Fattore D

«Se persegui i tuoi obiettivi, insisti, resisti, conquisti»

Prosegue la serie di ritratti di donne che ce l’hanno fatta: oggi sotto i riflettori del fattore D, la rubrica curata da Prisca Dindo, c’è Valentina Tamborini

«Se persegui i tuoi obiettivi, insisti, resisti, conquisti»
(foto Putzu)

«Se persegui i tuoi obiettivi, insisti, resisti, conquisti»

(foto Putzu)

Giovane, figlia del capo e donna. Quando suo padre le chiese di tornare in Ticino per seguire le sue orme in azienda, sapeva bene che per lei la strada sarebbe stata in salita. Tuttavia accettò. Partita dalla gavetta, oggi Valentina Tamborini, 32 anni, è una dirigente dell’azienda di famiglia.

Lei è figlia d’arte. La Tamborini vini di Lamone nasce con la sua famiglia. Un destino segnato il suo?

«Il destino magari può essere anche già segnato, ma ognuno di noi può influire molto sul proprio futuro. Dipende da come si agisce. Da piccola, per un certo periodo, volevo diventare profumista. La mia sapiente mamma, che era fiorista, mi istruiva su tutti gli aromi e profumi di questo mondo, dalla tavola alla raccolta di erbe spontanee nel bosco. «Indovina quale spezia ho aggiunto al risotto» diceva a me e a mia sorella, mettendo alla prova il nostro olfatto di bambine. Adoravo questo gioco dei profumi soprattutto quando ci trovavamo immerse nella natura. È in quei luoghi che diventi più percettiva e ti crei un archivio di odori che resterà impresso nella memoria per sempre. Ancora oggi il sentore di sottobosco provoca in me grandi emozioni, proprio come la Madelaine di Proust».

Però non divenne profumista...

«No, ma non sono andata tanto distante. Il vino è formato da una moltitudine di aromi, di profumi che sono strettamente collegati con i fiori, con i frutti, con la natura. Un mondo entusiasmante. Tuttavia, non ritenni necessario entrare subito a far parte dell’azienda della mia famiglia. Per me era essenziale farmi un’esperienza al di fuori di questa realtà. Ricordo che quando avevo 18 anni le sollecitazioni da parte di mio padre in merito al mio futuro erano frequenti. Però lui mi portava raramente in cantina, o a pigiare l’uva con i piedi. Era un uomo molto occupato, non poteva condividere con me tutte le sue attività. All’inizio faticai un po’ a capirlo ma ora a distanza di anni lo ritengo un esempio: ha investito 50 anni della sua vita nell’azienda. Lo stimo molto. Volevo che la mia futura professione fosse legata ad una reale passione, non a qualcosa di imposto. Quindi dovevo capire quale fosse la mia strada giusta, da sola. Perciò sentivo l’esigenza di farmi un’esperienza all’estero».

«Se persegui i tuoi obiettivi, insisti, resisti, conquisti»

I genitori la lasciarono fare...

«Mi diedero carta bianca. Mi buttai nel settore dell’accoglienza. Mi iscrissi alla scuola alberghiera del turismo pensando ad un futuro a Vallombrosa, il nostro bed and breakfast. Tenga conto che a 17 anni avevo già trascorso 8 mesi in Australia per imparare l’inglese e un anno prima soggiornai per un anno a Zugo per il tedesco. Ho puntato sin dall’inizio sulle lingue. E sull’indipendenza, visto che a 18 anni ero già andata ad abitare da sola. Terminata la scuola del turismo, lavorai dapprima all’Hotel Savoy Baur en Ville, un importante Relais et Chateaux a Zurigo, e poi al Principe Leopoldo a Lugano. Sono state delle esperienze che mi hanno fatto crescere molto, anche se talvolta sono state anche molto dure».

Non rimase a lungo in Ticino...

«A 22 anni scoprii l’esistenza in Piemonte dell’Università di Scienze Gastronomiche, fondata da Carlin Petrini, Presidente e fondatore di Slow Food. Mi iscrissi al volo, mi avrebbe aperto le porte sul mondo della gastronomia, dell’enologia e della viticoltura. Dopo essermi laureata, volevo passare dalla teoria alla pratica. Mi rimboccai le maniche, e scelsi di lavorare come cantiniera. La prima vendemmia fu in una stupenda azienda storica di Castellina in Chianti nella fantastica Toscana e per la seconda vendemmia decisi di volare in Australia in Barossa Valley per seguire la vinificazione di altri vitigni. Così riuscii a seguire 2 vendemmie in un anno solo. Anzi: alla fine le vendemmie sono state 3 in 1 anno e mezzo!»

Zurigo, Piemonte, Australia: in Ticino quando tornò?

«Dopo l’Australia, stavo per volare verso la Nuova Zelanda per una nuova esperienza nel campo della vinificazione, quando mio padre mi chiamò e mi disse: “Ora ho bisogno di te”. Disfai le valigie e rimasi in Ticino. Non volevo che il bagaglio di conoscenze di mio padre andasse perso. Era l’agosto del 2013. Iniziai dalla gavetta: dall’impianto di imbottigliamento alla vinificazione e alla gestione delle pratiche colturali in vigneto. Poi passai in ufficio, nell’ambito dirigenziale. Un ruolo quest’ultimo ancora più arduo».

«Se persegui i tuoi obiettivi, insisti, resisti, conquisti»

«La cosa più importante di tutta la vita è la scelta del lavoro ed è affidata al caso». È d’accordo con questa affermazione di Blaise Pascal?

«Per me è solo per metà vera. Posso affermare che la vita è fatta di treni che passano su cui salire, e che la curiosità, la cultura e la formazione continua ti permettono di accrescere le tue conoscenze. Determini tu il tuo percorso, non il caso».

Quanto è stato importante per lei adattarsi?

«Adattarsi è importante! Essere polivalente è fondamentale. Nel mio caso, ho voluto adattarmi alle tradizioni, tentando di valorizzarle. Abbiamo una vera storia da raccontare, e non dobbiamo inventare nessuna “storytelling”. Ma a parer mio, un buon imprenditore deve avere lo sguardo rivolto verso il futuro, essere innovativo e visionario».

Si ricorda quale fu il suo primo ostacolo che dovette affrontare?

«Ci sono stati molti ostacoli che ho dovuto superare. Ma ogni avversità si è trasformata in un’occasione per evolvolvermi e maturare. “Persegui i tuoi obiettivi, insisti, resisti,conquisti”: questo è il mio motto. La determinazione è altresì importante per raggiungere le proprie mete».

«Se persegui i tuoi obiettivi, insisti, resisti, conquisti»

Ci sono stati pregiudizi nel suo mestiere che ha dovuto combattere in quanto donna?

Fate voi: giovane, figlia del capo, e poi pure donna. Le avevo tutte. Oggi non mi preoccupo più! Per certi versi il mio settore era (e sottolineo era) molto maschile. L’importante è la preparazione, la professionalità, e... quel pizzico di sensibilità femminile che non fa mai male.

Cosa consiglia ad una ragazza in difficoltà?

«Credere in se stessa e tenere alta la propria autostima. Secondo me, i risultati prima o poi arriveranno. Chiaro: attorniarsi di persone che ci sostengono quando siamo in difficoltà è importante, tuttavia ogni tanto dobbiamo trovare la forza di farcela da sole».

Cosa direbbe la bambina che è in lei dell’adulta che è diventata?

«Brava, vai avanti così, perché sei solo all’inizio. Vedrai: chi semina raccoglie. E mi raccomando: non perdere mai la tua luce. La tua spontaneità e la tua positività sono parte integrante di te...»

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