I primi 25 anni dell’università, «Nozze d’argento col territorio»

Il traguardo

L’USI celebra l’importante traguardo e getta le basi per il futuro, tra innovazione e sostenibilità - Il rettore Boas Erez: «Festeggiamo con tutto ilTicino» - Il consigliere federale Ignazio Cassis: «Più scienza nella diplomazia»

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I primi 25 anni dell’università, «Nozze d’argento col territorio»

(Aggiornato alle 18) L’Università della Svizzera italiana taglia il traguardo dei 25 anni. Oggi, in occasione del Dies academicus, l’USI ha celebrato il quarto di secolo di vita con una speciale formula multi-sito. Il fulcro della cerimonia si è infatti svolto a Lugano, ma non sono mancati i collegamenti con Airolo, Bellinzona, Locarno e Mendrisio.

Da nord a sud

L’USI «festeggia le nozze d’argento con il territorio, da nord a sud del cantone», ha esordito il rettore Boas Erez. Un’immagine che spiega bene il legame che l’università intende consolidare con il Ticino. L’USI «appartiene a tutto il cantone» e tutti devono «sentirla come propria e imparare ad amarla», ha sottolineato da Bellinzona Mario Branda. Un concetto condiviso anche dal sindaco Samuele Cavadini: «L’Accademia ha cambiato Mendrisio, ha creato un’identità universitaria che ha modificato il tessuto culturale, sociale ed economico del Borgo». «Una realtà arricchente per il territorio» è stata invece la definizione scelta da Marco Borradori. «Non solo per i cittadini, ma anche per i turisti, che trovano ad accoglierli un ambiente più stimolante e brioso». Ecco allora la sfida della Città: «Lavorare per diventare una vera città universitaria». L’importanza di avere «un centro del sapere» sul territorio, specialmente «in un momento di rapidi cambiamenti», è stata ribadita anche dal presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli, secondo il quale «l’USI deve saper guardare al futuro, con l’ambizione di essere una voce rispettata nel panorama universitario svizzero».

I nuovi orizzonti

L’impegno dell’ateneo nei confronti del territorio che la circonda è contenuto anche nella nuova Charta dell’USI presentata dal rettore. Un documento nel quale sono raccolti i principi fondamentali dell’università, fra i quali figura la volontà di «sostenere l’innovazione del tessuto economico e sociale della regione». Senza dimenticare «la responsabilità nei confronti della società di oggi e nella costruzione di quella di domani». A questo proposito, Boas Erez ha introdotto il primo rapporto sulla sostenibilità e sull’impatto ambientale dell’università, nel quale l’ateneo assume «precisi impegni nell’ambito dello sviluppo sostenibile».

L’esigenza di investire nel futuro, «destinando risorse alla conoscenza» è stata sottolineata anche da Monica Duca Widmer, presidente del Consiglio dell’USI. «Il sapere e la ricerca sono il motore di crescita dei Paesi», ha spiegato. E la pandemia «ci ha ricordato che le frontiere non esistono, neppure per la ricerca». Di qui l’appello affinché venga trovato un accodo tra Berna e Bruxelles per continuare ad accedere ai programmi europei di ricerca.

Un binomio vincente

Ospite, in occasione del venticinquesimo dell’USI, anche il consigliere federale Ignazio Cassis, il quale ha posto l’accento sul legame tra scienza e diplomazia. «L’approccio scientifico è imprescindibile per contrastare il frastuono causato dal mainstream populista. Ed è anche l’unica arma per rispondere a minacce globali come la pandemia. Ma serve anche più politica nella scienza, per assicurare che le scoperte siano al servizio dell’uomo e non viceversa», ha chiosato il direttore del DFAE. La scienza e la diplomazia, secondo Cassis, dovrebbero agire insieme e «la Svizzera ha tutte le carte in regola per fungere da attore chiave nell’ambito della science-diplomacy», con i suoi «bravi diplomatici», ma anche con «università giovani e vitali».

I riconoscimenti

Per celebrare i 25 anni di storia dell’università della Svizzera italiana, nel corso della cerimonia sono stati proclamati cinque dottorati honoris causa. I riconoscimenti, uno per ciascuna delle facoltà dell’USI, sono andati al professore di finanza Albert S. Kyle, allo scienziato informatico e crittografo David Chaum, alla direttrice del CERN Fabiola Gianotti, all’architetta e urbanista Denise Scott Brown, e al professor Lino Guzzella, già rettore e poi presidente dell’ETH di Zurigo. Infine, il premio per la didattica è stato per la prima volta conferito a un membro dei servizi, il responsabile dell’eLab Stefano Tardini, per il lavoro svolto nel passaggio alla formazione online durante la pandemia.

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