FATTORE D

«Per noi donne l’indipendenza finanziaria significa libertà»

Prosegue la serie di ritratti di donne che ce l’hanno fatta: oggi sotto i riflettori del fattore D, la rubrica curata da Prisca Dindo, c’è Fiorenza Bergomi - IL VIDEO

«Per noi donne l’indipendenza finanziaria significa libertà»
(Foto Reguzzi)

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«Per noi donne l’indipendenza finanziaria significa libertà»

«Per noi donne l’indipendenza finanziaria significa libertà»

Un padre perso durante gli esami di maturità, tanta voglia di indipendenza, condita con dedizione e senso di giustizia. Ecco la storia di Fiorenza Bergomi, procuratrice pubblica capo, eletta in marzo dall’Assemblea federale nuovo giudice del Tribunale penale federale (carica che assumerà da inizio luglio), con un passato da «secchiona».

Una magistrata per caso, Fiorenza Bergomi?
«No, credo che non avrei potuto scegliere altro. Il mio destino era già segnato, fin dalla giovane età. Solo che pensavo all’altra parte della barricata. “Con quella parlantina, tua figlia farà l’avvocato” diceva ai miei genitori chi conosceva la piccola Fiorenza. In effetti chiacchierina ero e chiacchierina sono rimasta. Ricordo che non mi perdevo neppure una puntata delle serie tv “Legal”. Mi piaceva identificarmi con quegli avvocati alle prese con casi controversi. Inevitabile dunque che, una volta finito il liceo, mi iscrivessi a Diritto a Zurigo».

Sono sicura che la scomparsa di mio padre mi abbia reso ancor più responsabile

Soddisfatti dunque i suoi genitori...
«Mia mamma, che è una figura centrale della mia vita, era molto contenta. Mio papà purtroppo morì durante i miei esami di maturità. Credo che ci siano poche situazioni della vita in cui c’è un prima e un dopo: sicuramente per me quel 20 giugno 1988 fu lo spartiacque della mia giovane vita. Sono sicura che la scomparsa di mio padre mi abbia reso ancor più responsabile. Mi sentivo in dovere di dimostrare ai miei famigliari che la scelta di farmi continuare gli studi fosse quella giusta. Perciò ero una studente secchiona, molto impegnata. Ero certa che soltanto con il duro lavoro avrei raccolto qualcosa».

Perché magistrata e non difensore?
«All’università sognavo la Magistratura. Il motivo? Credo che sia legato alla mia personalità. Il ruolo di magistrato mi avrebbe messo nella condizione di rappresentare lo Stato, la collettività.

Per noi donne, l’indipendenza finanziaria significa libertà. Libere di scegliere l’uomo con cui stare, la vita che ci piace fare

Lei è una donna in carriera senza figli: è stata una scelta?
«Noi siamo 6 figli: 4 femmine e 2 maschi. Ebbene: tutte noi donne siamo senza figli ma possiamo vantare una importante carriera professionale. Probabilmente ci è stato insegnato che fosse molto più importante essere indipendenti. Del resto mia mamma con 6 figli non poteva fare altro. Per noi donne, l’indipendenza finanziaria significa libertà. Libere di scegliere l’uomo con cui stare, la vita che ci piace fare. Raggiungere tutto ciò è stato un grande traguardo».


«Ognuno di noi è artista della propria vita, che lo sappia o no, che lo voglia o no, che gli piaccia o no». Condivide questa frase del sociologo Bauman?
«Io penso che sia un’affermazione parzialmente giusta. Il nostro destino in parte ce lo creiamo, soprattutto attraverso la dedizione. Se uno è fortunato, sta bene e lavora duramente, ce la farà. Devo anche dire, senza voler fare del vittimismo, che per noi donne farsi riconoscere per quel che valiamo professionalmente è più difficile. Alla donna è sovente richiesto di essere graziosa, di presentarsi in un certo modo. Se non è curata non va bene. Oltre a subire apprezzamenti estetici non richiesti, dobbiamo pure dimostrare che quello che facciamo, lo facciamo molto bene, quasi fossimo eternamente sotto esame. Noto che spesso le donne ponderano di più. Forse proprio perché sanno che se sbagliano, rischiano di venir giudicate molto più severamente rispetto agli uomini. Non è quindi vero che siamo considerate a pari grado».

Noto che spesso le donne ponderano di più
(Foto Reguzzi)
(Foto Reguzzi)

Allora cosa significa essere donna oggi?
«Siamo in un momento particolare. Se ci guardiamo attorno, vediamo donne molto belle che puntano tanto sulla loro immagine estetica. La componente intellettuale sembra passare in secondo piano. I giovani di oggi hanno l’opportunità di studiare, di avere un pezzo di carta in mano che li renderebbe indipendenti. Invece tendono a concentrarsi sull’aspetto estetico. Non sono bacchettona. Sono però convinta che a lungo termine ciò si rivelerà un errore. I giovani sono il futuro. Se non diamo nulla di buono a loro e se non diciamo che a volte sbagliano non li aiutiamo a crescere. Noi donne dovremmo far capire loro che senza dedizione, passione e amore non si va lontano».

I giovani di oggi hanno l’opportunità di studiare, di avere un pezzo di carta in mano che li renderebbe indipendenti. Invece tendono a concentrarsi sull’aspetto estetico

Conta più la fortuna o la dedizione?
«La fortuna è importante ma la dedizione è fondamentale. Se uno non si impegna non ce la farà. Questo è un mondo molto spietato purtroppo. C’è molta concorrenza e bisogna essere bravi. Un pochino più bravi degli altri. Perciò l’impegno è necessario, sempre che ci sia la salute».

Ha incontrato più ostacoli o opportunità?
«Ritengo di aver incontrato più opportunità. Non perché non abbia incontrato ostacoli, intendiamoci. Di fronte alle difficoltà, non mi nascondo dietro un dito: le prendo di petto e cerco di risolverle. Penso che i momenti difficili mi abbiano fortificato».

Cosa direbbe ad una ragazza professionalmente in difficoltà?
«Se una persona ha una formazione insufficiente, deve recuperare il terreno. Avvocato o sarta che sia: non ci si può accontentare di una formazione minima. Una volta trovato lavoro, deve essere pronta a fare sacrifici: finché non si impara un mestiere non si possono pretendere stipendi galattici e neppure lavorare con l’orologio in mano. La flessibilità è fondamentale per chi ha voglia di fare carriera, soprattutto nei primi anni».

Come ci si rialza dopo un fallimento?
«Prima di tutto bisogna trovare l’energia per rialzarsi. Non è scontato. Bisogna far capo a delle persone vicine. I fallimenti non si superano cercando subito un altro lavoro, ma anche con un po’ di autocritica. Far finta di nulla pensando che sia unicamente colpa degli altri, non va bene perché l’errore si ripresenterà sempre».

La bambina che è in lei cosa direbbe dell’adulta che è diventata?
«Direbbe che sono stata brava. Si, sono molto fiera di te».

Se la sua vita fosse un hashtag, quale sceglierebbe?
«Sceglierei #selfmadewoman».

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