Giovani e violenza: è il terzo grosso caso

L’inchiesta

Dopo la baby gang del Mendrisiotto e la trentina di denunce a Lugano la scorsa estate, un altro episodio scuote il Ticino - Cinque arresti anche per aver puntato una pistola softair

Giovani e violenza: è il terzo grosso caso
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Aprire la porta di casa, probabilmente senza sospettare nulla, trovarsi con una pistola puntata addosso da un gruppo di giovani ed essere minacciato. Non è un’esperienza frequente alle nostre latitudini, certamente non piacevole. Eppure di recente è toccata al padre di un 17.enne nella cintura urbana di Lugano. A minacciarlo erano conoscenti del figlio, figlio che è poi stato arrestato.

La segnalazione di questo preoccupante episodio, risoltosi senza ferimenti, ha poi dato il là a «un importante lavoro investigativo», per usare le parole di Ministero pubblico, Magistratura dei minorenni e polizia cantonale, che ne hanno dato notizia ieri. Lavoro che ha portato in seguito all’identificazione e al fermo di cinque fra giovani e giovanissimi, tutti domiciliati nel Luganese, compreso, come detto, il figlio dell’uomo contro cui è stata puntata la pistola. Grazie alle risultanze d’indagine, gli inquirenti hanno potuto stabilire che l’episodio della pistola - che si è poi rivelata essere un’arma softair - andava inquadrato in una più ampia vertenza che vedeva opposti i giovani poi arrestati; vertenza dovuta probabilmente a questioni legate allo spaccio di droga, marijuana per la precisione. Spaccio che la Magistratura sospetta essere piuttosto importante. In manette, oltre al figlio dell’uomo minacciato, sono finiti un 20.enne, un 19.enne, un altro 17.enne e un 16.enne.

In base alle ricostruzioni sono stati gli ultimi quattro, con responsabilità differenti, a presentarsi a casa del genitore armati e a minacciare lui e suo figlio. L’inchiesta è coordinata dal procuratore pubblico Roberto Ruggeri e dalla Magistratura dei minorenni. La misura restrittiva della libertà nei confronti dei due maggiorenni è già stata confermata dal Giudice dei provvedimenti coercitivi. L’inchiesta ora prosegue al fine di determinare con più chiarezza la dinamica dei fatti e i rispettivi ruoli, nonché l’ampiezza dell’attività di spaccio e vendita al dettaglio di stupefacenti. Le ipotesi di reato promosse a vario titolo ai cinque membri del gruppo sono quelle di minaccia, coazione, infrazione e contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti, nonché infrazione alla Legge federale sulle armi, gli accessori di armi e le munizioni.

I due precedenti

Stando a quanto appreso, quella di cui riportiamo su queste colonne è una vicenda a sé stante. Non ci sono, in altre parole, collegamenti con i due casi emersi quest’estate e che hanno visto come protagonisti giovani e adolescenti: la baby gang del Mendrisiotto (una vera e propria banda) e il gruppo di ragazzi spacciatori di hashish nel Luganese. A beccarsi una denuncia era stata una settantina di giovani, fra cui diversi minorenni. Anche queste due vicende, pure se emerse a ridosso una dall’altra, non erano collegate. I fatti più gravi erano relativi alla banda attiva nel Mendrisiotto, che aveva richiesto due anni e mezzo per essere sgominata. Secondo gli inquirenti, a capo vi era un 23.enne della regione, tuttora in attesa di giudizio. Con lui erano finiti in carcere altri quattro giovani e una quarantina di ragazzi era stata denunciata.

La baby gang si sarebbe macchiata di almeno una sessantina di reati, fra cui furti, estorsioni e spaccio. Il nucleo principale - composto dai cinque finiti in carcere - reclutava di volta in volta, per compiti specifici, altri giovani della regione. Questo fino ad arrivare a creare una rete di membri - più o meno consapevoli - composta da quasi cinquanta persone. Una gang che nel Mendrisiotto si era fatta una nome e che incuteva parecchio timore. Anche fra gli altri spacciatori della zona, perché sovente era derubando loro che la banda si riforniva della droga. Nessuno del gruppo attivo a Lugano, invece, è finito in carcere. Ma una trentina di ragazzi si è presa una denuncia a piede libero. In città i giovani spacciavano hashish e marijuana (almeno tre chili), nonché pastiglie di Xanax e lo sciroppo per la tosse Makatussin, che contiene codeina. Per farlo, avevano anche falsificato delle ricette.

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