Il primo attentato in Ticino ma non le prime vittime

Attacco alla Manor

All’indomani dell’aggressione a Lugano, ripercorriamo gli avvenimenti di matrice terroristica che negli scorsi anni hanno toccato il nostro cantone

Il primo attentato in Ticino ma non le prime vittime
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Il primo attentato in Ticino ma non le prime vittime

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Quello di ieri, se confermato, è il primo attentato di matrice islamica compiuto in Ticino. In passato sul nostro territorio erano già state smantellate delle cellule. E, purtroppo, alcuni cittadini hanno anche perso la vita durante degli attentati. Nel 2016 Linda Casanova, di Agno, rimase uccisa durante quello di Nizza, mentre Corrado Mondada, André Da Silva Costa e Cristina Caccia morirono a causa dell’esplosione nel caffè Argana di Marrakech il 28 aprile del 2011.

Il blitz del 20 febbraio 2017

Fece molto scalpore, tra il 2016 e il 2017, la grande inchiesta italo-svizzera che portò allo smantellamento di una cellula con base tra la Lombardia e il Ticino e alla condanna di Ümit Y., il reclutatore che lavorava per Argo 1. Da tempo il SIC, il Servizio delle attività informative della Confederazione, teneva sotto controllo alcune persone che si recavano a pregare alla moschea di Viganello. Due giovani (uno nato e cresciuto in Ticino) erano partiti da Lugano per arruolarsi come foreign fighters al fianco delle milizie islamiste e avevano poi trovato la morte in Iraq e in Siria. Situazione che portò le forze dell’ordine federali e cantonali a intervenire, il 20 febbraio 2017, con un blitz in grande stile.

Il reclutatore che lavorava per Argo 1

Figura centrale della radicalizzazione islamica in Ticino è Ümit Y. Condannato a due anni e mezzo, è stato considerato una sorta di «reclutatore» e riconosciuto colpevole di aver aiutato i due foreign fighters ticinesi a raggiungere il Medio Oriente. Ümit Y. ha lavorato per Argo 1 e ha sia tentato di radicalizzare alcuni suoi colleghi, sia facilitato l’assunzione da parte di Argo 1 di persone in aria di jihadismo (per esempio una giovane di Como, di cui si era probabilmente invaghito, e che su Facebook aveva espresso la volontà di partire per combattere in nome della jihad).

Mai più tornati

E con Ümit Y. ha lavorato anche un ventiseienne di Molino Nuovo. Svizzero, che mai aveva dato segni di radicalizzazione, nell’aprile del 2015 parte - aiutato da Ümit Y. - per i territori occupati dall’ISIS. Muore a Mosul, in Iraq, tra l’estate e l’autunno dello stesso anno, probabilmente sotto le bombe della coalizione a guida statunitense. La stessa sorte tocca, in Siria e nell’ottobre del 2015, a Oussama Khachia. Espulso dall’Italia per le sue posizioni estremiste, arriva a Lugano (è sposato con una ticinese) nel gennaio del 2015. Ümit Y. lo aiuta a raggiungere il Medio Oriente (nel luglio del 2015) dove appunto perde la vita poco dopo. Secondo il Ministero pubblico della Confederazione il reclutatore di Argo 1 (cui è stato recentemente revocato il passaporto svizzero) ha tentato di radicalizzare diverse altre persone in Ticino. Almeno quattro si sarebbero lasciate influenzare. Tra loro anche una persona che, stando al Registro di commercio, era tra i vertici della Lega dei musulmani in Ticino.

L’anello di congiunzione

E Ümit Y. era anche probabilmente l’anello di congiunzione tra i radicalizzati in Ticino e quelli attivi in Lombardia (in particolare a Lecco e a Varese). È a Ümit Y. infatti che il fratello di Oussama Khachia (Abderrahmane Khacia) e Abderrahim Moutaharrik (kickboxer residente nel Comasco ma che si allenava in una palestra di Canobbio) pensano di rivolgersi per partire in nome della jihad. I due vengono arrestati nell’aprile del 2016 dalla DIGOS. Gli inquirenti italiani, attraverso delle intercettazioni telefoniche, si rendono conto che sono pericolosi. Si scopre che Moutaharrik è in contatto con un sedicente «sceicco» che gli consiglia di non partire ma di «combattere la jihad» in Italia. Sappiamo - perché ce lo hanno confermato fonti italiane - che l’intelligence italiana in quel periodo aveva preso contatto con quella elvetica.

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