Fattore D

La mia vita un insieme di “Sliding Doors”

Prosegue la serie di ritratti di donne che ce l’hanno fatta: dopo quello di Cassia Casagrande, Cinzia Küng, Xenia Tchoumi, oggi vi sveliamo il percorso di Lorenza Rossetti, capo ufficio per la sorveglianza del lavoro

La mia vita un insieme di “Sliding Doors”
(Foto Reguzzi)

La mia vita un insieme di “Sliding Doors”

(Foto Reguzzi)

Studi in Diritto. Una parentesi comunale. Poi, una carriera nell’Amministrazione cantonale. Lorenza Rossetti, due figli, è capo Ufficio per la sorveglianza del mercato del lavoro. Una mamma in carriera di Ambrì che non dimentica quando, non più di 15 anni fa, ci fu chi, in Gran Consiglio, si oppose alla necessità di ampliare le possibilità di far carriera alle donne che avevano deciso di fare famiglia.

Da piccola, sapeva già quello che avrebbe fatto da grande?

Per niente. Da giovane non avevo le idee in chiaro, nemmeno quando terminai il liceo a Lugano. La classica situazione di chi non ha propensioni particolari ed è costretto a fare una scelta. Alla fine “vai per esclusione”, ti butti... A 19 anni quindi seguii il consiglio di mia mamma e andai a Losanna a studiare Farmacia. “È la professione migliore per una donna” mi disse, riferendosi alla possibilità di conciliare il lavoro con la famiglia. La mia scarsa motricità fine interruppe la carriera di farmacista. Era richiesta la massima precisione ed io ero un disastro. Pur ritrovandomi ai piedi della scala, non mi scoraggiai. Seguendo di nuovo il consiglio di mia mamma - puntare su una professione che mi permettesse di coniugare il lavoro con la famiglia – mi iscrissi alla facoltà di Diritto a Losanna e scoprii una passione. Dopo la laurea in giurisprudenza tornai in Ticino per la pratica legale. Non feci gli esami di avvocatura perché il caso mise sul mio percorso nuove opportunità. Dapprima in veste di segretaria comunale a Quinto, poi nell’Amministrazione cantonale. Iniziai come giurista alla Sezione degli enti locali. In seguito, dal dipartimento delle Istituzioni passai a quello delle Finanze e dell’Economia. Quando, nel 2009, il Capo dell’Ufficio della Manodopera estera andò in pensione, feci il concorso e lo vinsi.

Da giovane non avevo le idee in chiaro, nemmeno quando terminai il liceo a Lugano. La classica situazione di chi non ha propensioni particolari ed è costretto a fare una scelta

Quanto è stato importante per lei adattarsi?

Io ho un grande spirito di adattamento. Credo che questo derivi dal fatto che sia cresciuta in una piccola realtà come quella di Ambrì. Quando uscivo dalla val Leventina, scoprivo cose e situazioni nuove, stimolanti e meritevoli di essere vissute. Nascere in valle, da un lato, è stato un privilegio, vi è molta autenticità nelle cose e nelle persone, dall’altro ha comportato qualche difficoltà in più. Quando ero piccola, occorreva andare fino a Biasca per frequentare il ginnasio. Così dopo la quinta elementare, partivo la mattina molto presto in treno e tornavo a casa alle 19 di sera. Svegliarmi prima di tanti miei compagni, dover vestirmi tutta di fretta e uscire ancora al buio e al freddo non era particolarmente piacevole. Ma non avevo scelta. Dovevo adattarmi alla situazione e cercare di farmela pesare il meno possibile.

Nascere in valle, da un lato, è stato un privilegio, vi è molta autenticità nelle cose e nelle persone, dall’altro ha comportato qualche difficoltà in più

Da giovane era in cerca di un mestiere che le permettesse di costruirsi una famiglia. Obiettivo raggiunto?

Direi di sì. Non ho mai smesso di lavorare, neppure quando nacquero i miei due figli. Ho avuto la fortuna di avere dei superiori che mi sono sempre venuti incontro, permettendomi, in particolare, di ridurre la percentuale di occupazione. La legge sul personale dell’Amministrazione cantonale, da questo punto di vista, è abbastanza flessibile e ciò è sicuramente una fortuna. Ad esempio per poter conciliare casa-lavoro è possibile convertire la tredicesima in settimane di vacanza. Lo Stato da un lato risparmia, dall’altro asseconda le esigenze del dipendente. Oggi, io cerco di applicare con i miei collaboratori e le mie collaboratrici la stessa politica: ascolto le loro esigenze e faccio il possibile per trovare soluzioni e andare loro incontro.

La mia vita un insieme di “Sliding Doors”

Conta più la fortuna o la dedizione?

Entrambe. La dedizione è però fondamentale. Mi sono sempre data molto da fare. Non riesco a restare con le mani in mano. Sono iper attiva. Questa è stata la mia fortuna visto che, come donna, ti sobbarchi molto: lavoro, casa, figli. Se non ci si organizza alla perfezione si rischia di soccombere. Per attenuare la pressione, mi dedico allo sport tutti i giorni. Non ho mai potuto farne a meno, fin da piccola.

La cosa più importante di tutta la vita è la scelta del lavoro. “Ed è affidata al caso”. La frase è di Blaise Pascal. È d’accordo?

Ha in mente “Sliding Doors” il film in cui la protagonista vive in due mondi resi diversi da un dettaglio, l’apertura o la chiusura delle porte della metropolitana? La vita è così, è importante trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Io ho avuto questa fortuna, ho potuto scegliere. Mi rendo conto che non è sempre così per tutti.

La vita è così, è importante trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Io ho avuto questa fortuna, ho potuto scegliere. Mi rendo conto che non è sempre così per tutti

Cosa consiglieresti a una ragazza in difficoltà soprattutto se donna?

Le suggerirei di non escludere nessuna opportunità e fare il massimo per ottenere ciò che vuole. Mi spiego: dapprima le consiglierei di continuare gli studi (se ha l’opportunità di farlo), poi di intraprendere una formazione che le offra ampie possibilità di scelta del settore. Dico questo perché, in futuro buona parte dei ragazzi faranno un lavoro che oggi non esiste ancora. È quindi indispensabile essere molto flessibili e avere un grande spirito di adattamento. Il mondo del lavoro è in piena evoluzione, stiamo vivendo importanti cambiamenti, tra cui la digitalizzazione. Si affacciano nuove forme di organizzazione che consentono una sempre maggiore conciliazione tra lavoro e famiglia, è però importante farsi trovare preparati, disponibili e aperti alle nuove sfide.

Dico questo perché, in futuro buona parte dei ragazzi faranno un lavoro che oggi non esiste ancora. È quindi indispensabile essere molto flessibili e avere un grande spirito di adattamento

Ci sono stati pregiudizi nel suo mestiere che ha dovuto combattere in quanto donna?

Esplicitamente no, però in alcune circostanze mi è sembrato di percepire un certo pregiudizio. Mi ricordo un intervento in Gran Consiglio: si parlava dell’introduzione di asili nido per permettere alle donne di conciliare la carriera con la famiglia. Un deputato disse che era assurdo che le donne facessero figli “per piazzarli appena partoriti, per essere madri, mogli, donne moderne e indipendenti”. Erano i primi anni del 2000, non la preistoria. Al contrario, trovo che spesso le madri lavoratrici contribuiscono in modo importante al miglioramento dell’ambiente sul posto di lavoro. Probabilmente proprio grazie al loro doppio ruolo, quello di madre e quello di collega, riescono a risolvere i conflitti in modo pragmatico.

Un deputato disse che era assurdo che le donne facessero figli “per piazzarli appena partoriti, per essere madri, mogli, donne moderne e indipendenti”

Cosa direbbe il bambino che è in lei dell’adulta che è diventata?

Forse mi guarderei con la stessa espressione con la quale mio padre mi guardò quando gli dissi che avevo terminato gli studi in Diritto. Con ammirazione e preoccupazione. Considerava la fine degli studi un traguardo, ma era anche cosciente del fatto che il percorso che stavo per iniziare sarebbe stato impegnativo e avrebbe potuto portarmi ovunque... non sono andata molto lontano... volendo avrei potuto fare di più, ma sono soddisfatta!

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

  • 1
Ultime notizie: Fattore D
  • 1