Il virus ora mette in difficoltà anche l’agricoltura ticinese

Aziende

Le vendite dei prodotti agricoli alla ristorazione e all’albergheria sono crollate portando incertezza tra i contadini e gli orticoltori Sem Genini: "Faremo di tutto per garantire l’approvvigionamento" - Marco Bassi: "Alcuni prodotti non si vendono, per altri invece c’è grande domanda"

Il virus ora mette in difficoltà anche l’agricoltura ticinese
© KEYSTONE/Alessandro Crinari

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Il virus ora mette in difficoltà anche l’agricoltura ticinese

È grazie a questo settore se ogni giorno troviamo nei negozi di alimentari i generi di prima necessità di cui abbiamo bisogno, eppure l’emergenza coronavirus ha toccato anche il primario, confrontato con la perdita di una fetta importante della clientela.

Agricoltura

Per quanto riguarda l’agricoltura, la situazione generale non è per niente rosea anche se, ci conferma il segretario agricolo dell’Unione contadini ticinesi (UCT) Sem Genini, "bisogna essere consapevoli che stiamo parlando di un settore un po’ meno colpito di altri, poiché almeno possiamo lavorare". "Abbiamo diverse tipologie di aziende e particolarmente colpite sono quelle che vendono nei mercati oppure direttamente alla gastronomia, agli hotel e alle mense". Invece, prosegue Genini, "le aziende che danno i loro prodotti alla grossa distribuzione sono meno toccate in quanto hanno dei canali di smercio che sono aperti". Particolarmente colpito è il settore della carne. "Oltre al fatto che la gastronomia è chiusa e così anche gli agriturismi, tutti i mercati di bestiame sono stati annullati in tutta la Svizzera. Abbiamo cercato, e trovato, dei partner commerciali sul territorio a cui le aziende agricole hanno potuto vendere i loro animali". A titolo di esempio, con la Pasqua alle porte, possiamo citare i capretti, che non verranno venduti alla ristorazione bensì a innumerevoli privati, salumieri locali e, tramite la Commissione Mercati Bestiame dell’UCT, alla Società mastri macellai salumieri e alla Terrani SA che si sono messi a disposizione a ritirarne un grande quantitativo".

Sia a livello ticinese che nazionale le associazioni di categoria stanno facendo pressioni per delle soluzioni economiche. "Lavoro ridotto e aiuti finanziari sono vie praticabili anche per le famiglie contadine", conferma il segretario agricolo dell’UCT. Un altro problema riguarda la manodopera estera cui si fa molto ricorso. E non parliamo di frontalieri italiani, che sono la minoranza: "Molti lavoratori devono passare due o tre frontiere. Noi ci siamo mossi subito per chiedere delle agevolazioni e a livello federale siamo stati il primo cantone a farlo. Sono quindi previste delle agevolazioni a corto termine per l’agricoltura, che è considerato un settore essenziale, nel rilascio delle notifiche online (durata massima 90 giorni lavorativi effettivi) per lavoratori distaccati, al momento soprattutto per il settore dell’orticoltura", spiega Genini. "Da inizio aprile, inoltre, collaboriamo con la Croce Rossa, che su richiesta fornisce i contatti di persone che nel loro paese d’origine hanno avuto esperienza di lavoro sui campi". Non va infine dimenticata la questione dell’autosufficienza della Svizzera e del Ticino. A questo proposito, Genini conferma che in condizioni normali si attesta attorno al 55%, "da anni purtroppo in diminuzione", e aggiunge però che l’agricoltura "fa e farà tutto il possibile per garantire l’approvvigionamento della popolazione". Insomma, per ora non c’è da temere per una fine prematura dei generi alimentari di prima necessità.

Orticoltura

Una situazione molto particolare la stanno vivendo anche i produttori di frutta e verdura del nostro cantone. Come ci spiega il direttore della Federazione ortofrutticola ticinese (FOFT) Marco Bassi, le vendite hanno subito degli alti e bassi in queste settimane di grande confusione. "Stiamo vivendo una situazione molto particolare e mai vista prima. Da una parte, dobbiamo calcolare che circa la metà della nostra produzione la vendiamo ai grossisti, che poi a loro volta riforniscono la ristorazione oppure le mense. E in questo caso, siccome questi nostri clienti stanno lavorando a marcia molto ridotta, abbiamo constatato un calo delle vendite di circa il 90%.

Dall’altra, però, abbiamo registrato un aumento del 10-20% delle vendite alla grande distribuzione, che compensa solo in parte le perdite". La situazione, per questo settore, è quindi molto incerta. "Questi alti e bassi portano un cambiamento radicale per il nostro settore che riguarda il tipo di prodotti venduti. La ristorazione, ad esempio, non richiede gli stessi articoli della grande distribuzione. Ma le colture sono state piantate ben prima di questo disastro e la conseguenza è che certi prodotti vanno buttati via perché non si riesce a venderli, mentre per altri c’è una domanda difficile da soddisfare". E questo fatto, spiega Bassi, rappresenta un’incertezza anche per il futuro e per le prossime settimane: "Presto, ad esempio, ci sarà la raccolta dei pomodori e non sappiamo quale richiesta ci sarà per questi articoli, che però vanno prodotti. Non possiamo di certo mettere i dipendenti al lavoro ridotto e fermarci, perché devono continuare a lavorare. Ma allo stesso tempo non possiamo sapere quanto renderà il nostro raccolto. Se andrà buttato via chi coprirà questa perdita? In questo senso c’è molta incertezza".

Bassi spiega poi che anche la mancanza di manodopera estera, molto presente in questo settore, si farà sentire: "È oggi molto più difficile reperire e far venire da noi i lavoratori che provengono, ad esempio, dal Portogallo o dalla Polonia". Infine in direttore della FOFT, tiene a rilevare un aspetto importante : "È da anni che si da poca importanza al lavoro che viene fatto per produrre prodotti locali. La situazione è migliorata molto, ma sembra che solo oggi, con questa crisi, ci si renda conto che l’agricoltore è fondamentale. Dovremmo dare sempre la giusta importanza a questo lavoro, e ricordarcelo anche quando tutto questo sarà finito".

I terreni

Secondo gli ultimi dati dell’Ufficio cantonale di statistica (2018), in Ticino sono presenti 1.092 aziende agricole, 599 delle quali a titolo principale. Un numero in calo rispetto agli anni precedenti: erano 1.164 in totale nel 2010 e 1.508 nel 2000. Oggi la superficie agricola utile in Ticino è di 1.423.164 Are.

Il personale

Nel nostro cantone sono attivi 2.983 addetti agricoli. Di questi 1.357 a tempo pieno, 580 a tempo parziale e 1.046 a tempo parziale breve (meno del 50%). Rispetto al totale la maggioranza sono uomini (2.079). Anche in questo caso il numero di addetti è calato rispetto al passato: erano 2.990 nel 2010 e 4.012 nel 2000.

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