La rubrica

«Se hai la cultura, nessuno potrà togliertela»

Cassia Casagrande, responsabile della comunicazione della Camera di Commercio, è la prima protagonista di «Fattore D», una serie di ritratti di donne pensata per dare una speranza ai «divanati», giovani che spariscono dalle statistiche

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Dopo gli studi universitari nel campo delle relazioni internazionali, si è ritrovata quasi per caso alla Camera di Commercio, dove oggi ricopre il ruolo di responsabile della Comunicazione. Il percorso professionale di Cassia Casagrande non è stato lineare, ma per una donna che si definisce “indomabile” non poteva essere altrimenti. Ecco la prima intervista di «Fattore D».

Dove nasce la storia di Cassia?
Ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia composta da persone curiose, creative e intraprendenti. Sono cresciuta con una visione del mondo aperta, senza confini né pregiudizi. La mamma di mio padre fu tra le prime donne del Luganese ad ottenere la patente di guida. Lavorò tutta la sua vita e nemmeno quando ebbe mio padre a 43 anni smise, proprio perché adorava ciò che faceva. La mamma di mia madre, dopo la prematura perdita di mio nonno si rimise in gioco e - grazie anche al suo plurilinguismo - lavorò in ambiti molto diversi. A 50 anni si risposò con un newyorkese e se ne andò a vivere negli Stati Uniti, un Paese che allora era lontano anni luce dalla nostra realtà. E’ sicuramente anche da loro che ho ereditato la mia natura indomabile ed indipendente.

Cassia la ribelle, dunque...
Più che ribelle, dico quello che penso. Sa cosa scrisse di me un mio professore alle Medie? “Cassia darebbe del tu anche a Cristoforo Colombo!”. Sono fatta così. Sono una persona aperta, allergica ai pregiudizi e alle gerarchie.

Cassia Casagrande. (Foto Zocchetti)
Cassia Casagrande. (Foto Zocchetti)

Un lato del carattere un po’ ingombrante quando si è alla ricerca di un lavoro, non crede?
Non direi. Il mio lato indomabile non mi ha ostacolato. Anzi, forse è grazie a questa mia natura che ho trovato lavoro alla Camera di Commercio. La mia apertura sul mondo è stata apprezzata. Non bisogna mortificare sé stessi.

Come è arrivata al mondo della comunicazione?
All’ultimo anno di liceo, mi pre - iscrissi all’Università di Ginevra per seguire la facoltà di Relazioni Internazionali. Alcuni miei professori però me lo sconsigliarono. “Meglio puntare su Economia se vuoi trovare lavoro” mi dicevano. Ho così seguito il loro consiglio. Un anno dopo tornai sui miei passi e seguii Relazioni internazionali. Si rivelò lo studio perfetto per me, ampio, trasversale e con un nesso logico tra passato, presente e futuro. Per il master traslocai a Barcellona. Un anno fantastico, seguito da un’esperienza a Berlino nel campo degli eventi diplomatici, che dal punto di vista professionale, non fu altrettanto positiva. Rimasi molto delusa da quell’ambiente, lo trovai intriso di ipocrisia.

Tornai in Ticino per amore, riscoprendo ciò che già sapevo: è un cantone fantastico!

Ginevra, Barcellona, Berlino: perché fece ritorno in Ticino?
Tornai per amore. Non nascondo che in un primo momento ero un po’ spaesata, ma poi ho riscoperto ciò che già sapevo: il Ticino è fantastico! Dapprima cercai una ventata di internazionalità con uno stage al festival di Locarno. In seguito iniziai a lavorare come redattrice alla RSI e al contempo svolgevo uno stage presso Economiesuisse. Un periodo intenso, che però mi ha dato accesso a due mondi molto diversi e che infine mi ha fatta approdare nell’estate 2014 alla Camera di Commercio. Da settembre 2016 lavoro all’80%, percentuale che mi ha permesso di ottenere una certificazione post universitaria in management a Friborgo e di seguire un teacher training di yoga, disciplina che mi permette di ricentrare il mio carattere impulsivo e trasversalmente curioso. Da gennaio 2018 sono la responsabile della comunicazione della Cc-Ti, un’opportunità immensa, che mi diverte, mi stimola e con la quale sento di poter contribuire al cambiamento.

Un percorso non proprio lineare il suo. E i suoi genitori cosa le dicevano?
L’unica perplessità l’ebbero quando annunciai il mio ritorno in Ticino dopo l’esperienza berlinese. “Che fai, sei sicura?” mi dissero. Volevano che assorbissi il più possibile ciò che gli altri mondi mi permettevano di conoscere. Per fortuna che – nonostante sia tornata in Ticino – ho seguito il loro consiglio e non ho mai smesso di viaggiare. Oggi ho amici in tutto il mondo e ho la convinzione che quando sei lontana dal Paese in cui nasci impari ad arrangiarti.

(Foto Zocchetti)
(Foto Zocchetti)

Lei ha incontrato più ostacoli o più opportunità?
Più opportunità. Non che nella mia vita non abbia incontrato ostacoli, intendiamoci. Secondo me dipende molto da che peso dai ai problemi: se ti sembrano giganteschi saranno insormontabili, se invece li relativizzi, scomponendoli e osservandoli da un punto di vista più pragmatico, riuscirai a superarli. Ho fatto diversi errori nella mia vita e mi sono sempre serviti. Inoltre ho una famiglia, un compagno e degli amici che mi hanno sempre sostenuto e fornito quella sicurezza e serenità di base che mi permettono di rimettermi in gioco e ripartire.

Un insegnamento in particolare dalla tua famiglia?
Il senso di rispetto, responsabilità e il fatto di ragionare sempre con la propria testa invece di seguire le regole solo perché tali. Nonostante la mia famiglia mi abbia permesso di fare di tutto e di più, a partire dal liceo e durante tutti i miei studi ho sempre svolto dei lavori part - time, che mi hanno permesso di uscire dal mondo ovattato della scuola confrontandomi con le esigenze di quello lavorativo, guadagnandomi anche un po’ di indipendenza.

Pregiudizi in quanto donna? Tantissimi. Ad un colloquio mi chiesero: «Quando gli uomini ti guardano per strada, cosa pensi?»

Ci sono stati pregiudizi che ha dovuto combattere in quanto donna?
Tantissimi. Un esempio? Un colloquio di lavoro avvenuto qui in Ticino. Ad un certo punto mi chiesero: “ Cassia, tu che sei una bella ragazza, quando gli uomini ti guardano per strada, cosa pensi?” Risposi seccata che in un colloquio professionale preferivo essere giudicata per il mio cervello e non per il mio aspetto! Questo Cantone è ancora molto indietro sul fronte della parità di genere. E’ assurdo! Con una valorizzazione così limitata di alcune risorse umane importantissime a soffrirne è l’intero sistema, con delle chiare ripercussioni negative sul benessere del nostro Cantone e del nostro Paese.

Cosa consiglierebbe ad una ragazza in difficoltà?
Le direi ciò che ci ha sempre ripetuto mio papà “Se hai la cultura, nessuno potrà togliertela e avrai sempre una risorsa dalla quale ripartire”. Per cui informati e formati costantemente, sii curiosa e non smettere mai di imparare!

Cosa direbbe la bambina che è in lei dell’adulta che è diventata?
Direbbe “Brava Cassia non sei cambiata: non hai tradito la tua natura indomabile e poco diplomatica”.

Se la sua vita fosse un hashtag, quale sarebbe?
Sicuramente #lavitaèbella.

(Foto Zocchetti)
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