Fiscalità dei frontalieri, per il Governo «serve un piano B»

L’accordo

Il Consiglio di Stato ha commissionato all’università di Lucerna uno studio per valutare le conseguenze di un’eventuale disdetta dell’accordo del 1974

Fiscalità dei frontalieri, per il Governo «serve un piano B»

Fiscalità dei frontalieri, per il Governo «serve un piano B»

Sono ormai passati 5 anni da quando il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri è stato parafato da Berna e Roma. Ma da quel 22 dicembre 2015 il dossier è completamente fermo e il Consiglio di Stato non vuole più attendere. Il Governo cantonale per smuovere le acque ha commissionato all’università di Lucerna uno studio per analizzare le conseguenze di un’eventuale disdetta dell’accordo del 1974. Secondo lo stesso Esecutivo cantonale, come anticipato oggi dalla RSI, questa ipotesi (la cui competenza spetta al Consiglio federale) non dovrebbe essere scartata. O perlomeno è necessario avere un piano B nel caso in cui il dossier dovesse restare fermo al palo. Rispondendo a diversi atti parlamentari, il Consiglio federale ha sempre criticato la possibilità di disdire l’attuale accordo, poiché potrebbe avere conseguenze negative per la Confederazione e per il Ticino. Conseguenze negative che però, secondo il presidente del Consiglio di Stato Christian Vitta, sarebbero tutte da comprovare. Per questo motivo è necessario uno studio giuridico per avere «elementi concreti e di merito» per valutare le conseguenze di un’eventuale disdetta dell’accordo. «Per noi - ha spiegato Vitta alla RSI - lo scenario prioritario è la firma dell’accordo. Tuttavia se questa intesa dovesse essere continuamente posticipata vogliamo tematizzare in maniera documentata questo scenario». Lo studio dovrebbe essere disponibile prima dell’estate.

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