I dubbi su AstraZeneca, tra fatti e opinioni

Coronavirus

Dopo la levata di scudi avvenuta in Germania contro il prodotto anglo-svedese, anche la Svizzera e il Ticino ci vanno cauti, ma c’è chi mette in guardia dal trattare i vaccini come dei beni privati qualsiasi, permettendo di scegliere tra questo e quello

I dubbi su AstraZeneca, tra fatti e opinioni
EPA/Johan Nilsson

I dubbi su AstraZeneca, tra fatti e opinioni

EPA/Johan Nilsson

Si infittiscono le polemiche attorno all’efficacia del vaccino prodotto dall’azienda biofarmaceutica anglo-svedese AstraZeneca, sul quale, questa mattina, si è espresso anche il farmacista cantonale ticinese Giovan Maria Zanini. Circa tre settimane fa, Swissmedic aveva asserito che le informazioni in suo possesso non sono ancora sufficienti per concedere l’omologazione del farmaco in Svizzera e che occorrono ulteriori studi per ottenere dati sulla sicurezza, sull’efficacia e sulla qualità del preparato. Da allora, l’Istituto svizzero per gli agenti terapeutici non si è più espresso in merito, ma altre voci, alcune più altre meno autorevoli, si sono aggiunte a minare la fama del vaccino in questione.

Gli elementi a favore

Dopo aver ricevuto il benestare dall’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), dalla Commissione europea e dall’Agenzia europea dei medicinali (EMA), il prodotto di AstraZeneca è già stato adottato in molti Paesi del mondo. In Italia, il Ministero della Salute ha pubblicato ieri una circolare in cui innalza da 55 a 65 anni l’età di chi potrà ricevere il vaccino anti-COVID anglo-svedese. La decisione è stata presa dopo il parere della Commissione dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) e arriva «da nuove evidenze scientifiche che riportano stime di efficacia del vaccino superiori a quelle precedentemente riportate». Allo stesso tempo - la notizia è di ieri - uno studio scozzese, svolto sull’insieme delle persone vaccinate finora in questa nazione del Regno Unito (Paese che in totale ha somministrato 18 milioni di dosi), afferma che il siero di AstraZeneca sia particolarmente efficace, anche dopo una sola dose, nel prevenire il contagio di casi gravi. Le conclusioni dello studio britannico attestano «una significativa riduzione» dei rischi di un contagio da COVID tale da comportare il ricovero dopo la somministrazione di una sola dose di tutti e due gli antidoti. Dopo 4 settimane dall’assunzione, il pericolo di finire in ospedale risulta quasi azzerato nel caso di AstraZeneca (meno 94%) e considerevolmente ridotto (dell’85%) anche con Pfizer BioNTech.

Le polemiche in Germania

La situazione è invece molto diversa in Germania dove il preparato ha raccolto critiche all’interno degli ambiti ospedalieri. Nel Saarland, Land nel sud-ovest del Paese, un quarto delle persone che aveva già preso un appuntamento per essere vaccinato non si è presentato per paura di ricevere una dose del prodotto di AstraZeneca, considerato di qualità inferiore, piuttosto che quello di Pfizer, che le polemiche hanno contribuito a proclamare il più popolarmente apprezzato. A contribuire, ci sono state anche alcune esternazioni che hanno avuto eco nazionale: un funzionario del Governo regionale ha messo in dubbio che questo vaccino possa garantire l’immunizzazione delle fasce più anziane della popolazione e, secondo quanto riportato dal quotidiano Die Welt, il vaccino avrebbe «innescato» degli effetti collaterali in Nord Reno-Westfalia.

Il caso di Münster

La prima di queste critiche non è stata poggiata su una base scientifica, mentre la seconda si giustifica con una notizia spiegata dal quotidiano locale Westfaelische Nachrichten in cui si narra del caso di Münster. Nella cittadina tedesca, circa il 30% dei medici e del personale del servizio di emergenza ha infatti rifiutato di ricevere il vaccino. Questo sarebbe dovuto al fatto che alcuni tra i colleghi che hanno ricevuto la dose non siano stati in grado di presentarsi al lavoro il giorno seguente. Intervenuto a placare gli animi, un portavoce del Ministero della Salute regionale ha ribadito che il vaccino AstraZeneca non è di «seconda classe», concetto ripetuto anche dal suo collega bavarese, secondo cui il farmaco è «efficace e sicuro».

Seguono anche Francia, Svezia e Italia

La campagna contro AstraZeneca non si limita però alla Germania, esempi simili sono avvenuti anche in Francia, dove Clément Beaune, il ministro degli Affari europei, ha addirittura definito il prodotto «inutile», e in Svezia, dove, nella regione del Södermanland (che include Stoccolma), è stata sospesa la vaccinazione per segnalazioni di effetti collaterali. Segnalazioni critiche che si stanno facendo avanti nelle ultime ore anche a Napoli, in Italia.

«Attenzione all’elitarismo quando si tratta di vaccini»

«Quanto accaduto in Germania la scorsa settimana è la prova che nell’opinione pubblica i vaccini sono diventati un bene privato e la gente adesso vuole questo, non quello», scrive oggi sul Corriere della Sera il giornalista tedesco Wolfgang Müncheau. «La gente ha cominciato a trattare la vaccinazione alla stregua di un bene privato. Vogliono la Mercedes, non la Volkswagen. Sono convinti della superiorità del vaccino BioNTech rispetto a quello di AstraZeneca. La campagna diffamatoria contro quest’ultimo rischia di rivelarsi una catastrofe sotto molti aspetti e getta il discredito sull’efficacia di un vaccino economico e disponibile, che può essere conservato in un normale frigorifero e somministrato dalle farmacie», mette in guardia il corrispondente germanico sul sito del quotidiano italiano.

E la Svizzera come si pone?

L’autorità svizzera per l’omologazione dei farmaci Swissmedic, come anticipato in principio, ha chiesto che le venisse fornita ulteriore documentazione prima di potersi esprimere sulla sicurezza e l’efficacia del prodotto di AstraZeneca. È pur vero che, finora, non ci sono tuttavia stati elementi che dimostrassero il contrario. Gli studi e le autorità competenti che si sono già espresse ufficialmente, lo hanno fatto in favore del farmaco, salvo per una ricerca sudafricana in cui vengono espresse criticità. I principali dubbi riferiti al siero arrivano piuttosto da fatti di cronaca il cui nesso o pericolo imputabile al vaccino in questione non sono stati accertati.

Un dilemma morale

Sulla base dell’analisi contenuta nel summenzionato studio sudafricano, tuttavia, la Confederazione, che ha già ordinato 5,3 milioni di dosi dalla casa farmaceutica, starebbe pensando di rivendere le fiale prenotate. Lo ha indicato la vicedirettrice dell’Ufficio federale della sanità pubblica Nora Kronig alla «NZZ am Sonntag». È forse anche in base a questi elementi che si aggiungono alla matassa che, nel corso della conferenza stampa odierna, il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini ha detto: «Lasciatemelo dire, per me (il fatto che ancora non sia arrivata l’omologazione, ndr.) è una buona notizia: la protezione che il vaccino di AstraZeneca può fornire non è alta quanto quella dei vaccini di Pfizer BioNTech e Moderna. Dal punto di vista etico sarebbe quindi un grande dilemma averlo a disposizione e decidere se usarlo o meno».

Aspettando l’eventuale omologazione

Gli elementi da considerare sembrano essere tanti e, tra questi, molti non sono ancora stati del tutto chiariti. In attesa che l’Istituto svizzero per gli agenti terapeutici si esprima o che altri fatti si aggiungano, non resta che continuare a monitorare gli eventi e le ricerche in corso riguardo al vaccino di AstraZeneca per capire se i timori montanti sono fondati oppure se ha ragione Wolfgang Müncheau quando dice che sta diventando una questione di scelta. Affaire a suivre.

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