«Se sei mamma purtroppo oggi devi fare sacrifici»

Fattore D

Prosegue la serie di ritratti di donne che ce l’hanno fatta: oggi sotto i riflettori del fattore D, la rubrica curata da Prisca Dindo, c’è Sabina Gatto

«Se sei mamma purtroppo oggi devi fare sacrifici»

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«Se sei mamma purtroppo oggi devi fare sacrifici»
Foto Putzu

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Da piccola non voleva saperne dei giochi tradizionali: seguiva suo papà sui cantieri. Oggi è Ceo di un’agenzia immobiliare, ma quando era agli esordi dovette lottare per farsi rispettare.

Da dove parte la sua storia?
Posso dire di essere nata con un destino segnato. Da piccola non giocavo con le bambole o con i bigodini della parrucchiera: seguivo mio padre sui cantieri. Mi arrampicavo sulle ruspe, ammiravo estasiata gli escavatori aprire voragini. Le mie estati erano scandite dal ritmo dei martelli pneumatici ed io ne ero entusiasta. Con il passare del tempo, cambiai visione delle cose. Ampliai il mio sguardo sul mondo della costruzione , appassionandomi di tutto ciò che ruota attorno alla realizzazione di una casa. La ricerca del terreno, la progettazione, la costruzione, la vendita, l’arredamento. Non fu una sorpresa per nessuno quando a 21 anni, al secondo anno di economia e commercio, decisi di lanciarmi anche nel settore immobiliare. Da una parte volevo continuare i miei studi, dall’altra non volevo più dipendere finanziariamente dai miei genitori. Allora abitavo ancora in Italia.

A proposito, cosa dicevano mamma e papà di questa figlia un po’ «maschiaccio»?
I miei genitori mi hanno sempre sostenuta, aiutandomi a scegliere la formazione giusta. Del resto non avevano alternativa: con il carattere che mi ritrovo, sarebbe stato difficile contrastarmi. Devo anche dire che mio padre era orgoglioso di avere una figlia come me. Avrei seguito le orme di mio nonno, pure lui costruttore, e ciò non poteva che renderlo molto fiero.

«Se sei mamma purtroppo oggi devi fare sacrifici»
Mi ricordo che a 23 anni mi vestivo già come una “signora”, con tanto di tailleur e scarpe decolleté

Quanto è stato importante adattarsi?
Quando nel 2007 mi trasferii qui in Ticino per iniziare a lavorare nel settore immobiliare, dovetti adattarmi molto. Sia perché ero molto giovane, sia perché ero donna. Mi ricordo che a 23 anni mi vestivo già come una “signora”, con tanto di tailleur e scarpe decolleté. Avevo la netta sensazione che se avessi voluto farmi ascoltare dai clienti dovevo per forza sembrare più matura e vestirmi in modo elegante. Io ero una giovane alle prime armi e dovevo confrontarmi con direttori di banca, CEO di aziende, avvocati. Un mondo di soli uomini molto più anziani di me. Poi capii che in realtà non contavano le apparenze. Più del look, è stata la competenza a far la differenza.

«La cosa più importante di tutta una vita è la scelta del lavoro, ed è affidata al caso». Una frase di Blaise Pascal. La trova corretta?
Non posso certo dire che la scelta del mio lavoro sia stata affidata al caso, ma il Paese in cui vivere e lavorare sì. Fino al 2007 abitavo a Luino con i miei genitori. Vivevamo bene, non ci mancava nulla. Tuttavia avevo un cruccio: il mio compagno, nel frattempo diventato mio marito, meritava un posto di lavoro migliore di quello che aveva allora. Perciò cominciai a spulciare per lui gli annunci di lavoro. Ne trovai uno molto interessante per me a Lugano. Un posto che mi avrebbe permesso di guadagnare continuando però a studiare. È così che arrivai in Ticino, casualmente. In seguito anche mio marito trovò lavoro nel Sopraceneri.

Conta più la fortuna o la dedizione?
La fortuna ti può aiutare per un anno, massimo due. Poi salta tutto. Un’azienda come la nostra, con due sedi e 18 collaboratori, non può permettersi il lusso di dipendere dall’imponderabile. Oggi il mercato è colmo di insidie e per stare a galla occorre inventarsi ogni giorno, scovare nuovi ingredienti, rinnovare la propria attività senza farsi sorprendere dalle nuove tendenze. Un esempio. Oltre alla attività immobiliare ero proprietaria di un negozio d’abbigliamento. Si trovava in via Bossi 19 a Lugano. Uno spazio al quale tengo molto perché anni prima aveva accolto la prima sede della Sit Immobiliare. Ad un certo momento le cose cominciavano ad andare molto male. Avrei dovuto chiudere l’attività ma mi rifiutai, per me sarebbe stata una sconfitta troppo cocente. Mi venne un’idea: trasformarlo in un Concept Store. Bellezza, moda e un parrucchiere sotto un unico tetto. Fu una scelta vincente. Non solo abbiamo recuperato l’investimento, ma l’attività sta andando molto bene.

Gli inizi della mia carriera furono costellati da circostanze poco piacevoli

Quale fu il primo ostacolo che incontrò nella sua carriera?
I pianti, la disperazione del primo posto di lavoro. Come dimenticarli? Gli inizi della mia carriera furono costellati da circostanze poco piacevoli. Ricordo che una volta chiesi al mio datore di lavoro un aumento di 100 franchi. Pensavo di meritarmeli visto che la sera mi fermavo a fare le pulizie e il sabato mi capitava di lavare i vetri. Ebbene: lui me lo negò. Me lo comunicò al termine di una riunione fiume, durante la quale mi snocciolò una serie di miei presunti errori. Fu una delusione cocente. Eppure strinsi i denti e andai avanti. Sapevo che se avessi voluto diventare una imprenditrice avrei dovuto fare tanta gavetta, ingoiando molti bocconi amari. Nel marzo 2006 aprii la Sit, la mia agenzia immobiliare. Fu un momento incredibile. I primi anni sono stati davvero intensi, con giornate fitte di appuntamenti. Per fortuna i miei genitori sono stati al mio fianco, con mia mamma che si era nel frattempo trasformata nel mio braccio destro, accogliendo i clienti che varcavano la soglia della Sit.

Al giorno d’oggi una donna in carriera è costretta a far sacrifici se vuole diventare mamma

Cosa significa essere donna oggi?
Forse il mio più grande rammarico è quello di non veder crescere i miei due figli. Per fortuna mio marito lavora nella stessa sede e ciò ci aiuta molto: in caso di problemi, uno dei due corre. Al giorno d’oggi una donna in carriera è costretta a far sacrifici se vuole diventare mamma. Comunque sia, non tornerei indietro: fare la mamma full time sarebbe stato impossibile. Adoro i miei figli, come adoro il mio lavoro. Sarei caduta in depressione se fossi rimasta a casa. I sacrifici sono molti, non so quante volte abbia cenato mangiando frettolosamente in piedi un boccone. Tuttavia ce la si può fare, grazie anche all’aiuto di mio marito e dei miei genitori.

L’importante è di avere un sogno nel cassetto da realizzare

Cosa suggerirebbe ad una ragazza in difficoltà?

Le direi di formarsi. Frequentare corsi, imparare nuove nozioni. Lanciarsi in nuovi stages per capire verso quale direzione intende andare. Poi di stringere i denti, di tener duro, perché prima o poi le difficoltà si sormontano. L’importante è di avere un sogno nel cassetto da realizzare.

Lo dico sempre anche ai miei collaboratori: dietro ad ogni fallimento c’è una lezione da trarre

Come ci si rialza dopo un fallimento?
Con qualche ossa rotta, è inevitabile. I fallimenti vanno però sempre analizzati. Soltanto grazie agli anticorpi si evitano le ricadute. Lo dico sempre anche ai miei collaboratori: dietro ad ogni fallimento c’è una lezione da trarre.

Cosa direbbe la bambina che è in lei dell’adulta che è diventata?
Brava continua così. Anche se hai tanta strada ancora da percorrere...

Se la sua vita fosse un hashtag, quale sarebbe?
#nevergiveup

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