FATTORE D

«Ragazzi, dovete imparare a chiedere aiuto»

Valeria Doratiotto Prinsi, direttrice del Liceo di Lugano 1, è la nuova protagonista di fattore D, la rubrica dedicata alle donne ma pensata per tutti coloro che si trovano professionalmente in difficoltà

«Ragazzi, dovete imparare a chiedere aiuto»
Foto Chiara Zocchetti

«Ragazzi, dovete imparare a chiedere aiuto»

Foto Chiara Zocchetti

È direttrice del Liceo di Lugano 1, la seconda donna nella storia centenaria dei licei ticinesi. Malgrado ciò Valeria Doratiotto Prinsi dice di esser stata accolta senza il benché minimo pregiudizio.

“Ma la vera eccezionalità - commenta - si avrà quando a dirigere un liceo ci sarà una madre, non solo una donna”.

Quello per la scuola, è stato un amore a prima vista?

Sì, dal mio primo giorno delle elementari. Ho sempre amato il mondo della scuola, fatto di quaderni, astucci, pennarelli colorati, compagni di classe, maestri, scoperte.

Che tipi erano i suoi genitori?

I miei genitori mi hanno sempre lasciato una grande libertà di scelta e hanno sempre avuto il buon senso di far sentire la loro voce solo quando le mie decisioni erano dettate più da ragioni passeggere che dalla razionalità. Mi ricordo quando alle scuole medie, per rimanere in classe con i miei amici, avevo 12 anni, non volevo scegliere come materia opzionale il latino, parola per me priva di significato:

i miei genitori, conoscendo la mia predisposizione, mi hanno obbligata. Li ho odiati, ma il sentimento crescendo si è trasformato in gratitudine.

Quanto è stato importante adattarsi?

È il Leitmotiv della mia vita: sapere leggere i contesti in cui mi trovo, capirne le componenti, la complessità e le finalità, e sapermi muovere di conseguenza, mantenendo saldi i miei principi e la mia personalità, in armonia con ciò che mi circonda.

“Ognuno di noi è artista della propria vita: che lo sappia o no, che lo voglia o no, che gli piaccia o no”. La frase è di Zigmunt Bauman, sociologo. È d’accordo?

Mi piace di più l’immagine dell’“artigiano della propria vita”, rende più l’idea di fatica che è parte integrante dell’esistenza, di ogni suo gesto.

Conta più la fortuna o la dedizione?

Tutta la mia vita è stata un alternarsi di occasioni fornite dalla fortuna (intesa come caso) a cui mi sono presentata sempre preparata con fatica e passione, che si sia trattato di un lavoro scritto a scuola, un esame all’università, il concorso per diventare dapprima insegnante, quindi vicedirettrice e poi direttrice. Mi preparo con la stessa dedizione ancora adesso, per un colloquio o una riunione, per presentarmi davanti al Collegio dei docenti oppure per sostenere degli esami nell’ambito della formazione per dirigenti scolastici.

«Ragazzi, dovete imparare a chiedere aiuto»

Lei ha incontrato più ostacoli o opportunità?

Bella domanda: penso di poter dire più opportunità, talvolta addirittura inattese, ma sempre perché ho seguito un percorso esistenziale e professionale coerente con i miei valori.

Ricorda la prima grossa difficoltà che ha dovuto affrontare nel suo percorso professionale?

La ricordo bene: quando, appena laureata, non mi fu confermata una supplenza che mi era stata attribuita.

Pensai che non avrei mai più avuto un’altra occasione per entrare nel mondo della scuola, per svolgere la professione per cui mi sentivo portata: insegnare.

Fu l’uomo che poi è diventato mio marito, un punto cardine della mia vita, a risollevarmi con vigore e a dirmi che la scuola era scritta nel mio destino.

Ci sono stati pregiudizi nel suo mestiere che ha dovuto combattere in quanto donna?

Ho avuto la fortuna di formarmi e di lavorare in un ambiente, dapprima quello degli studi letterari, quindi quello della scuola, dove la figura femminile è assolutamente connaturale (il corpo insegnante nel settore medio superiore è oggi parimenti suddiviso in docenti maschi e femmine). Ho avvertito la straordinarietà del fatto di essere donna solo quando sono stata nominata direttrice del Liceo di Lugano 1, la seconda nella storia centenaria dei licei ticinesi. In un ambiente di cultura e formazione come quello della scuola, sono stata accolta senza il benché minimo pregiudizio, anzi il mio differente punto di vista è stato colto come un valore.

Cosa significa essere donna oggi?

Essere donna oggi significa prendere atto di avere grandi responsabilità. Vi è una notevole attenzione sul tema: non c’è giorno in cui sui media non compaia una tematica declinata in termini di “genere”. Alle donne che hanno raggiunto luoghi e ruoli sinora rivestiti solo o principalmente da uomini tocca ora dimostrare che ne è valsa davvero la pena, senza aver perso per strada qualcosa nella corsa alle pari opportunità.

«Ragazzi, dovete imparare a chiedere aiuto»

È possibile essere mamma e contemporaneamente avere una carriera professionale?

Ecco, ha toccato il punto più delicato.

La vera eccezionalità si avrà quando a dirigere un liceo ci sarà una madre, non solo una donna.

Voglio essere franca: posso dirigere il Liceo di Lugano 1 solo perché accanto ho un uomo – un marito – che mi ha sempre sostenuta e che in nome di un lavoro che implica un risvolto etico e sociale, e che incarna ancora un ideale, ha accettato molti sacrifici. Come molti sacrifici in ambito di tempo dedicato alla famiglia sono richiesti ai miei colleghi direttori o vicedirettori: da questo punto di vista non vi sono distinzioni di genere.

Cosa direbbe a una ragazza in difficoltà?

Di imparare a chiedere aiuto. Attribuisco alla parola e al dialogo un grande potere, anche come strumento di conoscenza di sé e di lettura del mondo.

Come ci si rialza dopo un fallimento?

Ponendosi subito una meta sostitutiva, magari più semplice, più vicina, inseguendo la quale si rimane in movimento, e guardando dentro di sé, per capire in che cosa si può ancora migliorare, senza andare a cercare negli altri le colpe del fallimento. Un atteggiamento umile è la premessa per una continua crescita. Insegnare ti ricorda quotidianamente che sei sempre in una continua ricerca e che non si finisce mai di imparare.

Cosa direbbe il bambino che è in lei dell’adulto che è diventata?

«Ma guarda un po’ dove sei arrivata! Non smettere mai di meravigliarti».

Se la sua vita fosse un hashtag, quale sarebbe?

#iniziamodalrispetto

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