Il dibattito, tra formazione e competizione

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Si sono tenute a Bellinzona le finali del concorso di La gioventù dibatte - A spuntarla sono Antonio Martignoni e Manu Cristini del Liceo di Bellinzona e Lara Schmidt e Sofia Nobile delle scuole medie di Tesserete - Genesi e obiettivi del progetto raccontati dal promotore Chino Sonzogni - LE FOTO

Il dibattito, tra formazione e competizione
© Chino Sonzogni / La gioventù dibatte

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Il dibattito, tra formazione e competizione

Conoscenza della materia, abilità espressiva, capacità di dialogo e forza persuasiva. Tutte qualità in possesso delle quattro coppie di ragazzi che ieri si sono sfidate nell’ambito del concorso di La gioventù dibatte, andato in scena ieri a Bellinzona, alla Scuola cantonale di commercio. A spuntarla, tra argomenti a favore e contrari, tesi, antitesi, asserzioni e repliche, sono stati Antonio Martignoni e Manu Cristini del Liceo di Bellinzona e Lara Schmidt e Sofia Nobile delle scuole medie di Tesserete. Contro di loro, sulla libertà d’espressione sui social media e la possibilità di porvi dei limiti, e sull’iniziativa popolare federale «Acqua potabile pulita e cibo sano» in votazione il prossimo 13 giugno, si sono schierate rispettivamente Claudia Picozzi e Cloe Compagnoni del Liceo di Lugano 2 e Matilda Meneghetti e Selena Inaudi di Lugano Besso.

Due dibattiti di una ventina di minuti, che hanno dato filo da torcere alla giuria, composta da Orazio Dotta, direttore di Bibliomedia svizzera italiana, Katya Cometta, presidente dell’Associazione per la scuola pubblica del Cantone e dei Comuni, Daniele Bianchetti, ex direttore della scuola media di Locarno 1, Reto Ceschi, responsabile del Dipartimento Informazione della RSI e Monica Piffaretti, scrittrice e giornalista. A loro, infatti, il compito di valutare preparazione, capacità di ascolto e di risposta, ma anche prontezza di reazioni delle quattro coppie arrivate in finale. Quello di ieri era infatti l’atto conclusivo di un concorso che parte nelle aule delle scuole ticinesi, dove avvengono le prime selezioni degli allievi partecipanti, e che prosegue nel corso di due giornate (quest’anno erano il 29 marzo e il 10 maggio) durante le quali i giovani si incontrano, si sfidano e vengono valutati. Solo quelli con i punteggi maggiori accedono poi alla finale: due coppie per le scuole medie e due per le scuole di livello medio superiore.

«Troppo spesso - ha detto il direttore della Divisione della scuola e coordinatore del DECS (Dipartimento educazione, cultura e sport) Emanuele Berger portando il saluto dell’autorità - nella pratica quotidiana vediamo persone interessate esclusivamente ad alzare la voce. Capita di sentire gente che si ostina a ribadire sempre gli stessi concetti senza neppure considerare gli argomenti contrari. La gioventù dibatte è quindi un’opportunità preziosa, in un momento storico in cui oltre a verità assolute e non-verità, sia confrontati anche a post-verità e l’influenza delle fake news è costante». Un merito, quello del progetto, evidenziato anche dal presidente del Gran Consiglio Nicola Pini, che ben conosce le dinamiche di un dibattito, considerata l’esperienza nelle aule consiliari e parlamentari. «è un progetto degno di nota perché tocca un frangente, quello del futuro, che può fare del bene al dibattito pubblico, riportandolo al nocciolo, all’ascolto, in una società che è ancora, troppo spesso, dominata dal monologo».

"La gioventù dibatte, un progetto d'educazione alla cittadinanza

Un approfondimento sul progetto La gioventù dibatte, ce lo concede uno dei suoi promotori, Chino Sonzogni, già docente di italiano e vicedirettore della Scuola media di Lodrino, che a partire dal 2008 ha portato l’iniziativa nelle aule scolastiche ticinesi.

Come si arriva alla creazione di un concorso dedicato ai dibattiti nelle scuole nel nostro cantone?

«Il concorso non è che una parte di un progetto più ampio, arrivato in Ticino intorno al 2008/2009 e nato sulla scia di un’iniziativa simile già presente in Germania: “Jugend debattiert (Deutschland)”. Insieme ad alcuni colleghi di Lugano ho importato il progetto di educazione alla cittadinanza in Ticino. La gioventù dibatte esiste in Svizzera dal 2005 e dopo essere stato valutato da una Commissione, che lo ha ritenuto compatibile con i programmi scolastici elvetici e con la nostra democrazia, il progetto entra nel vivo».

Saper decidere tra un pro e un contro significa in fondo saper discernere tra un votare sì o un notare no in occasione di una votazione

A chi si rivolge?

«È un progetto dedicato alle scuole medie e medie superiori. Di norma lo proponiamo a partire dalla terza media, perché i temi sono di una certa complessità. Abbiamo fatto esperienze anche con allievi più giovani. In fondo, le capacità di giustificare le proprie decisioni o volontà dovrebbero essere sviluppate già in famiglia. Nelle scuole, proponiamo questo progetto soprattutto dalla terza in poi, ed è sostenuto dalla Confederazione, ma anche dai Cantoni. Il DECS lo considera un valido strumento integrativo per quanto concerne i corsi di storia e di civica impartiti nelle nostre scuole. È un progetto di educazione dei giovani alla cittadinanza attiva e li spinge a diventare protagonisti delle realtà in cui vivono. Saper decidere tra un pro e un contro significa in fondo saper discernere tra un votare sì o un notare no in occasione di una votazione, come potrebbe essere quella del prossimo 13 giugno. Non a caso nei nostri concorsi dibattiamo anche temi legati a referendum, iniziative e temi in votazione. Ma non solo. Questi sono affiancati anche da temi di attualità, come il diritto di voto ai 16.enni, la libertà di espressione sui social network, eccetera.

Il progetto incarna tra l’altro le raccomandazioni del Parlamento europeo e del Consiglio d’Europa del 2006 relative all’apprendimento permanente e alle competenze sociali e civiche.

In Germania dove 250 mila giovani si avvicinano annualmente al progetto, ci sono dei manuali per docenti e allievi. Da noi i testi sono poco utilizzati, ma i docenti interessati possono estrapolarne pagine ed esercizi per gli allievi».

Un progetto sostanzialmente educativo e formativo, che una volta all’anno assume questa dimensione competitiva

Quante persone avvicina il progetto in Ticino?

«In una decina d’anni ho formato circa 700 docenti di scuola media, media superiore e scuole del settore professionale. Gli insegnanti sono poi liberi di proporre delle attività ai loro allievi. Non ci sono quindi dati precisi sul numero di alunni che si avvicinano al progetto: l’unico termometro è proprio il concorso, che permette di vedere chi va al di là del proprio lavoro in classe con i ragazzi. Il progetto è sostanzialmente educativo e formativo, ma una volta all’anno assume questa dimensione competitiva. In questi anni una ventina di scuole medie è diventata “amica” del progetto. La diffusione è meno marcata nel settore medio superiore e delle scuole professionali, dove il carico orario dei ragazzi è maggiore e forse si concentrano gli sforzi alla preparazione degli allievi all’ottenimento della maturità federale»

L’obiettivo?

«L’obiettivo è di formare il giovane come cittadino e lo scopo è in sintonia con i piani di studio delle scuole ticinesi. Questo avviene attraverso la formazione dei docenti, che poi portano il tema in classe, oppure direttamente agli alunni, su chiamata di un insegnante. Il progetto è percepito positivamente anche dai giovani: in un’intervista una ragazza ha dichiarato che si tratta per loro di un’occasione per esprimersi, in un contesto scolastico dove i giovani sono principalmente chiamati a prendere appunti e fare verifiche. In questo modo diventano protagonisti della loro conoscenza e del parlare in pubblico, che oggi è una capacità fondamentale nella nostra società».

La possibilità di ragionare per formare le proprie opinioni è sottovalutata nel sistema scolastico?

«Non direi sottovalutata: ero docente e penso ci siano molti modi per attivare queste competenze negli alunni. Non ci siamo solo noi con questo progetto. Questo progetto però è completo: parlare e dibattere è solo la punta dell’iceberg. Prima ci sono una preparazione, l’informazione, la ricerca di documentazione e di fonti attendibili. Permette insomma di sviluppare la capacità di cercare le informazioni e di valutarle. Serve poi riordinare le idee in merito alle informazioni trovate e formulare argomentazioni logiche su basi solide. Nell’ambito del concorso infatti vengono messi a disposizione dei materiali ai giovani, come punto di partenza per costruire le loro opinioni e come base per le loro ricerche. E poi bisogna imparare a esprimerle nel modo più limpido e cristallino possibile per convincere il prossimo e la parte avversaria della bontà delle proprie opinioni (anche se parlare di opinioni non è del tutto corretto poiché i ruoli di favorevoli e contrari sono assegnati indipendentemente dalle convinzioni degli studenti). Questo progetto comporta lo sviluppo di competenze trasversali quali lo sviluppo personale, la comunicazione e lo sviluppo del pensiero riflessivo e critico. Tutti aspetti fondamentali del nostro progetto».

Non obblighiamo i ragazzi a difendere un punto di vista che non condividono, ma piuttosto a cercare sotto quali aspetti la loro posizione risulta attaccabile

Quindi ci sono giovani che si ritrovano a dover sostenere punti di vista che non condividono...

«È un punto che in realtà i ragazzi capiscono molto bene, nonostante sia talvolta criticato da qualche insegnante. Noi rovesciamo il ragionamento: non lo obblighiamo a difendere un punto di vista che non condivide, ma a cercare sotto quali aspetti la propria posizione risulta attaccabile, per vedere se è a prova di critica. Imparare a valutare il punto di vista altrui è una competenza fondamentale secondo éducation21 (il centro nazionale di competenza e prestazioni per l’educazione allo sviluppo sostenibile in Svizzera, ndr.) ed è presente nel piano di studi stesso. Lo sviluppo della capacità di parlare in pubblico è fondamentale oggi, perché ci troviamo in una società della comunicazione e incombe il pericolo dei social, dove si creano delle ‘’bolle’’ in cui si finisce per discutere solo con chi condivide gli stessi ideali e raramente accetta di confrontarsi con chi la pensa in modo diverso, preferendo invece cancellare le persone dalla propria cerchia o attaccarle in maniera virulenta.

Daniel Kahneman, psicologo israeliano vincitore del Premio Nobel per l’economia nel 2002, diceva che in tutti noi sono presenti dei pregiudizi profondamente radicati. Per evitare di essere vittime di questi pregiudizi, il modo migliore è proprio di affidarsi al pensiero lento in opposizione a un pensiero veloce, che ci spinge invece a dire ‘’è così e non se ne parla più’’. In questo progetto è inoltre molto importante l’ascolto dell’altro per replicare e controargomentare. Oggigiorno c’è un’emergenza sul fronte dell’ascolto e del parlato: nei programmi scolastici - non lo si dice ma è evidente - lo scritto ha molto più spazio».

Quali sono gli obiettivi per i prossimi anni?

«Il principale obiettivo per La gioventù dibatte è di radicarsi maggiormente nelle scuole e settore post obbligatorio, nel tessuto scolastico ed educativo ticinese in generale. Il mio obiettivo personale, è lavorare nella scuola pensando alla società futura: non abbiamo una cultura del dibattito, fra studenti e famiglie. Il dibattito dovrebbe essere uno strumento della quotidianità, un modo di confrontarsi sui grandi temi, quelli più controversi, nel rispetto di opinioni diverse. Sul tema, Norberto Bobbio ha detto che la democrazia può essere imparata e insegnata, ma soprattutto va praticata. Il dibattito è lo strumento principe delle democrazia, ma ai giovani va data la possibilità di praticarlo e non solo di avere a che fare con lezioni frontali a scuola. Sempre Bobbio ricorda che quando gli uomini cessano di credere alle buone ragioni, comincia la violenza. Oggi solo il 33% dei giovani tra 18 e 25 anni va a votare: il dibattito è uno strumento potente per cercare di innalzare questa percentuale».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

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