«L’incendio di Milano? Qui è impossibile»

L’intervista

Un edificio nella metropoli lombarda prende fuoco «come un fiammifero» — «Ci vuole poco per evitare una catastrofe simile, basta usare i materiali giusti», avverte l’esperta SUPSI: «In Svizzera un disastro così è improbabile»

«L’incendio di Milano? Qui è impossibile»
Tutto è partito, probabilmente, da un cortocircuito

«L’incendio di Milano? Qui è impossibile»

Tutto è partito, probabilmente, da un cortocircuito

Milano. Domenica sera. Un grosso incendio – forse iniziato alle 17.45 e provocato da un cortocircuito – distrugge un palazzo di 16 piani. La struttura in fiamme è paragonata a un fiammifero, oppure a una torcia. Paola Canonica, architetto, esperta antincendio VKF e docente-ricercatrice SUPSI nel campo della protezione antincendio, è rimasta stupefatta dalla sciagura. «Sì, conserverò foto e video di questo disastro per mostrarli ai miei studenti». Il fattaccio «terrà compagnia» a quello della Grenfell Tower di Londra del 2017. «I futuri architetti e ingegneri civili devono capire quanto sia importante la protezione antincendio. C’è ancora l’idea che queste rappresentino un freno alla creatività e alla progettazione, ma non è così». Il rivestimento esterno del palazzo meneghino, nei titoli dei giornali, finisce sotto accusa: «La facciata era composta da Alucobond», si legge sui portali d’informazione, un materiale costituito da lamiere di alluminio, ma il vero problema è il materiale isolante sotto il metallo o tra i due strati esterni. «Polistirene, altamente infiammabile», sostengono altri esperti. In ogni caso, Canonica sottolinea che «no, un disastro simile non potrebbe accadere in Svizzera, a patto che, ovviamente, si rispettino le regole imposte per la costruzione» (guarda il video allegato a quest’articolo).

Loading the player...
Guarda il video — L’incendio a Milano? In Svizzera sarebbe impossibile secondo Paola Canonica, architetto e docente-ricercatrice SUPSI nel campo della protezione antincendio

«Premetto che non conosco i dettagli di questa costruzione, quindi posso soltanto fare delle ipotesi. In ogni caso, le prescrizioni antincendio in Svizzera, emanate dall’Associazione degli istituti cantonali di assicurazione antincendio classifica gli edifici a seconda dell’altezza. Quello di Milano rientrerebbe nella categoria degli edifici ‘alti’, dato che supera i trenta metri, quindi non raggiungibile dai pompieri con scale esterne per il salvataggio delle persone. Ecco perché, qui in Svizzera, questi edifici vanno costruiti solo con materiali senza nessuna reazione al fuoco, quelli che noi chiamiamo ‘RF1’. Materiali isolanti con queste caratteristiche non ce ne sono molti, ma per esempio la lana di roccia è uno di questi», spiega Canonica. Fino a qualche anno fa, poi, c’erano differenze tra i cantoni, mentre oggi le specifiche sono uniformi in tutta la Confederazione. Tutt’altra musica per gli edifici più bassi. Fino a un’altezza di 30 metri, infatti, è possibile utilizzare dei materiali che reagiscono al fuoco, «ma devono essere inserite delle strisce antincendio, degli ‘strati’ di materiale privi di reazione al fuoco». In caso d’incendio, «queste ‘aree cuscinetto’ impediscono la propagazione delle fiamme sulla facciata». Le regole sono molto dettagliate e prevedono un sistema di costruzione fatto su misura a seconda del tipo di facciata, che si tratti di quelle «a cappotto» o quelle «ventilate classiche», nelle quali tra la coibentazione e il rivestimento esterno c’è uno spazio di circa dieci centimetri e che potrebbe fungere da «camino» nella propagazione delle fiamme o del fumo.

Oltre all’altezza, la normativa fa una distinzione anche sulla destinazione della costruzione: «Nel caso in cui andassimo a ospitare una casa anziani o un altro edificio di cura, ecco che ci troviamo ad avere a che fare con persone che hanno una mobilità limitata, più lenta. Anche in questo caso vale il principio dell’impiego di materiali senza reazione al fuoco». Per dare sia più tempo alle persone di uscire dall’edificio e, di conseguenza, anche più tempo ai pompieri per intervenire.

«L’incendio di Milano? Qui è impossibile»

Ma com’è possibile che un incendio partito all’ultimo piano abbia poi «contagiato» un intero edificio, «viaggiando» per così dire dall’alto verso il basso? La spiegazione di Canonica si riferisce all’ipotesi, formulata da alcuni esperti, in cui ci sia stato del polistirolo: «Un materiale facilmente infiammabile. E quando questo tipo di materiale prende fuoco... gocciola oltre a produrre tanto fumo. E queste gocce incandescenti, cadendo, rischiano di andare a incendiare il materiale sottostante. È uno dei tanti esperimenti che replico in cattedra, ovviamente in condizioni di sicurezza sotto una cappa d’aspirazione, di fronte ai miei studenti».

Canonica ricorda poi quale sia la causa numero uno che provoca la morte delle persone in un incendio: «Il soffocamento. Non tanto il fatto che ci siano fuoco o fiamme, ma proprio le esalazioni di gas tossici causate dal fumo dei materiali che bruciano».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Ticino
  • 1
  • 1