Ginnastica e tutina: «Così si esaltano i movimenti e i gesti atletici»

Il caso

Fulvio Castelletti, responsabile dell’artistica in seno all’Associazione cantonale ticinese di ginnastica, risponde alle perplessità sollevate da due deputate del PS

Ginnastica e tutina: «Così si esaltano i movimenti e i gesti atletici»
La ticinese e nazionale rossocrociata Ilaria Käslin al Memorial Gander del 2016. (Foto Archivio CdT)

Ginnastica e tutina: «Così si esaltano i movimenti e i gesti atletici»

La ticinese e nazionale rossocrociata Ilaria Käslin al Memorial Gander del 2016. (Foto Archivio CdT)

Ginnastica e tutina: «Così si esaltano i movimenti e i gesti atletici»
Ancora la Käslin al concorso internazionale di Chiasso di due anni fa. (Foto Archivio CdT)

Ginnastica e tutina: «Così si esaltano i movimenti e i gesti atletici»

Ancora la Käslin al concorso internazionale di Chiasso di due anni fa. (Foto Archivio CdT)

LUGANO - Le deputate del PS Tatiana Lurati e Gina La Mantia hanno puntato il mirino sull’abbigliamento utilizzato dagli sportivi e in particolare dalle ginnaste, sottolineando in un’interrogazione inviata al Governo cantonale quanto segue: «Questa tendenza alla sessualizzazione che può condizionare le giovanissime ragazze proprio nella loro fase di crescita puberale e di sviluppo identitario, si ritrova anche nelle indicazioni sulle tenute di ginnaste e ginnasti nelle “Prescrizioni tecniche attrezzistica 2019” dell’Associazione Cantonale Ticinese di Ginnastica». Abbiamo chiesto un parere a Fulvio Castelletti, che non solo è un grande esperto di ginnastica (tra l’altro scrive sulle colonne del Corriere del Ticino) ma soprattutto è il responsabile della commissione tecnica dell’artistica in seno all’ACTG, l’Associazione cantonale ticinese di ginnastica. Fulvio Castelletti - storico dirigente della SFG Chiasso, società che ogni due anni dà vita al Memorial Gander, uno dei concorsi più prestigiosi del panorama internazionale della ginnastica artistica - inizialmente esprime stupore sulla questione. Dopo di che espone le sue considerazioni sia per quel che riguarda sia la tecnica sia l’estetica di uno sport qual è la ginnastica. «In primo luogo - spiega Castelletti - la ginnastica in tutte le sue forme esalta l’espressività del corpo, tanto femminile quanto maschile. Quindi è soprattutto sul corpo, sulla sua bellezza e sulla capacità di portarlo a eseguire esercizi anche molto difficili che si punta in questo nostro sport. Tanto che l’abbigliamento dei ginnasti, di per sé, è anche la cosa che meno conta. Infatti, il bello della ginnastica è proprio vedere cosa riescono a fare le atlete e gli atleti, come la forza dei muscoli si può trasformare in eleganza dei movimenti e - perché no? - anche in sensualità, per ciò che concerne le ginnaste dell’élite». E perché gli abbigliamenti sono così diversi? «La tutina per le ragazze e le donne - prosegue Castelletti - innanzitutto permette una grande libertà di movimento e quindi non può che essere l’ideale, da questo punto di vista. Vi immaginate come potrebbe trovarsi in difficoltà un’atleta che per esempio si esibisce alla trave con un altro tipo di tenuta? Inoltre, mi si permetta di dire che la tutina o body che chiamar si voglia si addice particolarmente alla bellezza del corpo femminile, naturalmente già aggraziato per quel che concerne le ginnaste. Passando agli uomini, alla canotta attillata si accompagnano pantaloni lunghi per gli esercizi ad anelli, alle parallele e alla sbarra. Quelli corti, invece, sono obbligatori per suolo - corpo libero - e volteggio perché in queste specialità una componente fondamentale sono gli arti inferiori, le gambe». Quindi, nessuna discriminazione di genere in seno all’ACTG... «Direi proprio di no. Anzi, assolutamente no. I nostri regolamenti sono stati stilati tenendo conto di quelli internazionali, che per l’abbigliamento indicano esattamente le stesse regole per ogni specialità ginnica. E davvero non ci vedo proprio nulla di male, perché ginnaste e ginnasti possono esprimersi nel migliore dei modi con il loro corpo in uno sport che fa del corpo il suo fulcro».

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