Il Ticino chiede a Berna controlli al confine

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Il Consiglio di Stato si appella all’Esecutivo federale a fronte del nuovo decreto italiano che limita gli spostamenti - Mascherina obbligatoria alle Medie da lunedì - Manuele Bertoli: «La misura dovrebbe limitare il numero di quarantene di classe» - Giorgio Merlani: «Oggi abbiamo raggiunto un nuovo record»

Il Ticino chiede a Berna controlli al confine
© CdT/Gabriele Putzu

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A fronte del forte aumento dei contagi nel nostro cantone - nelle ultime 24 ore si contano 452 nuovi casi -, il Consiglio di Stato ha indetto una conferenza stampa per aggiornare la popolazione sull’andamento epidemiologico in Ticino. Sul tavolo dell’Esecutivo, però, ci sono anche altri temi caldi: è notizia di ieri il grave errore di registrazione dei dati in laboratorio che ha causato l’inversione dell’esito del tampone per 20 persone (dieci persone negative erano state informate della loro positività, mentre ad altre dieci era stato comunicato l’esito negativo quando invece erano risultate positive). In discussione potrebbe esserci anche l’obbligo di indossare la mascherina alle scuole Medie. Inoltre, quali regole verranno messe in campo al confine con la Lombardia dopo il nuovo Dpcm firmato dal premier Conte? Presenti al punto informativo per rispondere ai diversi interrogativi il presidente del Governo Norman Gobbi, il direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) Manuele Bertoli e il medico cantonale Giorgio Merlani.

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Il Ticino chiede a Berna controlli al confine

Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, prendendo la parola, ha espresso la vicinanza del Governo ai ticinesi provati dalla pandemia: «Continueremo ad agire con misure tempestive e graduali, tenendo conto dei risvolti sanitari della situazione che ci ha investiti», ha spiegato Gobbi, che aggiunge: «La situazione in Ticino rimane seria, ma è ancora sotto controllo». Per quanto riguarda la situazione italiana, il Consiglio di Stato ha preso atto del nuovo Dpcm firmato dal premier Conte e della decisione di suddividere la penisola in tre fasce di rischio. «Le zone rosse - come Lombardia e Piemonte - non prevedono restrizioni per chi viaggia per lavoro verso la Svizzera, ci siamo quindi appellati a Berna per ponderare questa decisione al confine e mettere in campo misure di controllo in entrata e in uscita dal nostro cantone», rileva Gobbi. «Il Governo inoltre i ticinesi a comportarsi come ‘montanari coscienziosi’, evitando di inciampare in qualche ostacolo. Stringiamo i denti ora che la fatica si fa sentire e aiutiamo chi è in difficoltà», conclude.

Mascherina obbligatoria alle Medie

Dal canto suo, il direttore del DECS Manuele Bertoli ha spiegato che i piani di protezione in ambito scolastico hanno funzionato bene, anche se è stato notato un aumento delle assenze e delle quarantene di classe. «Per ridurre il numero di ragazzi coinvolti nelle quarantene di classe è stato deciso di introdurre la mascherina obbligatoria anche alle scuole Medie a partire da lunedì 9 novembre», rileva Bertoli. Le mascherine verranno fornite dalla scuola e distribuite agli alunni lunedì mattina. «Il periodo prima di Natale è estremamente delicato per l’anno scolastico - rileva Bertoli - mi appello quindi al buonsenso dei ragazzi anche fuori dall’ambito scolastico per evitare altre quarantene».

«Abbiamo raggiunto un nuovo record»

Il medico cantonale Giorgio Merlani ha ricordato i dati epidemiologici odierni sia a livello federale che a livello cantonale. «C’è un raddoppio di casi ogni settimana - osserva - la curva non sta rallentando e stiamo toccando i limiti di capacità dei laboratori a livello federale. Anche dal punto di vista dei decessi è evidente il raddoppio». Sul fronte cantonale, Merlani ha analizzato punto per punto i diversi dati che quotidianamente vengon diffusi per aggiornare la popolazione sull’andamento del coronavirus in Ticino: «Oggi abbiamo avuto, purtroppo, un nuovo record: 452 casi è il dato più alto da quando abbiamo iniziato a registrare le cifre. Queste sono persone già infettate e che potrebbero presentare complicazioni», rileva Merlani. L’impressione - dice il medico cantonale - è che la popolazione sia stanca di questa situazione, ma è fondamentale non abbassare la guardia e ricordarsi di osservare tutte le misure di protezione che stanno arginando il grave impatto che potrebbe abbattersi sul settore sanitario. «È fondamentale che le persone positive restino in quarantena e comincino a contattare le persone in attesa di essere chiamate dal contact tracing - spiega Merlani -. Le persone che lavorano al fronte sono state quadruplicate, chiedo quindi pazienza al cittadino perché siamo tutti in difficoltà, ma è evidente che stiamo vivendo una situazione straordinaria». I bambini, ha ribadito, non sono i vettori del virus e non sono a rischio, ma hanno molti contatti, ecco perché l’attenzione del Governo è rivolta soprattutto alla scuola.

«L’errore non è stato così catastrofico»

Per quanto riguarda il grave errore del laboratorio che ha invertito l’esito dei tamponi di venti persone, il medico cantonale ha spiegato che «le 20 persone sfortunate sanno quali sono i laboratori coinvolti, non voglio dipingere di rosa la questione, ma chi è asintomatico con lievi sintomi deve rimanere a casa di principio. Inoltre, i test che facciamo sono 1000/1500 al giorno e non esiste un’attività umana senza errori. L’errore è stato individuato e rapidamente corretto, non è quindi così catastrofico quello che è successo», conclude Merlani.

Frontiere, posso andare oltre confine per vedere gli affetti?

«Il Dpcm prevede alcune norme ma l’ordinanza del ministero della Salute ne prevede altre per le zone rosse - spiega Gobbi -, se una persona ha la fidanzata o amici a Milano o Novara non può andare a trovarli, ma se vivono a Firenze invece sì. Ad ogni modo si deve ancora chiarire con quali criteri si potrà attraversare le zone rosse».

Controlli in dogana, di che tipo?

«Il transito è motivato unicamente da questioni lavorative o di studio - ha risposto Gobbi a una domanda di un giornalista in sala -. Nelle scorse settimane abbiamo visto un turismo al contrario, ovvero persone che varcavano il confine per andare a fare la spesa nel nostro cantone oppure per andare al ristorante. Questo, adesso, non potrà essere più accettato, perché se il motivo del viaggio è prettamente lavorativo non possono essere tollerate altre attività». Gobbi ha quindi lanciato un appello alla Confederazione chiedendo di attivare dei controlli alle frontiere, «sperando che le decisioni arrivino in tempi brevi, in caso contrario attiveremo le autorità cantonali, anche se è risaputo che i tempi bernesi non sono sempre rapidi», conclude.

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