«Il sistema sanitario misto ha evitato il collasso degli ospedali»

Pandemia

L’Associazione cliniche private ticinesi (ACPT) sottolinea l’importanza della collaborazione con il settore pubblico - Dal punto di vista economico evitate importanti perdite come nella prima ondata

«Il sistema sanitario misto ha evitato il collasso degli ospedali»
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La collaborazione con le cliniche private durante la seconda ondata della pandemia ha evitato il collasso degli ospedali pubblici. Lo fa sapere l’Associazione cliniche private ticinesi (ACPT) in un comunicato odierno. Nella nota si legge: «L’acuirsi dell’ondata pandemica, in queste settimane, ha richiesto misure in ambito ospedaliero volte ad accrescere la disponibilità di letti per pazienti COVID-19. Se il Ticino ha potuto rispondere alla crescente pressione sul sistema con un dispositivo efficace e con adeguate riserve, lo si deve anche alla presenza sul territorio di un’importante rete di cliniche private e alla loro disponibilità ad offrire una pronta collaborazione alle autorità sanitarie. Senza il settore privato l’intero peso delle ospedalizzazioni sarebbe ricaduto sugli ospedali pubblici, rischiando di portarli al collasso. Nel momento dell’emergenza, come già in primavera, la risposta delle cliniche private è stata ancora una volta pronta ed efficace. A cominciare dal ruolo fondamentale svolto dalla Clinica Luganese Moncucco, in prima linea come ospedale dedicato all’accoglienza dei pazienti COVID-19. Ad esso si sono aggiunti l’Ospedale Malcantonese di Castelrotto e la Clinica Hildebrand di Brissago. Ma anche altri istituti – in particolare le Cliniche Ars Medica di Gravesano, Sant’Anna di Sorengo, cui si è aggiunta Santa Chiara a Locarno – hanno predisposto la messa a disposizione di materiale, personale e strutture a sostegno delle cliniche e degli ospedali occupati in prima linea. Tutto ciò sottolinea ancora una volta come la risposta più efficace possibile alla crisi che stiamo vivendo scaturisca da una collaborazione fattiva fra pubblico e privato, fondata su una ponderata valutazione dei molti aspetti in gioco». Per quanto riguarda l’aspetto economico, l’ACPT sottolinea che: «L’importante e doveroso impegno di tutti non deve far dimenticare che questi sforzi hanno comportato e comportano dei costi non indifferenti, in particolare nel privato (che, a differenza dell’EOC, non gode della garanzia di copertura dei deficit da parte dello Stato). Particolarmente preoccupante era la prospettiva di una imposizione del blocco delle cosiddette attività elettive (interventi non urgenti) ipotizzata dall’autorità politica, come avvenuto in primavera. Ciò avrebbe comportato importanti perdite di entrate per il settore privato. Se a questo si aggiungono ulteriori problemi riscontrati in primavera, quali il mancato riconoscimento alle strutture sanitarie del regime di lavoro ridotto (un’opposizione inoltrata in estate da numerose cliniche contro la decisione del Cantone non ha ancora avuto risposta) gli oneri sarebbero stati davvero preoccupanti, col il rischio di impatti negativi di più lungo termine sull’insieme del nostro sistema sanitario. Emblematico è stato il caso della Clinica Santa Chiara di Locarno, che in primavera ha visto gran parte della sua attività bloccata in vista di accogliere pazienti COVID-19 (che poi non sono arrivati), con conseguenti importanti perdite. In autunno si è potuto evitare il ripetersi di questa situazione grazie alla disponibilità degli attori coinvolti e ad un atteggiamento più cauto e ponderato da parte del Cantone. L’ACPT sottolinea questa positiva evoluzione nella gestione della crisi. Essenziale è infatti che le decisioni si fondino su un dialogo costruttivo e realistico e siano valutate attentamente dal profilo della necessità e dell’urgenza, secondo un modello di applicazione flessibile (e non rigido come in primavera) e che non vengano influenzate da logiche di competizione pubblico-privato. L’ACPT si augura che lo spirito collaborativo e collegiale abbia la meglio su ogni pregiudizio, non solo per superare l’emergenza che ci ha investiti ma anche per guardare al futuro che attende il nostro sistema, una volta rientrata l’emergenza COVID. Un sistema sanitario di qualità, e la crisi lo sta dimostrando, è un sistema misto, pubblico-privato», conclude la nota.

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