Il pianeta anziani e il virus, tra isolamento e generalizzazioni

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I ricoveri, i decessi, la protezione, la solitudine: la fascia over 65 è stata quella più colpita dalla COVID-19 - Ne parliamo con Maria Luisa Delcò, presidente del Consiglio cantonale anziani

Il pianeta anziani e il virus, tra isolamento e generalizzazioni
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Gli anziani hanno pagato il prezzo più alto della pandemia. Il virus, infatti, ha fatto breccia nelle strutture dedicate alla terza età provocando un altissimo numero di decessi. Da alcune settimane, dopo un lungo periodo di clausura, i nostri anziani hanno ripreso finalmente a vivere. Fra mille preoccupazioni dovute ai numeri di questi giorni, hanno ritrovato un po’ di libertà. Ma quali sono, ora, i bisogni di questa popolazione? Lo abbiamo chiesto a Maria Luisa Delcò, presidente del Consiglio cantonale anziani. «Non bisogna dimenticare che il “pianeta anziani” è molto variegato, con diversità anche a livello di età», spiega Delcò. «Infatti dall’over 65 ai centenari corrono almeno tre generazioni. Dobbiamo poi considerare il giovane anziano, l’anziano attivo in diversi ambiti, l’anziano con deboli fragilità e infine l’anziano con diverse patologie, residente di solito in case per anziani».

Bisogni diversi

Di conseguenza, anche i bisogni sono diversi nelle varie fasce di età. Ancora la presidente: «Certo, i bisogni possono essere diversi come diversa è la persona nel suo modo di adattarsi a quanto succede intorno. Se durante la fase acuta del coronavirus c’era la concreta paura della malattia, del ricovero ospedaliero, del vivere isolati, del non poter esprimere i propri sentimenti, del morire soli, lontani dagli affetti, nella fase dei primi allentamenti si è giunti ad aver paura della “nuova libertà”». La fine delle restrizioni ha avuto quindi delle conseguenze. «L’uscita dal lockdown ha portato ansie, paure, interrogativi, dubbi, che dovranno essere elaborati in tempi non brevi per recuperare spazi e tempi del nostro vivere. Un grande aiuto potrà arrivare dall’ascolto, dalla possibilità di esprimersi liberamente in modo da riconquistare fiducia in se stessi e negli altri».

Quattro serate

Un aiuto in questo senso arriverà in autunno, quando il Consiglio organizzerà quattro serate in tutto il Cantone – con l’apporto di diverse voci – dedicate agli anziani e al loro percorso dopo la pandemia. Durante la crisi sanitaria, in particolare a partire dall’isolamento, l’organismo non ha comunque voluto sovrapporsi a iniziative del Cantone, «ma abbiamo cercato di dare messaggi di positività, anche in situazioni difficili, attraverso i media», come ricorda Delcò. Che aggiunge: «Ci sono stati anche dei sostegni finanziari per le prime necessità agli enti già preposti e organizzati per tali scopi». Ma il Consiglio ha agito anche in favore della case anziani: «Verso metà giugno, quando si profilavano i primi allentamenti per la popolazione, abbiamo voluto pensare alla difficile situazione delle case anziani, dei loro residenti, dei loro famigliari, a volte “famigliari curanti” di anziani affetti da demenze», spiega la presidente. «Abbiamo quindi offerto mille franchi a ognuna delle 60 case del Cantone, un contributo finalizzato a semplici progetti che possano far vivere l’estate ai residenti con meno sofferenza. Il fatto di aver chiuso in un “involucro” le case durante la pandemia, aver vissuto solo in parte o in modo indiretto la malattia, come pure la scomparsa di persone facenti parte del “vissuto casa”, ha posto ostacoli alle modalità di comunicazione e reso molto difficile la situazione, anche in ambito famigliare».

Quei divieti autoritari

Nonostante le misure intraprese già agli inizi di marzo, il contagio come detto è entrato nelle case per anziani. Secondo il Consiglio degli anziani, si poteva fare di più in questo senso? Ce lo spiega ancora Delcò: «È difficile criticare l’approccio e le decisioni prese in una situazione complessa, improvvisa, sconosciuta. Dover essere coerenti con il rapporto malattia e libertà è arduo. Quello che però non può essere trascurato è il modo in cui i divieti sono stati espressi, spesso volti al senso di responsabilità di ogni persona, a volte solo con carattere autoritario. Il sinonimo di over65 e/o di anziano è stato un paradigma da staccare dalle altre generazioni, da isolare, da addormentare, per usare un eufemismo. Non è pure stata considerata la diversità all’interno del “pianeta anziani”. Ricordo che ogni essere umano è una persona, ossia ha un’identità che lo differenzia da ogni altro, un’identità costruita nel corso di tutte le fasi della vita. Un ruolo importante lo hanno però avuto i giovani, i quali hanno dimostrato parecchia solidarietà, contribuendo a colmare la frattura generazionale verificatasi durante la pandemia».

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