«Io mi farò vaccinare, abbiamo visto morire i nostri anziani»

l’intervista

Quanti hanno 85 o più anni potranno farsi vaccinare nel centro di Rivera a partire dal 12 gennaio, ma sono stati tutti adeguatamente informati? Gli interessati sapranno annunciarsi autonomamente? Ne abbiamo parlato con il dottor Franco Denti, presidente dell’Ordine dei medici ticinesi

«Io mi farò vaccinare, abbiamo visto morire i nostri anziani»
©KEYSTONE/Samuel Golay

«Io mi farò vaccinare, abbiamo visto morire i nostri anziani»

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In Ticino la campagna vaccinale contro la COVID-19 è cominciata e, a partire da martedì 12 gennaio, le persone con 85 anni o più (i nati entro il 31.12.1935) potranno farsi somministrare il prodotto di Pfizer-BioNTech nell’apposito centro di Rivera. Il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) ha diramato le indicazioni e fornito un numero verde per permettere agli interessati appartenenti a questa fascia d’età di annunciarsi. Rimangono tuttavia alcuni dubbi: la campagna informativa avrà raggiunto e convinto tutti i circa 11.500 ultra 85.enni residenti in Ticino? Coloro disposti a farsi vaccinare saranno poi in grado di annunciarsi autonomamente? Quale sarà il ruolo giocato dai medici di famiglia in questa fase? Ne abbiamo discusso con il dottor Franco Denti, presidente dell’Ordine dei medici ticinesi.

© CdT/Archivio
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Tra una settimana tutti gli over 85 potranno cominciare a vaccinarsi, ma solo presso il centro di Rivera: negli studi privati la somministrazione non è ancora possibile. In che modo i medici di famiglia potranno supportare la campagna vaccinale?

«È vero, per il momento la vaccinazione sarà possibile solo a Rivera e, quando saranno pronti, nei centri di Ascona e Tesserete. I medici di famiglia avranno comunque un ruolo fondamentale, quello di selezionare gli over 85 tramite i database, informarli e facilitarne il contatto con il rispettivo Comune, così che possano annunciarsi. Attualmente le indicazioni fornite dal DSS potrebbero non aver raggiunto tutti, ci stiamo dunque organizzando perché l’informazione sia capillare: con l’aiuto degli studi medici anche chi non legge i giornali, non guarda la tv o segue i social saprà come funziona il vaccino e come annunciarsi per la somministrazione».

Quando e con che modalità le somministrazioni saranno eseguibili negli studi medici?

«Raggiungere i grandi centri vaccinali non è sempre evidente, soprattutto per gli anziani. I medici di famiglia si stanno organizzando affinché in futuro la somministrazione possa essere eseguita anche presso i loro studi. Al momento questo non è ancora possibile: il vaccino di Pfizer-BioNTech va conservato a -70 gradi e ciò comporta, a livello logistico, gravi difficoltà. Il prodotto di Moderna sembra leggermente più facile da gestire: oltre ad essere meno sensibile alle sollecitazioni meccaniche, può essere conservato a -20 gradi e, una volta scongelato, può essere tenuto nei frigoriferi per 30 giorni. Se quest’altro tipo di vaccino dovesse essere omologato, la maggior parte degli studi ticinesi potrà aiutare i centri nella somministrazione».

Cosa ne pensa della decisione di iniziare a vaccinare solo chi ha più di 85 anni? Alcuni Cantoni hanno deciso diversamente, abbassando la soglia ed includendo da subito gli over 75...

«Percentualmente, rispetto ad altri cantoni, il Ticino ha un elevato numero di ultraottantenni. Considerato che la maggior parte dei decessi viene registrata in questa fascia d’età, penso sia corretto separare le due categorie e partire dagli over 85. Una volta protette queste persone, si potrà passare a quanti hanno tra i 75 e gli 84 anni e, in seguito, a coloro che ne hanno tra 65 e 74. Idealmente, per raggiungere l’obiettivo dell’immunità di gregge, tutti i cittadini ticinesi dovrebbero essere progressivamente vaccinati. Ci vorrà del tempo e dipenderà dalla quantità di dosi a disposizione: per il momento abbiamo solo il vaccino di Pfizer-BioNTech, seguirà quello di Moderna e, forse nella primavera o estate, quello di AstraZeneca».

Quello della quantità di dosi è un tema caldo: ieri, in un’intervista alla «SonntagsZeitung», l’ex vicedirettore dell’UFSP Andreas Faller non aveva risparmiato le critiche alla Confederazione per essersi mossa in ritardo e aver ordinato un numero troppo esiguo di vaccini. È d’accordo con questa considerazione o pensa che la Svizzera abbia fatto quanto necessario per assicurare l’accesso, rapido e a tutta la popolazione, al vaccino?

«Bisogna considerare innanzitutto che ogni persona che si fa vaccinare ha bisogno di due dosi. Teoricamente, quindi, con un numero di 10 mila vaccini a disposizione, avremmo dovuto garantire la somministrazione a sole 5 mila persone. Qui, tuttavia, si è deciso altrimenti: ad ogni dose corrisponde un cittadino, con la certezza che quelle necessarie per il richiamo arriveranno in tempo. Non si è voluto essere ‘egoisti’, chiudendo in cassaforte la metà di quanto abbiamo a disposizione. Questo, a parer mio, è un rischio calcolato: la Confederazione è certa di poter garantire una fornitura costante di vaccini. Del resto siamo un Paese economicamente forte: penso che la Svizzera si sia mossa bene e ho fiducia che non farà mancare ai propri cittadini l’accesso alla vaccinazione. Se le dosi dovessero poi andare a ruba, tanto meglio: la notizia potrebbe infondere fiducia e convincere anche i più scettici a vaccinarsi».

Tra coloro che hanno sminuito o negato la pericolosità del coronavirus non sono mancati anche membri del settore sanitario. Pensa che ciò possa aver influito, nella popolazione, sulla percezione della malattia e, di riflesso, sulla disponibilità a vaccinarsi?

«L’unanimità di consensi non c’è mai in una società come la nostra, ma il corpo medico ticinese è unito: non ci saranno resistenze. Per noi operatori sanitari, il discorso della vaccinazione è fondamentale perché protegge innanzitutto noi stessi. Abbiamo un dovere etico e morale di vaccinarci perché in questo modo, solo stando bene, possiamo prenderci cura degli altri».

Lei si farà vaccinare?

«Certo, già nei prossimi giorni, dato che mi occupo della casa anziani Caccia-Rusca di Morcote. Come me farà oltre il 90% del personale della casa: ciò che abbiamo vissuto negli scorsi mesi, quando abbiamo visto morire ospiti ai quali abbiamo prestato cure per mesi o anni, ci ha segnati e sensibilizzati».

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