“Non mi sono mai fermata di fronte alle avversità”

Fattore D

Prosegue la serie di ritratti di donne che ce l’hanno fatta: oggi sotto i riflettori del fattore D, la rubrica curata da Prisca Dindo, c’è Christa Rigozzi

“Non mi sono mai fermata di fronte alle avversità”
Foto Ellin Anderegg

“Non mi sono mai fermata di fronte alle avversità”

Foto Ellin Anderegg

Show girl, modella, conduttrice: da quando venne eletta Miss Svizzera nel 2006, Christa Rigozzi ne ha fatta di strada. Una brillante carriera nel difficile mondo dello spettacolo che non le ha impedito di diventare moglie e mamma.

Con il suo fisico scultoreo, lei sarà nata modella...

Non direi. Da piccola sognavo di diventare detective. Ecco perché, terminato il liceo, mi iscrissi a Scienze della Comunicazione e dei Media presso l’Università di Friburgo e, come materia complementare, scelsi Diritto Penale e Criminologia presso l’Università di Berna. Le mie amiche mi ripetevano sempre: “Tu hai la stoffa della modella”. Ma io non le ho mai ascoltate, perché il mondo dello spettacolo non mi interessava. Fino a quando compii i 23 anni, che è l’età massima prevista per partecipare al concorso di Miss Svizzera. “O ora o mai più” mi dissi. Mi iscrissi e arrivai prima. Da allora sono passati 13 anni. Per me fu un trampolino di lancio molto importante.

Cosa le dicevano i suoi genitori?

Mi hanno sempre sostenuta e supportata. Anche quando mi presentai a casa dicendo che forse, parallelamente agli studi a Berna, avrei avviato un’altra carriera perché mi ero iscritta a Miss Svizzera. Pur non conoscendo bene la posta in gioco, furono subito d’accordo. Con loro ho sempre condiviso ogni mia esperienza e oggi sono molto fieri della strada che ho imboccato.

Quanto è importante adattarsi?

Io non mi sono mai adattata. Nella mia carriera ho sempre seguito i miei piani e i miei progetti.

Cerco di fare ciò che mi piace fare rimanendo me stessa. Non ho mai cercato di ritagliarmi un ruolo che non fosse il mio. Sono sempre stata autentica, mi sono sempre mostrata per quella che sono. Ciò è un vantaggio nel mondo dello spettacolo perché quando si rimane se stessi non bisogna scendere a compromessi. Ho sempre cercato di fare cose adatte a me, dando il meglio di me.

Foto Ellin Anderegg
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“La cosa più importante della vita è la scelta del mestiere: il caso ne dispone”. D’accordo con la frase di Blaise Pascal?

Subito una correzione: se si svolge un’attività con passione, come è il mio caso, ben venga. Tuttavia nella vita ritengo che sia più importante la famiglia, non il lavoro. Neppure l’affermazione di Pascal sulla casualità con cui si sceglie il mestiere mi convince: Io ho voluto partecipare a Miss Svizzera, ben cosciente che la vittoria mi avrebbe scombussolato la vita. Non è stato il caso a indirizzarmi su questa strada.

Conta più la fortuna o la dedizione?

Diciamo che la fortuna conta per un 5-10%. Il resto è studio e preparazione.

Ci vuole tanta dedizione per raggiungere un obiettivo.

Lei ha incontrato più ostacoli o o più opportunità?

Ho avuto l’opportunità di vincere un concorso importante e di entrare in questo mondo grazie anche alle mie capacità e alla professionalità che ho sempre dimostrato. Non mi sono mai fermata di fronte alle difficoltà. Quando si ama il proprio lavoro si trovano sempre ostacoli, ma con la buona volontà si superano.

Foto Ellin Anderegg
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Quale fu il primo ostacolo che dovette sormontare?

A dire il vero non me lo ricordo. Anzi, mi correggo. Forse la prima sfida che dovetti vincere fu quando persi l’anonimato.

Trasformarsi in un personaggio pubblico non è semplice per nessuno.

In questi 13 anni ho imparato a gestire la fama.

Lei non ha mai incontrato pregiudizi in quanto donna?

Forse sono una privilegiata, ma non ho mai dovuto combattere contro i cliché. Anzi: sono sempre stata sostenuta sia da uomini, sia da donne.

Cosa significa essere donna oggi?

Significa essere multitasking. La donna, se vuole, può essere mamma, moglie, lavoratrice. Oggi le donne con la D maiuscola, come io amo definirle, fanno di tutto e raggiungono ciò che vogliono.

È possibile coniugare la vita professionale con quella famigliare?

Foto Ellin Anderegg
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Certo, è quello che faccio io ogni giorno, ovviamente bisogna organizzarsi bene. Un marito che aiuta a casa. Pianificare le settimane in due, papà e mamma a dipendenza degli impegni professionali di ciascuno. È fattibile. Nel mio caso forse godo di una posizione privilegiata, poiché siamo ambedue freelancer.

Cosa direbbe ad una ragazza in difficoltà?

Direi di formarsi, di seguire corsi, di studiare le lingue. Occorre aprirsi verso nuovi orizzonti non aspettare che il lavoro piombi giù dal caminetto di casa. E se non lo si trova nel nostro Paese consiglierei di partire all’estero, per fare nuove esperienze. Grazie ai miei soggiorni al di fuori dalla Svizzera, oggi posso dire di parlare quasi alla perfezione cinque lingue. Nessuno mi ha obbligato a impararle, l’ho voluto io. Oggi sono preziosissimi strumenti di lavoro, che mi permettono di presentare show e manifestazioni non solo in Svizzera, bensì in tutta Europa. Aprirsi verso il mondo può solo arricchire, non solo professionalmente.

Come ci si rialza dopo un fallimento?

Se si vuole andare avanti bisogna per forza rialzarsi. Sormontare ciò che ci mette alla prova ci fa divenire ancora più forti di prima. Come? Analizzando i motivi del fallimento e pianificando una nuova strategia.

Cosa direbbe la bambina che è in lei dell’adulta che è diventata?

Molto fiera di me... Sono diventata mamma di due splendide bambine, ho un marito fantastico e un lavoro che mi soddisfa molto. Ringrazio ogni giorno di quello che ho, sono consapevole di essere una privilegiata. Sarà anche grazie al mio carattere solare. Ogni mattina mi alzo felice, anche quando le nubi sono all’orizzonte...

Se la sua vita fosse un hashtag, quale sarebbe?

#felicità.

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