mi renda una mamma migliore.

Conta più la fortuna o la dedizione?

Direi che ci vuole un buon equilibrio fra le due, ma se dovessi puntare su una sceglierei la dedizione. La fortuna ci vuole, ma da sola non basta. Nella vita occorre avere pazienza, costanza e soprattutto una visione chiara degli obiettivi. Sono fermamente convinta che occorre crearsi le opportunità, perché da sole non arrivano.

In che senso?

Le faccio un esempio. Prima di approdare all’Ente, lavoravo come consulente per l’integrazione professionale presso l’AI, l’assicurazione invalidità. Un lavoro che mi piaceva molto. Passati gli anni, sentivo però il desiderio di nutrire anche la parte di me più creativa e progettuale. Un giorno sfogliando il giornale vidi l’inserzione dell’Ente Regionale per lo Sviluppo del Luganese: cercavano un «regional manager”. Era il mio profilo. Tuttavia, tentennai un attimo perché (sbagliando) pensai che senza esperienza in campo politico sarebbe stato difficile ottenerlo e io non li avevo. Provai comunque. «Alla peggio mi diranno di no», mi dissi. Feci il colloquio e mi assunsero. Ecco un ottimo esempio di mix tra fortuna e dedizione. Per fortuna ho visto l’annuncio e chi ha valutato il mio profilo non si è fermato alla giovane età; dedizione e impegno hanno fatto il resto. Per quanto riguarda invece il «crearsi» le opportunità direi che è importante impegnarsi a fondo per ciò che si desidera ed essere proattivi. Coltivare e ampliare il proprio «network» di contatti è per esempio un modo di farlo.

Il primo ostacolo?

Difficile dirlo. Forse la mia giovane età, oltre ad essere un punto di forza perché mi da grinta e mi permette di non avere troppi condizionamenti mentali, è anche l’aspetto che mi ha messo più in difficoltà. Perché non è sempre facile che le proprie competenze vengano riconosciute quando si è giovani, soprattutto se occupi posizioni di responsabilità. Quando lavoravo all’AI ad esempio ero davvero molto giovane

(24 anni) e temevo che farmi accettare dalle persone per le quali avrei dovuto battermi per il loro posto di lavoro, così come trovare soluzioni con i rispettivi datori di lavoro sarebbe stato difficile. Ero la prima infatti a fare dell’autoironia dicendo «penseranno che sono un’apprendista». Effettivamente alcune persone vedendo la mia giovane età mostravano qualche perplessità all’inizio ma durava un attimo:

poi capivano che potevano fidarsi.

Ci sono stati pregiudizi che ha dovuto combattere in quanto donna?

Certo. Spesso come donna capita (o perlomeno hai la percezione) che devi fare molto di più per dimostrare quanto vali e far capire alle persone che non solo sai fare il tuo lavoro ma che lo fai anche bene.

Mi è capitato più volte ad esempio di fare dei colloqui accompagnata da colleghi di sesso maschile e vedere lo sguardo dell’interlocutore concentrato sul collega.

Personalmente cerco di vivere queste situazioni con grande ironia.

È possibile coniugare la vita professionale con quella famigliare?

Sì, è possibilissimo. Basta sapersi organizzare. Anzi: da quando sono mamma sono più efficiente di un tempo. Quando io e mio marito siamo al lavoro la bimba, va all’asilo nido oppure dai nonni. Inoltre, l’Ente mi ha concesso di lavorare un giorno a settimana da casa. Un gesto preziosissimo.

Quale consiglio darebbe ad una ragazza professionalmente in difficoltà?

Concentrarsi sulle opportunità e non sugli ostacoli. Far leva sulle proprie risorse, senza concentrarsi sui limiti che è però bene conoscere e riconoscere.

Consiglio comunque ai giovani di prepararsi bene quando devono affrontare i colloqui di lavoro, perché noto una certa leggerezza.

Devono capire che non è scontato trovare un lavoro, l’ambizione da sola non basta, serve anche tanta umiltà.

Cosa direbbe la bambina che è in te dell’adulta che è diventata?

Bè.... Mica male, brava Roby! Continua così e non smettere mai di apprezzare le piccole cose.

Se la sua vita fosse un hashtag quale sarebbe?

#mangiaridiama

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