In 300 per dire «no» al dumping salariale

Il caso

Si è svolta questa mattina la manifestazione «Poro TISIN» organizzata dai sindacati OCST e UNIA per protestare contro il contratto collettivo di lavoro (CCL) sottoscritto dall’organizzazione sindacale TiSin e da tre ditte del Mendrisiotto

In 300 per dire «no» al dumping salariale
© CdT/Chiara Zocchetti

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Circa 300 persone hanno partecipato alla manifestazione «Poro TISIN» organizzata dai sindacati OCST e UNIA per protestare contro il contratto collettivo di lavoro (CCL) sottoscritto dall’organizzazione sindacale TiSin e da tre ditte del Mendrisiotto che prevede retribuzioni minime inferiori a quanto previsto dalla Legge sul salario minimo.

«Vergogna!» è la parola più spesso sentita tra la folla radunatasi davanti al mercato coperto di Mendrisio. Sindacalisti, politici di sinistra, persone vicine alla causa e anche qualche operaio hanno fatto sentire la loro voce contro quello che è stato definito il «bullismo» di un finto sindacato al servizio del peggior padronato. «Ci accusano di difendere un monopolio - ha tuonato Giangiorgio Gargantini, segretario di UNIA -, come se ci fosse un monopolio della dignità umana. Qui si tratta di difendere i diritti di tutti».

Tra la folla, qualcuno ha fatto notare che il problema non riguarda solo gli operai delle tre ditte del Mendrisiotto che hanno aderito al CCL del nuovo sindacato TISIN. «Hanno creato un varco - ha detto un impiegato di commercio. Un giorno rischiamo di essere colpiti anche noi».

La manifestazione si è infine conclusa con un corteo simbolico fino all’entrata della Plastifil - una delle tre ditte firmatarie del contestato CCL - dove è stato letto il messaggio di un operaio esasperato. Un paio di fumogeni, un paio di slogan e la folla si è dissolta pacificamente come si era radunata.

L’appello lanciato dai sindacati, ricordiamo, è quello di unirsi per creare «un rapporto di forza a difesa del mercato del lavoro e del territorio». Il Ticino, ha detto martedì in conferenza stampa il segretario di UNIA Giangiorgio Gargantini, non è l’unico cantone con una clausola che esclude i CCL dall’applicazione del salario minimo: «Anche nel Giura è così, ma nessuno ha creato questa sovrastruttura per aggirare la legge».

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