Fattore D

«Mai escludere nuovi percorsi professionali!»

Prosegue la serie di ritratti di donne che ce l’hanno fatta: oggi sotto i riflettori del fattore D, la rubrica curata da Prisca Dindo, c’è Claudia Pagani Venditto

«Mai escludere nuovi percorsi professionali!»
(Foto Zocchetti)

«Mai escludere nuovi percorsi professionali!»

(Foto Zocchetti)

«Mai escludere nuovi percorsi professionali!»

«Mai escludere nuovi percorsi professionali!»

«Mai escludere nuovi percorsi professionali!»

«Mai escludere nuovi percorsi professionali!»

Quando terminò la scuola dell’obbligo, aveva un’unica certezza. Non voleva proseguire gli studi. Dapprima si lanciò in un apprendistato come disegnatrice edile. Poi scoprì la professione in grado di unire le sue due passioni della vita. La natura e l’amore per il prossimo. Oggi Claudia Pagani Venditto è responsabile dell’unità cinofila della polizia cantonale.

Claudia Pagani Venditto, lei non è nata poliziotta...

«Non direi. Sono cresciuta nel Malcantone, a Curio. Terminate le scuole dell’obbligo, non avevo le idee molto in chiaro su cosa avrei voluto fare da grande. A 15 anni si è ancora troppo giovani per prendere una decisione così importante. Siccome non desideravo proseguire gli studi, puntai su un apprendistato. In famiglia c’è uno zio titolare di uno studio d’architettura, perciò mi lanciai nel disegno edile. Capii ben presto che quella non era la strada giusta per me. Io adoro gli animali, gli spazi aperti! A 13 anni avevo una cavallina di 3 anni che mi occupava tutto il mio tempo libero. La strigliavo, le pulivo la stalla, la portavo al pascolo e giornalmente andavo a fare passeggiate o allenamento per i concorsi di salto. Rinchiudermi in un ufficio sarebbe stato come chiudermi in gabbia. Mentre proseguivo la formazione - mio padre non mi avrebbe mai permesso di rimanere a casa con le mani in mano – nacque in me il desiderio di entrare in polizia. Feci il concorso e mi ammisero nella scuola cantonale. Diventai agente e 5 anni dopo, entrai nel gruppo cinofilo. Dopo quasi 10 anni, sebbene non me lo sarei mai aspettata, ebbi la possibilità di concorrere per il posto di responsabile della Sezione Cinofila. Riuscii ad ottenere il posto».

Per noi nulla era scontato. Volevamo il telefonino? Dovevamo guadagnarcelo

Quando afferma che i suoi genitori non le avrebbero mai permesso di rimanere con le mani in mano, cosa intende dire?

«Mio papà è sempre stato un uomo dalle regole ferree. Ci fece capire da subito l’importanza di avere un’attività e il valore dei soldi. Per noi nulla era scontato. Volevamo il telefonino? Dovevamo guadagnarcelo. Passai diverse estati lavorando nel negozio del paese o nei bar della zona per guadagnare qualche soldino. Non la vivevo come punizione, anzi, mi piaceva. Quando ero adolescente faticavo a capirlo, ma oggi ringrazio moltissimo mio papà per questa lezione di vita».

Quindi lei è una che si adatta facilmente?

«Non riuscirei mai ad adattarmi a qualcosa in cui non credo. Quando mi nominarono responsabile della cinofila i miei superiori mi chiesero dei cambiamenti gestionali della sezione. In quell’occasione mi adattai senza però tradire i miei principi».

«Ognuno di noi è artista della propria vita. Che lo voglia o no. Che lo sappia o no». È d’accordo con Zygmund Bauman?

La frase è corretta, però, seppur ritenga che le opportunità bisogna coltivarsele, ogni tanto ci vuole anche quel pizzico di fortuna.

Io ho dovuto rimboccarmi le maniche per svolgere questo lavoro

Secondo lei conta più la fortuna o la dedizione?

«Entrambe. Se non c’è l’impegno, puoi avere la fortuna che vuoi ma non spiccherai mai il volo. Io ho dovuto rimboccarmi le maniche per svolgere questo lavoro».

Ha incontrato più ostacoli o opportunità?

«Io sono convinta che gli ostacoli possano trasformarsi in opportunità. In un primo momento ti può cadere il mondo addosso, a dipendenza della gravità del problema. Poi però bisogna affrontare gli eventi avversi con un’attitudine positiva, cercando di analizzare la situazione da ogni punto di vista».

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Lei si ricorda la prima volta in cui le è caduto il mondo addosso?

«Quando dovetti far sopprimere la mia cavallina, per problemi di salute. Ero cresciuta con lei e tutto d’un tratto non c’era più, portandosi via tutti i miei ricordi di ragazzina. Fu un colpo durissimo. Molti anni più tardi dovetti prendere la stessa decisione per il mio cane, un pastore tedesco di 13 anni, mio fedele amico e compagno di lavoro. Malgrado il mio grande dolore, sapevo che era la decisione giusta».

Lei ha mai vissuto pregiudizi in quanto donna?

Non saprei se chiamarli pregiudizi. Durante il mio percorso in Polizia, probabilmente superiori e colleghi un pensiero in quanto donna se lo facevano, ma una volta che dimostri tanto quanto un uomo, tutto si normalizza.

Lei che è neomamma, ci dica: è possibile coniugare la famiglia con il lavoro?

«Certo che è possibile, è solo questione di sapersi organizzare in ogni dettaglio. Io ho anche la fortuna di avere un grande aiuto da parte di tutta la famiglia e di una mia cara amica».

Cosa direbbe ad una ragazza professionalmente in difficoltà?

«Le direi di non mollare, di mettercela tutta senza escludere nuove strade professionali, ma di mettersi anche in discussione».

Già solo il fatto di riconoscere l’errore, è un passo avanti verso la risoluzione del problema

Come ci si rialza dopo un fallimento?

«A mio parere bisogna sempre vedere il bicchiere mezzo pieno senza piangersi addosso, ma anche analizzare onestamente il motivo del fallimento. Già solo il fatto di riconoscere l’errore, è un passo avanti verso la risoluzione del problema».

Cosa direbbe la bambina che è in lei dell’adulta che è diventata?

«Sarebbe soddisfatta».

Se dovesse definirsi con un hashtag, quale sceglierebbe?

«Sceglierei un aggettivo: #solare».

Se dovesse consigliare un libro quale titolo indicherebbe?

«Sicuramente “il cucchiaio d’argento”, un libro di cucina che mi appassiona».

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