«I più vulnerabili in Ticino? I giovani non formati e gli over 55 senza lavoro»

Dati

Nonostante l’economia sia in ripresa, la povertà in Svizzera aumenta - Ne abbiamo parlato con Caritas e il DSS

«I più vulnerabili in Ticino? I giovani non formati e gli over 55 senza lavoro»
(Foto Zocchetti)

«I più vulnerabili in Ticino? I giovani non formati e gli over 55 senza lavoro»

(Foto Zocchetti)

NEUCHÂTEL/BELLINZONA - In un contesto di crescita economica moderata il tasso di povertà è aumentato, mentre la quota di aiuto sociale è rimasta stabile. È in tendenziale aumento la disoccupazione di lunga durata e, parallelamente alla crescita della popolazione di 65 anni e più, sono aumentate le spese sociali per la vecchiaia e la malattia. È quanto viene pubblicato nel terzo rapporto statistico sulla situazione sociale della Svizzera, stilato dall’Ufficio federale di statistica (UST).

Secondo l’UST, in Svizzera circa 670.000 persone sono colpite dalla povertà. I poveri reddituali nel 2017 erano l’8,2 % della popolazione (quasi +10% dal 2016). Nonostante la situazione economica più favorevole, il numero di persone in povertà è aumentato costantemente dal 2014. La povertà colpisce soprattutto le famiglie monoparentali (in crescita), i single e le persone senza una formazione postobbligatoria. Non è assurdo che l’economia sia in ripresa e al contempo la povertà aumenti? «Il fatto è che il nostro sistema di sicurezza sociale fa fatica a stare al passo con i nuovi bisogni nati nell’ultimo ventennio», afferma Roberto Sandrinelli della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie del DSS. «Prendiamo l’esempio delle famiglie monoparentali: il nostro sistema alla sua nascita non è stato pensato per loro». All’epoca non ve ne erano molte.

Più fortunati di altri connazionali

Il tasso di povertà dell’8,2%, spiega l’esperto, va inteso in senso lato. Rappresentare in dati la povertà o la ricchezza di un Paese è un esercizio complicato in cui possono essere presi in considerazione o esclusi vari parametri. Basti pensare che una misurazione della povertà considerando solo il numero di persone cadute in assistenza, le cifre sono più basse di quelle presentate dall’UST: «A livello nazionale sono il 3,3%, mentre in Ticino il 2,6%». Sì, perché - spiega Sandrinelli - in Ticino esistono misure che non si trovano in tutti i cantoni. Ad esempio gli assegni di prima infanzia e integrativi, che aiutano le famiglie a non cadere in assistenza. «Non solo, in Ticino le scuole della prima infanzia sono gratuite, sostenendo una migliore conciliazione di lavoro e famiglia», aggiunge Dante Balbo di Caritas Ticino.

I due esperti sono d’accordo: nel nostro cantone i due gruppi più vulnerabili sono quello dei giovani senza formazione, destinati a non trovare lavoro e non essere coperti dalla disoccupazione proprio perché non hanno mai avuto un impiego, e i disoccupati over 55. Categoria, quest’ultima, confrontata con il problema dell’assenza d’impiego «cronica». Il tasso di disoccupazione ai sensi dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) ha registrato una progressione marcata tra il 2001 e il 2003, come pure tra il 2008 e il 2010. Dal 2013 questo tasso si è stabilizzato, per poi attestarsi al 4,7% nel 2018. La disoccupazione di lunga durata in questi ultimi anni è stata tendenzialmente in rialzo, emerge dal rapporto dell’UST. Che conferma: a esserne particolarmente coinvolti sono i lavoratori più anziani.

Altro dato emerso dal rapporto: se le spese dell’aiuto sociale sono rimaste stabili, quelle per la sicurezza sociale continuano ad aumentare. Nel 2017 hanno raggiunto i 175 miliardi di franchi, ovvero il 26,1% del prodotto interno lordo. L’incremento ha riguardato principalmente gli ambiti della vecchiaia e della sanità. Fra le cause di questo fenomeno c’è indubbiamente l’invecchiamento della popolazione. «E in Ticino abbiamo un grande disquilibrio demografico», commenta Sandrinelli. «Siamo il cantone con il maggior numero di persone oltre i 65 anni d’età e con il più basso tasso di natalità. Una volta questa situazione veniva meglio contrastata dall’immigrazione. Ma ora che questa è diminuita dobbiamo chiederci chi pagherà i contributi per l’AVS e chi farà girare l’economia».

Per Caritas Svizzera il fatto che lo scorso anno il Consiglio federale si sia ritirato dalla politica di lotta alla povertà si sta rivelando controproducente. Il problema non può essere semplicemente addossato ai Cantoni e ai Comuni. Urge una strategia nazionale che includa anche la società civile. La priorità va data alla garanzia del minimo vitale e alla partecipazione sociale, alle possibilità di formazione continua e a una migliore armonizzazione tra vita professionale e vita privata. Per Dante Balbo, in Ticino bisogna offrire una maggiore formazione all’uso del denaro per evitare l’indebitamento, prevenire il fallimento di chi vuole mettersi in proprio dopo un lungo periodo senza lavoro, permettere in modo più concreto a chi ha un permesso B di chiedere l’assistenza e dare la possibilità ai giovani formati ma in assistenza di riformarsi per cambiare settore se continuano a non trovare impiego nel loro.

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