Il coronavirus approda in Gran Consiglio e non mancano le prime polemiche

Ticino

Al via i lavori del Parlamento all’insegna della gestione della pandemia - Le parole del Governo, del medico cantonale Merlani e del comandante Cocchi - Scintille con Pronzini - Gli interventi dei partiti - FOTO E VIDEO

Il coronavirus approda in Gran Consiglio e non mancano le prime polemiche
I presenti mentre osservano un minuto di silenzio in ricordo dei 348 defunti. © CdT/Gabriele Putzu

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I presenti mentre osservano un minuto di silenzio in ricordo dei 348 defunti. © CdT/Gabriele Putzu

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Il coronavirus approda in Gran Consiglio e non mancano le prime polemiche

Era dal 2002 che il Parlamento cantonale non usciva dalle mura di Palazzo delle Orsoline. Oggi alle 14 riprendono i lavori del Gran Consiglio dopo la pausa forzata a causa della pandemia da coronavirus e lo fanno dal Palazzo dei Congressi per garantire le distanze sociali e le misure di sicurezza. Il tema centrale della sessione di oggi sarà la decisione del Governo di prolungare lo Stato di necessità che ha limitato le competenze del Legislativo. Prima dell’inizio vero e proprio del dibattito a intervenire ci sarà oggi anche il Consiglio di Stato, nonché - eccezionalmente - il medico cantonale Giorgio Merlani e il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi.

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LA DIRETTA

Malgrado la lunga pausa, il Parlamento non ha smesso di svolgere il proprio compito, ha assicurato prendendo la parola il presidente del Legislativo Claudio Franscella ringraziando tutte le forze in gioco. «La democrazia non è andata in letargo come qualcuno ha voluto far credere, ha semplicemente proseguito con ritmi e prassi inusuali nel rispetto della situazione delicata». «Il Parlamento, tornato pienamente operativo, deve ora prendere in mano tutte le sue competenze per ridare valore a tutte le procedure democratiche, compresa la questione dello stato di necessità».

© CdT/Gabriele Putzu
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Un minuto di silenzio per chi non ce l’ha fatta

«Un sentito e doveroso ringraziamento ora ai cittadini e alle cittadine che ci hanno aiutato a superare la prima fase della pandemia, sperando che questo comportamento responsabile si protragga anche nella seconda fase», ha continuato Franscella rivolgendo un particolare pensiero a tutti i professionisti che si sono prodigati in questo periodo. «Molti ticinesi stanno però ancora patendo e lottando contro virus», ha asserito il presidente aggiungendo: «Un particolare pensiero va ai 348 cari concittadini che non ce l’hanno fatta a superare la malattia e alle loro famiglie». I presenti si sono quindi alzati in piedi e, accompagnati dalle note della Civica filarmonica di Mendrisio, si sono raccolti in un minuto di silenzio.

Merlani e Cocchi sì o no

Gli interventi previsti dei consiglieri di Stato sono stati ritardati dalla domanda del deputato Matteo Pronzini che ha osservato come non esistano basi legali per permettere la presenza del medico cantonale e del comandante della Polizia. Franscella ha quindi risposto che non ci sono nemmeno basi legali che la vietino e ha ricordato il carattere del tutto eccezionale di questa seduta. Si è quindi proceduto al voto per il mantenimento dell’ordine del giorno, permesso accordato con 70 sì, 2 no, 4 astenuti e 13 voti inespressi.

Perché lo stato di necessità?

Il primo rappresentante del Governo a prendere la parola è stato Norman Gobbi che ha ripercorso tutte le tappe vissute nel nostro cantone con l’arrivo del virus. «L’attività del Governo è stata fortemente assorbita dalla gestione della COVID-19 con 34 riunioni tenute a questo scopo in questi mesi». Il presidente del Consiglio di Stato si è poi concentrato sullo Stato di necessità di cui si parlerà oggi, attivato l’11 marzo scorso e prorogato poi il 27, il 15 aprile e il 13 maggio. «Questa manovra ha permesso di chiamare in servizio militi della protezione civile, procurare materiale medico, costruire strutture provvisorie annesse a ospedali o case anziani, mettere in esercizio i checkpoint sanitari. Perché prolungarlo? Per garantire la libertà di manovra del Governo in caso di cambiamenti, preservare le strutture messe in piedi e continuare ad acquistare materiale», ha spiegato Gobbi.

Non buttiamo gli sforzi su una griglia

«Il caso ha voluto che il Legislativo e l’Esecutivo tornassero a confrontarsi sul virus dopo esattamente tre mesi dal primo caso registrato in Ticino il 25 febbraio», ha continuato il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa prima di ricordare in un lungo elenco gli sforzi sostenuti da tutto il sistema sanitario così come dalla popolazione. «Ora siamo in una nuova fase, in cui si rischia di sprecare, sulla griglia di qualche costinata, quello che siamo riusciti a salvaguardare», ha detto infine il consigliere di Stato chiedendo di continuare a mantenere un comportamento responsabile.

Imprenditori sostenuti con 1,4 miliardi di franchi

Allo scoppio dell’epidemia, classificata in seguito come pandemia, alla testa del Consiglio di Stato c’era Christian Vitta che, prendendo la parola, ha ricordato la fermezza e determinazione con cui il Ticino «unito e coeso» ha fatto valere le proprie richieste a Berna ottenendo una finestra di crisi. Un traguardo raggiunto grazie ad un lavoro congiunto tra l’Esecutivo, il Legislativo, la deputazione ticinese a Berna e il buon esempio dato dai cittadini nell’accettare le misure imposte. «L’emergenza avrà conseguenze finanziarie importanti sul nostro Cantone: al netto di previsioni positive prima dell’emergenza, ora, a fronte dei costi che ancora dovranno essere sostenuti, si possono stimare perdite per oltre 300 milioni di franchi». Una cifra che sarà man mano aggiustata, ha spiegato ancora Vitta. I prestiti garantiti COVID-19 ammontano a circa 990 milioni di franchi a favore di 8.500 imprenditori che, sommati alle indennità per lavoro ridotto e per perdita di guadagno, ammontano a circa 1,4 miliardi a sostegno del settore in Ticino (non sono compresi i prestiti concessi da PostFinance).

Dalla scuola in presenza alla scuola ibrida, e a settembre?

Anche Manuele Bertoli, direttore del DECS, una volta arrivato il suo turno, ha ripercorso quanto successo in Ticino a partire dalla fine di febbraio. In particolare, Bertoli ha ricordato la situazione legata alle scuole e le non poche polemiche legate alle decisioni concernenti bambini e ragazzi prese in questi mesi passando dalla decisione iniziale di tenere gli istituti aperti, ai rifiuti di alcune sedi a farlo, alla teoria seguita inizialmente per cui i bambini sarebbero vettori di contagio. Il consigliere di Stato ha poi ripercorso i modelli applicati di scuola in presenza, a distanza e infine ibrida. Un modello quest’ultimo che, dall’11 maggio, è operativo e funziona malgrado il suo essere ibrido. Bertoli ha infine affrontato cosa ci aspetta per il nuovo anno scolastico a partire da settembre. Ancora non lo possiamo sapere con certezza, ha detto il direttore del DECS, aggiungendo però che «ci sono tre scenari possibili: la scuola ordinaria (ossia in presenza, nel caso in cui la situazione lo permettesse), un’istruzione ibrida (solo se sarà necessario, ma in tal caso bisognerà essere pronti), una scuola a distanza. Scenario, quest’ultimo che speriamo di non dover attuare», ha asserito Bertoli lasciando sottinteso che ciò significherebbe ricadere in un nuovo importante picco di contagi.

«È quello che il virus sta aspettando»

«Mi è stato chiesto di ieri, oggi e domani», ha detto come prima cosa Giorgio Merlani riassumendo ciò che hanno rappresentato la SARS, l’influenza suina e via dicendo fino allo scoppio del coronavirus, passando dall’essere virus a noi relativamente lontani a una pandemia, quella della COVID-19, diffusa sul nostro territorio. «Cosa posso dire del domani?», si è chiesto il medico cantonale «Il virus ci ha insegnato che sappiamo molto poco e che dobbiamo continuare a imparare continuamente per capire come evolverà. A questo proposito, anche in futuro, il contact tracing sarà fondamentale. Dovremo sì tornare alla vita normale, ma continuando a proteggerci». Il medico cantonale, cui era nel frattempo suonato il telefono, ha infine comunicato l’informazione appena ricevuta ossia che, nel corso dell’ultimo weekend, la popolazione ticinese ha massicciamente incrementato le proprie frequentazioni. La mobilità media dei ticinesi, rilevata anonimamente dai dispositivi tecnologici, è aumentata di colpo del 35% rispetto al periodo della fase 1. «Fino a settimana scorsa eravamo sotto del 60% in paragone a prima della pandemia e ora stiamo eccedendo. E sappiamo che è quello che sta aspettando il virus».

L’attività dello Stato maggiore cantonale di condotta

È stata poi la volta del comandante Matteo Cocchi che ha spiegato come si è mosso lo Stato maggiore cantonale di condotta. «Era importante dare supporto al Governo e anche al DSS. Ma, soprattutto, l’obiettivo era garantire il coordinamento a tutti i livelli. L’organigramma è evoluto e il 3 aprile è stato adattato, creando dei gruppi di lavoro specifici». Per quanto concerne la Polizia, fin da subito è stata unita, al fine di garantire le operazioni a supporto del servizio sanitario, così come le attività di vigilanza. La protezione civile ha svolto invece una serie di attività di supporto. I pompieri, che non sono mai stati impiegati, hanno garantito la loro piena attività, mentre l’esercito è stato impiegato in Ticino con 175 militi per l’emergenza COVID.

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Il dibattito politico

Il PLR: «Ripartiamo da formazione e innovazione»

Terminata la parte informativa, sono iniziati gli interventi dei capigruppo. La prima a prendere la parola è stata Alessandra Gianella del PLR. «Il 25 maggio è una data che ricorderemo a lungo - ha esordito Gianella -. È il momento di guidare il nostro Paese fuori dalla crisi, ma lo Stato non può sostituirsi all’impegno dei cittadini. La nostra libertà è stata limitata per tutelare la salute di tutti noi, oggi però non è dalle ulteriori proroghe dello stato di necessità che potremo ripartire». «Ritorno alla normalità - ha aggiunto - significa alimentare i valori di libertà e responsabilità». Come? Secondo Gianella «attraverso la formazione e l’innovazione, elementi che alimenteranno la fiamma dello sviluppo economico». «Lo Stato non può essere onnipotente», ha avvertito quindi Gianella, pur elogiando il modello elvetico, «invidiato all’estero». Per ripartire, «bisognerà abbattere la burocrazia, anche se non tutti supereranno la crisi». Mettere sul piatto milioni di franchi ed erogarli indistintamente «è insostenibile» e «significherebbe a scavare una voragine - il debito pubblico - che toccherà alle future generazioni pagare».

La Lega: «Lavoratori residenti nei settori chiave»

Per la Lega dei ticinesi è intervenuto Boris Bignasca: «In Ticino siamo stati colpiti duramente perché inesperti, o piuttosto per la vicinanza con una regione che è stata a lungo il focolaio della COVID-19?». «Medici, scienziati e politici hanno lavorato insieme cercando di decidere al meglio. Aver aspettato a lungo prima di iniziare il dibattito politico crediamo sia stata una decisione saggia», ha quindi aggiunto Bignasca. «Ci sono stati due modelli: quello cinese e quello svedese. In Svizzera le misure sono state pragmatiche e proporzionali, ma forse l’errore principale è stato quello di correre dietro al virus, senza mai anticiparlo. Chiudere le frontiere per tempo e isolare i focolai, per esempio, ha portato buoni frutti in Veneto e in Austria. In Ticino, invece, abbiamo permesso lo svolgimento dei carnevali e atteso a lungo prima di chiudere le scuole». Passando al mercato del lavoro, il deputato leghista ha spiegato: «La nostra economica non può dipendere dai lavoratori frontalieri. Da qui la necessità di favorire l’assunzione di lavoratori residenti in settori chiave». Sul tema della scuola, Bignasca ha puntato il dito contro il Dipartimento guidato da Manuele Bertoli: «Il clima di sfiducia verso il DECS da docenti, Comuni e genitori, è il grande punto debole di questi mesi».

Il PPD: «La sfida più importante che ci attende è la tenuta della società»

A prendere la parola è stato poi Maurizio Agustoni per il PPD che, a proposito degli ospedali, ha sottolineato come sia «inconcepibile e irresponsabile che il nostro servizio sanitario non riesca a garantire i servizi senza far capo al personale estero». «In questo ambito ci sarà molto da fare e sarà un percorso lungo e costoso», ha ammesso. Parlando della gestione dell’emergenza, Agustoni ha ricordato gli interventi economici della Confederazione a favore di aziende ed economia. Interventi possibili grazie «ai conti in ordine». Ci sono però alcuni ambiti, ha spiegato, «non sufficientemente presi in considerazione», come l’apprendistato e i lavoratori indipendenti. Per la fase di rilancio, il PPD chiede che non ci siano aumenti delle imposte, né tagli agli aiuti sociali: «La sfida più importante che ci attende è la tenuta della società. Il nostro modello sociale deve essere preservato». Uno dei pilastri della società - ha proseguito - è la scuola: «È impensabile che a settembre si ricominci come si concluderà a giugno, la scuola a distanza non consente il raggiungimento degli obiettivi conoscitivi degli allievi». Infine, Agustoni ha voluto scusarsi con gli anziani, «trattati alla stregua di canaglie che non rispettano le regole e divenuti bersaglio del branco».

Il PS: «Non dobbiamo lasciare indietro nessuno»

Per il PS è intervenuto Ivo Durisch. «Non dobbiamo lasciare indietro nessuno: svolta ecologica e lotta alle disuguaglianze devono essere i punti su cui la politica dovrà chinarsi», ha esordito. Parlando dell’emergenza, Durisch ha spiegato come le strutture sanitarie si siano rivelate all’altezza della situazione, non senza qualche criticità: dai pochi posti in cure intense, alla mancanza di personale sanitario. Anche il deputato socialista ha quindi invitato a investire sulla formazione di personale sanitario residente. Passando poi alle conseguenze economiche della pandemia, Durisch ha parlato del rischio di creare nuove disuguaglianze sociali.

L’UDC: «Cosa fare ma soprattutto cosa evitare per il rilancio»

Sergio Morisoli ha parlato a nome dell’UDC. «Parto dalla morte: da racconti e testimonianze. Il peggio di questa pandemia è morire soli», ha esordito. «Dobbiamo essere grati ai sanitari anche per aver colmato l’ultimo varco tra la vita e la morte», ha spiegato il deputato, raccontando poi la testimonianza di un medico attivo alla Carità di Locarno. «Il rischio più grande è quello di perderci in divisioni teoriche inutili. Il Governo non ha fatto tutto giusto, ma nessuno di noi è mai stato confrontato con qualcosa di simile e nessuno può dire che avrebbe fatto meglio». «Avanziamo a tentoni, non siamo i superuomini che pensavamo di essere: la realtà è più ricca e pericolosa di qualsiasi fantasia». «Il lockdown - ha proseguito - ha comportato sacrifici per tutti, ma per il rilancio non ci si dovrà ostinare a tenere aperte ditte stracotte, né stravolgere la rete di aiuti con idee comuniste, tantomeno accumulare deficit. C’è un altro virus che aleggia: l’illusione che l’autarchia economica e lo statalismo politico ci salveranno. Fermiamoci, otterremmo solo un disastro economico e sociale».

I Verdi: «Ora si affronti la crisi ecologica»

Nicola Schoenenberger è intervenuto per i Verdi. «Nella fase iniziale della crisi il Governo ha agito in maniera corretta. L’ondata dei contagi è arrivata ma non ci ha travolto, il sistema sanitario ha retto. Il medico cantonale Giorgio Merlani è diventato un eroe e il Consiglio di Stato è riuscito a portare dalla sua parte la popolazione. Ora però è fondamentale ripartire e sarebbe irresponsabile non affrontare la crisi climatica. Il tema della sostenibilità deve essere centrale per non riproporre un vecchio modello di sviluppo che ci porterebbe verso nuove crisi». A proposito dello stato di necessità, prolungato fino a fine giugno, Schoenenberger ha evidenziato: «Non sarà questo a risparmiarci una seconda ondata, ma il senso di responsabilità dei cittadini. Prorogare lo stato di necessità non è certo un segnale di fiducia nella popolazione», ha concluso.

L’MPS: «Il Governo ha pensato più all’economia che alla salute»

Da parte sua Angelica Lepori Sergi dell’MPS non ha risparmiato critiche al Consiglio di Stato che «ha avuto un atteggiamento reattivo ma non preventivo. E fin dall’inizio si è preoccupato di non abbandonare gli imprenditori, piuttosto che pensare a tutelare la salute». Sulle mascherine, la deputata ha chiesto anche «cosa aspetta il Governo a decretare l’obbligo di indossarle nei luoghi chiusi».

PiùDonne: «Condizioni salariali più eque e attenzione alle donne»

Tamara Merlo, a nome del gruppo PiùDonne, ha tracciato un bilancio in chiaroscuro: «Accanto a tante cose positive ci sono stati aspetti gestiti meno bene, come i rifornimenti di mascherine ma anche la carenza di personale sanitario». Importante, secondo Merlo, sarà «il monitoraggio delle prestazioni sociali, perché la crisi - dopo quella sanitaria - sarà economica e sociale. Occorre aiutare le persone più deboli e le donne. Distribuire aiuti a pioggia è sbagliato, si rischierebbe di far piovere sul bagnato». «Tra i tanti temi, deve essere centrale anche la parità di genere. Per passare da crisi ad opportunità serve anche migliorare le condizioni salariali delle categorie più deboli e ripartire dalle donne e dalle mamme».

Il PC: «Non abbiamo bisogno di eroi, ma di lavoratori tutelati»

Infine, l’ultimo a prendere la parola è stato Massimiliano Ay per il Partito comunista. «La crisi sanitaria ha visto il ripetersi delle fughe di notizie. Una prassi che fomenta le forme di individualismo. Addirittura si sono registrati casi di ammutinamento di alcuni Municipi: siamo dinanzi ad amministratori locali che hanno rischiato di generare il caos». «Non abbiamo bisogno di eroi ma di lavoratori tutelati», ha quindi detto Ay, ringraziando le persone al fronte ma sottolineando anche che «in alcuni settori il padronato ha tentano di sabotare la strategia di rallentamento dei contagi» continuando a lavorare malgrado lo stop temporaneo imposto dal Governo.

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