«Integrare il livello delle riserve nel calcolo dei premi malattia»

l’intervista

Nel 2022 assisteremo ad un nuovo aumento dei premi? Ne parliamo con Pius Zängerle, direttore di curafutura, una delle due associazioni mantello delle casse malati

«Integrare il livello delle riserve nel calcolo dei premi malattia»
© CdT/Chiara Zocchetti

«Integrare il livello delle riserve nel calcolo dei premi malattia»

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Prospettive per i premi malattia 2022, piani di contenimento dei costi sanitari, nuovo tariffario medico e uso delle riserve eccedentarie degli assicuratori. Ne parliamo con Pius Zängerle, direttore di curafutura, una delle due associazioni mantello delle casse malati.

© CdT/Archivio
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Nel 2022 assisteremo davvero ad un nuovo aumento dei premi, come si è sentito negli scorsi giorni, o è ancora troppo presto per fare questo tipo di previsioni?

«È ancora presto per fare previsioni. Per legge i premi devono coprire i costi, e negli ultimi anni i costi sono regolarmente aumentati, anche se molto meno rispetto al passato. Per frenare questo aumento sono necessarie diverse riforme di politica sanitaria, per le quali l’anno 2021 sarà decisivo. Gli assicuratori proporranno all’UFSP i premi 2022 tra alcuni mesi. Se verrà accettata la proposta di curafutura sull’integrazione delle riserve nel calcolo dei premi gli assicuratori potranno proporre premi più bassi».

Che effetti ha avuto la pandemia sui costi sanitari nel 2020?

«La pandemia ha fatto lievitare alcuni costi e diminuire altri. Si potrà effettuare un bilancio preciso solo tra alcuni mesi. Questo perché gli assicuratori ricevono sempre le fatture con diversi mesi di ritardo; in particolare mancano ancora molte fatture legate alle ospedalizzazioni della seconda ondata. Quello che possiamo già dire oggi è che non c’è stato né un forte aumento né una forte diminuzione dei costi. Finanziariamente il sistema di assicurazione malattia non è stato destabilizzato».

Nel 2020 le riserve degli assicuratori dovrebbero aver registrato un nuovo sensibile aumento. Cosa propone curafutura?

«L’andamento positivo dei mercati nel 2020 potrebbe avere condotto ad un aumento delle riserve. Ricordiamo che queste riserve rimangono nel sistema, visto che non si possono distribuire utili nell’assicurazione di base. Per curafutura la via da seguire è chiara: l’UFSP deve potere approvare premi leggermente inferiori ai costi quando un assicuratore dispone di riserve sopra una certa soglia. Questo attualmente non è possibile, ciò che rende tecnicamente difficile una diminuzione delle riserve».

Perché mantenere facoltativa la formula della restituzione e non introdurre, come chiede fra gli altri il Ticino, un automatismo quando viene superato un certo livello? Le casse non sono troppo rigide?

«Secondo noi la questione del livello delle riserve si risolve in un altro modo. Con la proposta di restituzione delle riserve si pongono una serie di domande complesse sulla chiave di riparto da applicare e si crea molta burocrazia. Permettendo agli assicuratori di fissare premi leggermente inferiori ai costi, come propone curafutura, tutti gli assicuratori, in concorrenza tra loro, avrebbero interesse a proporre dei premi più bassi per i prossimi anni. Le riserve diminuerebbero così gradualmente. Maggiore flessibilità, a vantaggio degli assicurati».

Sul tappeto ci sono anche iniziative cantonali per dare più voce in capitolo ai Cantoni nella definizione dei premi e per compensare a posteriori i premi incassati in eccesso. Qual è la vostra posizione?

«I Cantoni possono già prendere posizione sulle stime legate ai costi. L’autorità responsabile per l’approvazione dei premi è l’UFSP, che analizza minuziosamente i premi proposti dagli assicuratori. Il compenso dei premi incassati in eccesso è problematico da diversi punti di vista. Non da ultimo perché, per parallelismo, bisognerebbe anche chiedere all’assicurato di pagare la differenza alla fine dell’anno se i costi superano i premi. Bisogna piuttosto integrare direttamente il livello delle riserve nel calcolo dei premi».

Dal vostro punto di vista cosa valutate l’operato del Ticino a livello di contenimento dei costi?

«Il Ticino è il terzo cantone a livello di costi per assicurato rimborsati dall’assicurazione di base. Questo spiega il livello dei premi. Il Cantone avrà diverse opportunità nei prossimi anni per tenere sotto controllo i costi. Pensiamo per esempio alla pianificazione ospedaliera e alla nuova legge sulle autorizzazioni dei fornitori di prestazioni. Bisognerà anche potenziare le cure integrate. Il Cantone non deve perdere il treno, se no i premi continueranno ad aumentare».

A Berna intanto si torna a parlare di come risparmiare nel settore dell’assicurazione malattia. Crede che le proposte sul tappeto come l’obbligo di passare da un medico generalista e il freno ai costi riusciranno a trovare un maggioranza o si possono trovare soluzioni efficaci tramite altri canali?

«Il Consiglio federale ha proposto due pacchetti di misure per il contenimento dei costi. Molte di queste non troveranno una maggioranza in Parlamento. Diverso è il caso della riforma sul finanziamento unitario delle cure ambulatoriali e stazionarie (EFAS), che si trova in una fase decisiva e che ha grandi probabilità di venire approvata. Il Consiglio federale ha però sul tavolo diverse altre riforme proposte dai partner tariffali che non necessitano di un iter parlamentare, come le modifiche concernente il margine di distribuzione per i farmaci e il nuovo tariffario medico Tardoc (n.d.r. concordato tra la FMH, CTM e curafutura, con l’adesione dell’assicuratore Swica). Regna una certa incomprensione sull’immobilismo di Alain Berset. Perché non approvare queste riforme, che avrebbero un impatto decisivo sui costi della salute?»

Sono maturi i tempi e le condizioni per attivare il nuovo tariffario Tardoc per le prestazioni ambulatoriali? Che impatto vi aspettate in termini di risparmi?

«I tempi sono più che maturi. È urgente porre in vigore il Tardoc, sul tavolo del Governo dal 2019. curafutura auspica un’introduzione il 1. gennaio 2022. Il Tarmed, in vigore dal 2004, è obsoleto e il Tardoc permetterà di fatturare correttamente le prestazioni. Oggi troppe prestazioni sono sovra o sottofatturate. Non si può quantificare precisamente l’impatto sui costi. Fatturando però in modo più corretto una voce che rappresenta oggi 12 miliardi di franchi, l’impatto sul sistema sanitario sarà positivo».

Gli ospedali comunque hanno preso le distanze. Sarà possibile coinvolgerli di nuovo?

«Gli ospedali hanno partecipato al progetto fino a ottobre 2018 e sono purtroppo usciti per diversi motivi. Oggi sappiamo che non usciranno perdenti da questa riforma. Ci auguriamo dunque che tornino a sostenere il progetto a breve».

Nel sistema ci sono anche incentivi negativi a vendere farmaci più cari. Come eliminarli?

«Agire sul prezzo dei farmaci, che corrispondono a un quinto della spesa LAMal, è fondamentale. I generici sono meno cari degli originali. In Svizzera la parte di generici è bassa in un confronto internazionale. Aumentare questa quota permetterebbe di diminuire i costi della salute. Attualmente il margine dei farmacisti corrisponde ad un’alta percentuale del prezzo del farmaco. Questo crea falsi incentivi a vendere farmaci più cari. Per questo abbiamo proposto con pharmasuisse di rivedere la remunerazione dei farmacisti (RBP V) e il margine di distribuzione. Questo permetterà di remunerare in modo adeguato i farmacisti levando al contempo gli attuali falsi incentivi».

Il sistema dei prezzi di riferimento per i generici proposto da Alain Berset è caduto al Nazionale. Questa bocciatura significa forse che occorre maggior pragmatismo nella ricerca di soluzioni?

«Il sistema dei prezzi di riferimento non ha raccolto una maggioranza. Ci sono però altre proposte sul tavolo che permetterebbero di diminuire il costo dei farmaci. Agiamo finalmente su questo fronte. La spesa dei farmaci è aumentata del 39 % dal 2014 al 2020. Non si può andare avanti così».

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