Il rientro in classe in bici ha bisogno di percorsi sicuri

mobilità lenta

Riparte l’iniziativa «Bike2school» che promuove l’uso del mezzo per recarsi a scuola - Il punto della situazione in Ticino sulla carenza di piste ciclabili e i timori dei genitori legati al traffico stradale

Il rientro in classe in bici ha bisogno di percorsi sicuri
© CdT/Gabriele Putzu

Il rientro in classe in bici ha bisogno di percorsi sicuri

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Salute, ambiente e mobilità lenta. Tre concetti che riassumono l’obiettivo dell’iniziativa «Bike2school. A scuola in bici» promossa per l’ottavo anno consecutivo da Pro Velo Ticino e sostenuta dal Dipartimento del territorio e dal Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport. Limitare gli spostamenti individuali e indurre il maggior numero possibile di allievi a recarsi a scuola in bicicletta sono aspetti che, purtroppo, entrano in conflitto con varie problematiche fortemente presenti nel nostro cantone: troppe auto in circolazione che creano caos e colonne e, soprattutto, la carenza di piste ciclabili sul territorio. Il timore come primo effetto collaterale scaturito da questi fattori induce spesso i genitori a non mandare a scuola i propri figli in sella alla bici. Prendendo spunto dalla ripartenza di Bike2school, abbiamo voluto fare il punto della situazione sui pericoli e sulle paure che bloccano i genitori e, più in generale, sullo stato di salute della mobilità lenta nel nostro cantone.

«Poche soluzioni concrete»

«Ci dovrebbero essere più piste ciclabili e le infrastrutture dovrebbero essere più sicure, estese e capillari, ma bisognerebbe anche andare di più in bicicletta – ci spiega Claudio Sabbadini, vicepresidente di Pro Velo Ticino –, c’è un rapporto dinamico tra i due problemi, perché se impediamo ai ragazzi di andare in bici automaticamente c’è meno richiesta di sicurezza». È innegabile, però, che rispetto al passato sono stati fatti passi avanti in materia di mobilità lenta in quasi tutti gli agglomerati del nostro cantone, anche se Sabbadini conferma che in Ticino «c’è un meccanismo lento e una sorta di incapacità nel trovare soluzioni pratiche». È come se ci fosse «una certa indolenza che non permette di trovare soluzioni che in altre città della Svizzera vengono adottate decisamente più velocemente». Secondo Sabbadini, all’interno della scuola c’è carenza di «corsi obbligatori per sensibilizzare gli alunni alla mobilità lenta» e «spiegare soprattutto che andare in bicicletta non è un gioco».

Cambio di paradigma

Com’è noto, da tempo Cantone e Comuni stanno lavorando per migliorare le condizioni di percorribilità sul nostro territorio. E iniziative come «Bike2school» sono fortemente sostenute dai genitori, come ci conferma Xenia Biaggio, membro di Consiglio della Conferenza cantonale dei genitori: «È un’ottima occasione di crescita sia per i figli che per i genitori, e vedo molte famiglie accogliere con favore queste possibilità, anche dal punto di vista educativo. Dare una certa indipendenza ai figli li fa crescere e li rende vieppiù responsabili». Per quanto riguarda i timori dei genitori legati al traffico, Biaggio spiega che per cambiare paradigma bisogna accogliere con favore queste iniziative proprio perché «più famiglie adottano questi principi, mandando i propri figli a scuola a piedi o in bici anziché accompagnandoli in auto, meno traffico vi sarà attorno ai centri scolastici. Tutti i progetti volti a incentivare la mobilità lenta creano una maggiore sensibilità nella popolazione verso un uso consapevole del mezzo privato».

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