«Ha truffato il principe e la marchesa»

Lugano

Ha attinto dal patrimonio affidatogli i soldi nel tentativo di sistemare un investimento precedente andato male

«Ha truffato il principe e la marchesa»
© CdT/Chiara Zocchetti

«Ha truffato il principe e la marchesa»

© CdT/Chiara Zocchetti

Una storia ricca di sangue blu: un titolo nobiliare – quello di principe – da lasciare in eredità, un grande patrimonio basato in Svizzera fin dal 1937 curato da una discendenza familiare e, per finire, l’oro della marchesa. Un nobile intreccio che, ieri, è approdato davanti alla Corte delle assise criminali di Lugano. Sullo sfondo, come detto, gli averi dell’ultimo principe di Genova che, sin dagli albori, ha sempre affidato i propri interessi a una famiglia di fiduciari: prima il padre, poi il figlio. Ed è proprio quest’ultimo che ieri si sarebbe dovuto presentare davanti alla Corte presieduta dalla giudice Francesca Verda Chiocchietti. Sarebbe, perché un certificato medico consegnato all’ultimo minuto ha fatto sì che il processo si sia svolto in sua assenza. Difeso dall’avvocato Filippo Ferrari, l’uomo – un 67.enne residente a Lugano – si è reso colpevole di truffa, ripetuta appropriazione indebita e falsità in documenti ed è stato condannato a una pena di 24 mesi sospesi per un periodo di prova di due anni. Una vicenda, come detto, che tocca la nobiltà ma che, per la procuratrice pubblica Chiara Borelli, è figlia di un’operazione finanziaria andata male che ha portato al classico «buco tappa buco». Tutto nasce da un investimento che l’imputato, più di 20 anni fa, propone a suoi amici.

Un investimento austriaco, o forse tedesco, che va male. E l’imputato, spinto da una sorta di debito morale, prova a porvi rimedio. Come? Attingendo al patrimonio del principe (e di una marchesa nel frattempo deceduta). E così – secondo quanto ricostruito dall’inchiesta – tra il luglio del 2007 e il gennaio dell’anno seguente – il fiduciario, che sapeva di godere della piena fiducia del principe, gli propone un primo investimento – «simulato» secondo l’accusa – da mezzo milione di euro. Ve n’è in seguito un secondo, dello stesso importo, che però il fiduciario «impiega a favore dei suoi clienti-amici» citati in precedenza. Tra il 2010 e il 2013, invece, l’uomo intavola la vendita di 400 azioni della società del principe, per un prezzo di circa 1,5 milioni di franchi. Nel 2014, invece, vende 4 lingotti a lui affidati da una marchesa, tenendo per sé il provento della vendita, circa 150mila franchi. Sempre basandosi sulla fiducia. Il castello, però, comincia a cadere quando i nuovi commercialisti del principe chiedono conto delle operazioni. Questo anche a seguito della voluntary disclosure (uno strumento che il fisco italiano mette a disposizione dei contribuenti per sistemare la propria posizione fiscale). Inoltre il nobile (che non ha discendenti diretti) decide di avviare le pratiche per far ereditare il titolo a un cugino, marito di una componente della famiglia reale belga. Ed è proprio sulla base di questo che, alla fine, il principe – patrocinato dall’avvocato Luca Marcellini – decide di presentare denuncia. Per la procuratrice pubblica non ci sono dubbi: l’imputato «è un po’ un cantastorie» che «ha tradito la cieca fiducia che i clienti riponevano in lui». Per questo ha chiesto che venisse condannato a una pena di 28 mesi di carcere, 8 dei quali da espiare. Il legale della difesa si è invece battuto per la piena assoluzione: «Ha pasticciato, ha capito di aver fatto qualcosa di sbagliato. Ma – ha ribadito durante l’arringa contestando che si sia appropriato delle azioni – il principe qualcosa sapeva». Tesi, quest’ultima, rigettata dalla Corte: «Ha tradito la fiducia» del principe e della marchesa e si è macchiato «di una colpa tendenzialmente grave».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Ticino
  • 1

    Fuggi dalla prigione, ma è un videogioco

    La novità

    Niente auto, niente telefonini, un paesaggio irriconoscibile... Con la realtà virtuale si viaggia indietro nel tempo per scoprire segreti e storie del Castello di Locarno — Alla scoperta del progetto che ha vinto gli Swiss Game Awards

  • 2

    Braccialetto elettronico, si prova la sorveglianza attiva

    giustizia

    Da gennaio si parte con il monitoraggio passivo per gli autori di violenza domestica e stalking in ambito civile – Frida Andreotti: «Ripetute violazioni delle ordinanze restrittive possono avere conseguenze gravi» – Il Ticino vuole andare oltre e avvierà un progetto pilota sul piano penale

  • 3

    Frontalieri, l’accordo tolto dal cassetto

    confine

    Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge di ratifica dell’intesa siglata un anno fa - Il nuovo regime fiscale dovrebbe quindi entrare in vigore nel 2023 - Alessandro Alfieri: «Rispetteremo - gli impegni presi» - Andrea Puglia: «Da Roma un segnale istituzionale importante verso la Svizzera»

  • 4
  • 5
  • 1
  • 1