«Il concorso cantonale a una società-bucalettere?»

Interrogazione

Parlando della fornitura di mascherine chirurgiche della cui fornitura si occuperà una società grigionese, il deputato UDC Tiziano Galeazzi chiede chiarimenti al Consiglio di Stato

«Il concorso cantonale a una società-bucalettere?»
Shutterstock

«Il concorso cantonale a una società-bucalettere?»

Shutterstock

In un lungo atto parlamentare, il deputato UDC Tiziano Galeazzi interroga il Gran Consiglio in merito al concorso pubblico relativo alla fornitura di mascherine chirurgiche aperto il 20 febbraio scorso assegnato poi, a suo dire, ad una società-bucalettere. «Tra i requisiti del bando di concorso spiccavano in particolare il divieto di consorziamento e di subappalto, salvo per le prestazioni di trasporto», si legge nel testo. «L’aggiudicazione privilegiava inoltre le ditte con sede, domicilio e produzione in Svizzera». Stando alle informazioni assunte, continua ancora Galeazzi nell’atto parlamentare, la società che si è aggiudicata tale concorso, con sede a Roveredo, nei Grigioni, risulta in effetti domiciliata in Svizzera dalla propria costituzione, avvenuta nel marzo del 2016. Questa società avrebbe avuto la propria sede nel canton Ticino, presso una società fiduciaria di Lugano, fino al mese di marzo 2020 e, a partire da aprile 2020, infatti, la sede societaria sarebbe stata trasferita a Roveredo, apparentemente nell’abitazione di uno dei membri di CdA della medesima, continua ancora il deputato.

«La struttura societaria parrebbe pertanto essere assimilabile ad una società-bucalettere, vale a dire, senza alcuna struttura operativa, tantomeno produttiva, nel Comune grigionese. In termini amministrativi - si legge ancora nell’interrogazione - ci consta in particolare che la radiazione definitiva dal Registro di Commercio del Canton Ticino è, di regola, concessa previo nulla osta delle competenti autorità tributarie federali e cantonali».

«Nella fattispecie, pertanto, riteniamo pacifico che, perlomeno per il periodo dalla costituzione (marzo 2016) al 2019, gli adempimenti in materia tributaria siano stati completamente espletati (anche in Ticino) e che pertanto i dati contabili (conti annuali, dichiarazioni fiscali, eventuali dichiarazioni AVS e quant’altro) siano assolutamente noti/disponibili. Ben sapendo che in Ticino, come per altro apparso anche su diversi organi di stampa, diverse aziende locali hanno trasformato o adattato le loro attività principali, convertendole proprio in questo genere di produzione per far fronte alla richiesta di mercato che il Covid19 ha purtroppo imposto da un anno circa. Queste scelte imprenditoriali, operate con indubbia assunzione di rischio da parte di imprenditori nostrani, per lo più ben noti poiché radicati nel territorio da anni, facenti per lo più capo a strutture aziendali dall’organizzazione chiara, tanto in termini produttivi che amministrativi, oltre che per rapporto a questioni di diritto del lavoro (Commissioni Paritetiche, Sindacati ecc.), andrebbero a parere degli interroganti indubbiamente premiate, ben si intende, nella misura del possibile. Ciò anche per un contributo di sostegno all’indipendenza di approvvigionamento oltre che all’indiscusso risparmio in termini di salvaguardia di posti di lavoro e di tutela dell’ambiente, in particolare grazie a forniture “a km zero”. Pertanto, pur non essendoci dato sapere quante di queste aziende hanno concorso, riteniamo comunque tanto vero che in questi periodi di pandemia e di crisi economico-finanziaria, un occhio di riguardo andrebbe sicuramente indirizzato al tessuto industriale reale ticinese e alle cittadine e cittadini di questo Cantone. Non solo per gli aiuti finanziari, ma anche concretamente per dar lavoro proprio a queste aziende che dopo tutto, oltre ad impiegare manodopera, pagano, localmente, fior di imposte e contributi sociali cercando di salvaguardare più posti di lavoro possibili in tempo di pandemia. Si impone quindi a parer nostro una serena riflessione a sapere se, nella circostanza, tutte le condizioni quadro del fare impresa concorrono/hanno concorso a garantire eque condizioni di concorrenza. Sembrerebbe pertanto opportuno, da queste informazioni raccolte, che valga la pena operare ulteriori verifiche per rapporto alle condizioni di bando di concorso, segnatamente quelli di cui ai punti f, g e h, specie per quanto attiene alla fornitura di mascherine “indigene”».

Ecco quindi le domande poste al Consiglio di Stato all’interno dell’interrogazione:

1. Il Consiglio di Stato conferma l’aggiudicazione del bando di concorso in oggetto alla società di Roveredo Grigioni?

2. Questa società risulta costituita nel marzo 2016 con sede a Lugano, presso una società fiduciaria. Essa avrebbe inoltre trasferito la propria sede dal Ticino al Canton Grigioni nel corso del mese di aprile 2020.

2.1 Sono state operate opportune verifiche, presso la Divisione delle Contribuzioni (ticinese), a sapere a quanto ammontava il fatturato di questa ditta nel periodo ticinese (marzo 2016 – marzo 2020)?

2.2 La società in questione era già titolare di una stabile organizzazione produttiva in Ticino prima del trasferimento di sede nel Canton Grigioni?

2.3 Essa risulta essere affiliata ad una Cassa AVS? Se sì, presso quale Istituto e da quando?

2.4 In sede di aggiudicazione si è appurato per quale ragione operativa, connessa con possibili necessità di ordine organizzativo, questa società ha trasferito la propria sede dal Ticino al Canton Grigioni?

2.5 Questo trasferimento è effettivo?

2.6 Dove è esercitata la direzione effettiva? Chi tiene la contabilità? In che luogo?

2.7 Come mai lo stabilimento produttivo di Bioggio non è, apparentemente stato segnalato all’autorità comunale?

2.8 A Bioggio esiste anche un Magazzino?

2.9 Che tipo di attività vi si esercita (produzione? confezionamento? gestione magazzino? fatturazione? altro?), con quanto personale?

3. La società grigionese ha un no. IVA svizzero?

4. Con quali criteri operativi (e non solo del prezzo e sua economicità con valore 50% o altro richiesto nel bando) è stato assegnato questo bando di concorso sebbene nello scopo sociale societario (RC Cantone Grigioni) non vi sia traccia riguardante la produzione di mascherine?

4.1 Qual è il prezzo unitario e la quantità delle mascherine oggetto di bando?

4.2 Le mascherine prodotte nello stabilimento di Bioggio sono effettivamente certificate, così come richiesto nel bando di concorso, dalla competente autorità?

4.3 Quale fu il prezzo dei concorrenti arrivati dietro alla società che si è aggiudicata il concorso?

5. Giusta la struttura della società in questione, segnatamente il suo respiro “internazionale”:

5.1 E’ possibile che parte delle mascherine destinate al Cantone provengano dalla società controllata italiana?

6. Questa società, unitamente alle sue eventuali controllate/collegate elvetiche (e/o alle stabili organizzazioni di produzione elvetiche), vale a dire che produrrebbero le mascherine destinate al Cantone, quanti collaboratori e/o operai ha/hanno sia a Roveredo Grigioni, sia nello stabilimento di Bioggio, dove verrebbero prodotte ben 60’000 mascherine “Swiss made” al giorno?

7. Ove risultasse che l’inizio della produzione industriale svizzera, segnatamente nello stabilimento industriale di Bioggio, coincide con il trasferimento di sede dal Ticino (c/o società fiduciaria terza) a Roveredo, lo stabilimento produttivo (di Bioggio)

7.1 rispetta le disposizioni in materia di assicurazioni sociali, livelli salariali, regimi di lavoro e quant’altro si richiede a una qualsiasi azienda o società ticinese/svizzera (parità di condizioni fra concorrenti) attiva a livello produttivo?

7.2 sono altresì rispettati tutti i canoni di sicurezza previsti dalle normative svizzere per poter far impresa?

8. È stata fatta una comparazione di qualità delle mascherine offerte dai vari produttori? Se sì, da chi e come (in base a quali principi)?

9. La società in questione

9.1 ha usufruito dei crediti Covid19 nel 2020 e delle agevolazioni sul lavoro ridotto e IPG? Se sì, nel Canton Grigioni, o in Ticino?

9.2 ha fatto eventualmente capo alle indennità per lavoro ridotto? Se sì, presso quale Istituto?

10. Dal Registro di commercio del Cantone dei Grigioni sono amministratori tre persone cittadini italiani tra cui due abitano in Svizzera e uno in Italia. Uno dei tre è pure professore alla SUPSI di Lugano.

10.1 È normale che un professore stipendiato della SUPSI possa nel contempo sedere, pur senza diritto di firma, in una Società che prende un mandato dal Cantone, ente finanziatore della SUPSI stessa?

10.2 Non vi sono conflitti di interesse per il fatto che questo professore, di fatto, produce concorrenza con ditte locali?

In tal caso necessita di un eventuale permesso dal datore di lavoro SUPSI? Se sì,

l’ha ottenuto?

Se no, perché?

11. A questo concorso quante aziende ticinesi o svizzere hanno partecipato? Sono state tutte controllate, rispettivamente, hanno presentato credenziali, rispettivamente, erano note al committente, nell’ambito della procedura di aggiudicazione? Se si, quante di esse hanno la produzione in azienda, e pertanto sarebbero pure risultate conformi con il bando di concorso (segnatamente con i punti f-consorziamento, e g-subappalto) per far fronte, grazie alla produzione autonoma indigena, alle condizioni di appalto?

12. Quanti impiegati/operai residenti in Ticino sono alle dipendenze della società in oggetto nella produzione di Bioggio e quanti sono i frontalieri?

13. Ove le asserzioni (dichiarazioni) fornite dalla ditta grigionese in ambito di concorso risultassero incomplete, segnatamente in relazione alla copertura integrale delle forniture a mezzo ed esclusivamente via produzione indigena (Stabilimento di Bioggio), come intende intervenire il CdS, sia verso la vincitrice del bando di concorso sia verso chi ha assegnato il mandato? (in questo caso la Sezione della logistica e l’Ufficio del farmacista cantonale)

14. Non ritiene il Governo opportuno di eventualmente introdurre delle chiare misure di verifica preliminare circa l’aggiudicazione di commesse, di modo da assicurare in modo semplice ed inequivocabile che le assegnazioni di mandati e forniture ad aziende concorrenti soddisfino integralmente le condizioni di bando (procedura di verifica dei concorrenti)?

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Ticino
  • 1
  • 1